24 giugno 2008
13 giugno 2008
Misericordia, non sacrificio/2
(Preghiera - di Camillo Langone - il Foglio - 13/6/2008)
Chiesa santa e cattolica, solo tu, nella tua infinita saggezza, potevi trasformare un pompino in apostolato. A Cesena, due trentenni avevano praticato atti assai impuri in un confessionale del Duomo, durante la messa. Sono stati scoperti e denunciati per atti osceni in luogo pubblico e turbamento di funzione religiosa. Lui e lei hanno chiesto scusa e adesso, dopo un incontro di un’ora, il vescovo li ha perdonati. Non sapevano quello che facevano. “Per noi fare sesso in chiesa è come farlo in qualsiasi altro posto” si erano inizialmente giustificati. Adesso sanno che le chiese sono posti non qualsiasi. “Siamo atei” avevano aggiunto. Adesso grazie allo splendido gesto del vescovo hanno potuto constatare l’esistenza dello Spirito che “lava ciò che è sordido”. Dai resoconti non ho capito se il vescovo li ha perdonati anche per l’uso dell’espressione “fare sesso”, secondo me molto più oscena della cosa in sé. Ma penso di sì: “Misericordia voglio”, ha detto il fondatore.
09 giugno 2008
08 giugno 2008
Misericordia, non sacrificio
Una cosa è bellissima: essere amati, ed essere amati GRATIS. Cioè, essere amati da una persona senza aver fatto niente di niente per meritarsi il suo amore. Anzi, nonostante aver fatto di tutto per non meritarselo!
E' assolutamente scandaloso che qualcuno che vuole essere considerato "Per bene" si mischi a gentaccia, si metta a mangiare con loro. Cristo l'ha fatto. I farisei erano inorriditi a vedere questo che si metteva a parlare con i peccatori. Nel Vangelo di oggi Gesù chiama Matteo, un ladro, a seguirlo. E si fa invitare a pranzo con i suoi amici, altri ladri, peccatori, prostitute... Cristo si è voluto immergere totalmente nella nostra realtà, nello stesso schifo in cui sguazziamo noi.
Nella mia piccola esperienza di fede, la cosa che più mi stupisce e mi sconvolge continuamente è questa totale fedeltà che Dio ha verso di me. E' come essere fidanzati con una ragazza e tradirla continuamente, insultarla, trattarla male, e vedere che il suo amore non diminuisce per nulla, ma che basta confessargli le proprie mancanze, riconoscersi peccatori, per essere perdonati totalmente e amati ancora di più. Come se quei peccati non fossero mai stati commessi!
Fin dal principio, quando il Signore strinse l'alleanza con Abramo, solo lui si impegnò al rispetto del patto. Perché ci conosce, sa bene che noi uomini siamo incapaci di mantenere qualsiasi tipo di promessa. E ha rinnovato questa alleanza con la Croce.
Insomma, Dio non ha schifo dei nostri peccati, ma li ha cancellati per mezzo di Cristo per darci la vita eterna.
06 giugno 2008
Proposta dell'UdC in Parlamento
I deputati dell’Unione di Centro martedì 27 maggio , hanno presentato la seguente interpellanza.
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Orientamenti del Governo in merito all’introduzione nel sistema fiscale di misure a favore dei nuclei familiari, anche a seguito della petizione popolare sottoscritta da oltre un milione di cittadini - 2-00025
B)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
in data 20 maggio 2008, il Presidente della Repubblica ha trasmesso alle Camere la petizione «Firma per un fisco a misura di famiglia», sottoscritta da più di un milione di cittadini; nel testo della petizione si chiede di introdurre in Italia un sistema fiscale basato non solo sull’equità verticale, ma anche sull’equità orizzontale; il reddito imponibile, secondo la petizione, deve, dunque, essere calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia;mantenere ed educare i propri figli è, per la famiglia, oltre che un obbligo morale e naturale anche un diritto-dovere costituzionale. Le famiglie sono fortemente penalizzate, perché non si tiene veramente conto dei carichi familiari;quale primo passo verso una vera equità fiscale, si chiede un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto carico, sulla base delle scale di equivalenza indipendenti; si tratta di sistema semplice, di immediata applicazione, che mantiene intatta la progressività del prelievo e può sostituire, migliorandolo, l’attuale complicato sistema di detrazioni; nell’ambito di una futura, complessiva riforma del sistema fiscale, si prevede anche l’introduzione di strumenti, quale il quoziente familiare, che abbiano alla base, come soggetto imponibile, non più l’individuo ma il nucleo familiare.
Nella lettera di invio, il Presidente della Repubblica sottolinea la «necessità che il Parlamento affronti i temi delle politiche della famiglia, confidando che, in sede di programmazione dei lavori parlamentari, possa essere assicurato un esame tempestivo delle iniziative legislative che saranno presentate in materia»;
il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, nel «condividere pienamente» le considerazioni, ha ricordato di aver già comunicato al Capo dello Stato che «la petizione sarà assegnata alle commissioni competenti, non appena costituite, e che i temi in oggetto della stessa saranno posti all’attenzione della conferenza dei presidenti di gruppo» -: se, alla luce di quanto esposto e ferme restando le competenze riservate al Parlamento, non ritenga di inserire tra gli obiettivi prioritari del Governo, a partire dall’elaborazione del documento di programmazione economico-finanziaria, le proposte contenute nella citata petizione.
«Casini, Cesa, Vietti, Volontè, Capitanio Santolini, Adornato, Bosi, Buttiglione, Cera, Ciccanti, Ciocchetti, Compagnon, De Poli, Delfino, Dionisi, Drago, Anna Teresa Formisano, Galletti, Libè, Mannino, Naro, Occhiuto, Oppi, Pezzotta, Pionati, Pisacane, Poli, Rao, Romano, Ruggeri, Ruvolo, Tabacci, Tassone, Nunzio Francesco Testa, Zinzi».
(27 maggio 2008)
Pubblicità scandalose
E' quasi impossibile trovare uno spot senza una donna seminuda, e dove non si alluda, più o meno esplicitamente, al sesso.
Queste immagini ci scorrono davanti di continuo, ci siamo abituati, e non ci stupiscono. Ma l'altro giorno mi sono soffermato sul nuovo spot di un tè, dove c'è una ragazza in costume che cerca di invogliare il suo compagno a fare sesso ma lui sta tagliando l'erba ed essendo stanco morto non ne ha voglia, quindi beve il tè e improvvisamente riprende le energie e si apparta con la donna.
Questo è solo un esempio di come per vendere un prodotto bisogna far credere che faccia aumentare le prestazioni e il desiderio sessuale. La pasta, le patatine, il gelato, i deodoranti, i chewing gum, qualsiasi cosa è associata al sesso. E il peggio è toccato con gli spot di alcuni stilisti che mischiano gli orientamenti sessuali.
Sarò radicale, ma secondo me lo stato dovrebbe intervenire censurando certi tipi di immagini e di messaggi, come minimo togliendoli dagli orari diurni, per proteggere almeno i bambini dalla visione di questi spot.
Obama or not Obama?
Il problema è che McCain molto probabilmente vuole proseguire la fallimentare e pericolosa politica di Bush. Ma Barack Hussein Obama ha detto che non vorrebbe che sua figlia fosse punita con una gravidanza. E' anche favorevole all'eutanasia infantile (cioè a non rianimare i feti abortiti vivi).
Forse è un po' esagerato, ma alcune caratteristiche di Obama sono molto simili alle tipiche caratteristiche che dovrebbe avere l'anticristo. E facendo delle ricerche su Google ho visto che molta gente la pensa così, come gli autori di questi due blog: barackobamaantichrist.blogspot.com
e the-obama-nation.blogspot.com.
Senza questi discorsi sull'anticristo non avrei dubbi, credo, a scegliere Obama, e a sperare che vinca lui. Ma le dichiarazioni sull'aborto e il suo eccessivo buonismo mi mettono molti dubbi.
Ma per fortuna non devo votarli...
05 giugno 2008
Persecuzioni
diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.
29 maggio 2008
Purezza
1 Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, 2 e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.
3 Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; 4 lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie! 5 Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro - che è roba da idolàtri - avrà parte al regno di Cristo e di Dio.
6 Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l'ira di Dio sopra coloro che gli resistono. 7 Non abbiate quindi niente in comune con loro. 8 Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce; 9 il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. 10 Cercate ciò che è gradito al Signore, 11 e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente, 12 poiché di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare. 13 Tutte queste cose che vengono apertamente condannate sono rivelate dalla luce, perché tutto quello che si manifesta è luce. 14 Per questo sta scritto:
«Svègliati, o tu che dormi,
déstati dai morti
e Cristo ti illuminerà».
15 Vigilate dunque attentamente sulla vostra condotta, comportandovi non da stolti, ma da uomini saggi; 16 profittando del tempo presente, perché i giorni sono cattivi. 17 Non siate perciò inconsiderati, ma sappiate comprendere la volontà di Dio. 18 E non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito, 19 intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore, 20 rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.
21 Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
22 Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; 23 il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. 24 E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto.
25 E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, 26 per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua accompagnato dalla parola, 27 al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. 28 Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. 29 Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, 30 poiché siamo membra del suo corpo. 31 Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. 32 Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! 33 Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito.
28 maggio 2008
L'amore del dono
la gioia dell'amore e della bontà, e di condividere questa gioia con tutti quelli con i
quali vi trovate, con le persone che lavorano al vostro fianco, davanti a tutti i membri
della vostra stessa famiglia.
Quello che importa non è la quantità del dono, bensì l'intensità dell'amore con cui lo diamo.
C'è qualcosa in più di cui vi posso parlare: della mia esperienza con i Poveri più poveri.
Devo ancora trovare la prima donna Povera disposta ad abortire.
Senza dubbio darà alla luce suo figlio.
È possibile che abbandoni la sua creatura sulla strada, ma non sarà lei a eliminare suo figlio.
È un qualcosa che dobbiamo imparare dai Poveri: la grandezza del loro amore per il figlio.
Preghiamo.
Chiediamo a nostro Signore che non si allontani dal nostro fianco nel momento della tentazione.
Perché allo stesso modo in cui fu tentato Gesù, il diavolo tenterà anche noi.
Non dobbiamo aver paura, perché Dio è amore.
Se Dio ci ama, dal momento che lui è Padre amoroso, non smetterà di aiutarci.
Quando ci rendiamo conto di aver commesso un errore, andiamo da lui e diciamogli:
« Dio mio, mi spiace! Sono pentito! ».
Madre Teresa di Calcutta
Preghiera quotidiana
in tutto il mondo che vivono e muoiono in povertà e fame.
Dà loro quest’oggi, attraverso le nostre mani,
il loro pane quotidiano, e, con il nostro amore comprensivo,
dà pace e gioia.
Signore, fa di me un canale della tua pace
così che dove c’è odio, io possa portare amore;
che dove c’è ingiustizia io possa portare lo spirito del perdono;
che dove c’è discordia io possa portare armonia;
che dove c’è errore, io possa portare verità;
che dove c’è dubbio io possa portare fede;
che dove c’è disperazione io possa portare speranza;
che dove ci sono ombre io possa portare luce;
che dove c’è tristezza io possa portare gioia.
Signore fa che io possa piuttosto cercare
di confortare invece di essere confortato;
di capire invece di essere capito;
di amare invece di essere amato;
perché è col dimenticare se stessi che si trova;
è col perdonare che si è perdonati;
è col morire che ci si sveglia alla vita eterna. Amen.
Madre Teresa di Calcutta
27 maggio 2008
Il Corpo del Signore
Piazza San Pietro
Domenica, 25 maggio 2008
Cari fratelli e sorelle!
In Italia e in diversi Paesi ricorre oggi la solennità del Corpus Domini, che in Vaticano e in altre nazioni è stato già celebrato giovedì scorso. E’ la festa dell’Eucaristia, dono meraviglioso di Cristo, che nell’Ultima Cena ha voluto lasciarci il memoriale della sua Pasqua, il sacramento del suo Corpo e del suo Sangue, pegno di immenso amore per noi. Una settimana fa i nostri sguardi erano attratti del mistero della Santissima Trinità; quest’oggi siamo invitati a fissarli sull’Ostia santa: è lo stesso Dio! Lo stesso Amore! Questa è la bellezza della verità cristiana: il Creatore e Signore di tutte le cose si è fatto "chicco di grano" per esser seminato nella nostra terra, nei solchi della nostra storia; si è fatto pane per essere spezzato, condiviso, mangiato; si è fatto nostro cibo per darci la vita, la sua stessa vita divina. Nacque a Betlemme, che in ebraico significa "Casa del pane", e quando incominciò a predicare alle folle rivelò che il Padre l’aveva mandato nel mondo come "pane vivo disceso dal cielo", come "pane della vita".
L’Eucaristia è scuola di carità e di solidarietà. Chi si nutre del Pane di Cristo non può restare indifferente dinanzi a chi, anche ai nostri giorni, è privo del pane quotidiano. Tanti genitori riescono a malapena a procurarlo per sé e per i propri bambini. E’ un problema sempre più grave, che la comunità internazionale fa grande fatica a risolvere. La Chiesa non solo prega "dacci
oggi il nostro pane quotidiano", ma, sull’esempio del suo Signore, si impegna in tutti i modi a "moltiplicare i cinque pani e due pesci" con innumerevoli iniziative di promozione umana e di condivisione, perché nessuno manchi del necessario per vivere.
Cari fratelli e sorelle, la festa del Corpus Domini sia occasione per crescere in questa concreta attenzione ai fratelli, specialmente ai poveri. Ci ottenga questa grazia la Vergine Maria, dalla quale il Figlio di Dio ha preso la carne e il sangue, come ripetiamo in un celebre inno eucaristico, musicato dai più grandi compositori: "Ave verum corpus natum de Maria Virgine", e che si conclude con l’invocazione: "O Iesu dulcis, o Iesu pie, o Iesu fili Mariae!". Maria, che portando nel suo seno Gesù fu il "tabernacolo" vivente dell’Eucaristia, ci comunichi la sua stessa fede nel santo mistero del Corpo e del Sangue del suo divin Figlio, perché sia veramente il centro della nostra vita. Attorno a Lei ci ritroveremo sabato prossimo 31 maggio, alle ore 20, in Piazza San Pietro, per una speciale celebrazione a conclusione del mese mariano.
26 maggio 2008
25 maggio 2008
22 maggio 2008
Contro l'aborto
Trent'anni dopo
Dimenticare la 194 e combattere l'aborto
Perché l'aborto è primitivo, arcaico, barbarico e indegno. E la legge non c'entra
A pochi giorni dall’assassinio di un leader cattolico in un carcere del popolo, trent’anni fa un’Italia torva e malata approvò la legge 194 che autorizzava l’aborto in strutture pubbliche, a certe condizioni. Una legge che attribuisce allo stato e al suo sistema di “cura” il potere di eliminare esseri umani innocenti nel grembo delle loro madri ovviamente fa schifo come istituto di diritto e come gesto civile o etico. E’ indifendibile. Eppure la legge era inevitabile. Perseguire penalmente una donna che interrompa la gravidanza equivale a imporre il modello inaccettabile e oscurantista del parto forzoso, che viola l’integrità individuale di una persona e del suo corpo in nome, magari, dell’integrità della stirpe. Le tragedie sono poi questo, in sostanza: c’è una cosa orrenda che deve avvenire, tutti conoscono la sua mostruosità, ma è inevitabile che avvenga. Quando in rivolta contro la pratica dell’aborto clandestino, e in nome della salute e autonomia vitale delle donne in “cura” dalle mammane, fu sollevato il problema, quell’esito legislativo non poteva tardare, era l’ora dell’emersione dell’aborto in pubblico e della funzione del boia codificata per il medico. E fu una grande ondata che in modi diversi travolse l’intero occidente. Fu il decennio, gli anni Settanta della sentenza americana sull’aborto come privacy e delle legislazioni europee, in cui la vita umana cominciò in modo diffuso e chiaro, su grande scala, a essere considerata qualcosa da, appunto, “curare” con dosi massicce e volontarie di morte irrogata unilateralmente e dispoticamente: fu allora, come ha detto Joseph Ratzinger in una vecchia conferenza all’Accademia di Baviera, che “vennero dichiarati eretici amore e buonumore”.
Quella tragedia va compresa, ricordata come stiamo cercando di fare da mesi, va riconsiderata e rigiudicata, ma va anche paradossalmente “dimenticata” o rimossa. Quella legge va cancellata dal nostro orizzonte mentale. C’è, esiste, opera ogni giorno, è un tabù, è una soluzione di welfare comoda e gratuita alla quale nessuno intende rinunciare come eventualità, come scappatoia dai guai dell’esistenza, come procedura semplice ed egocentrata di benessere e di libertà di comportamento. Nessuno vuole rinunciarvi, non i maschi giovani, non i padri preoccupati, non le ragazze, non le donne e le madri, nessuno, nemmeno tanti preti e suore, nemmeno tanto personale sanitario cattolico. La gerarchia cattolica poi la sa lunga, e non ci pensa nemmeno di andare oltre la petizione di principio, la condanna virtuale, non ci pensa nemmeno a replicare l’ordalia del referendum perduto nel 1981. La gerarchia mostra, ma tremando, e lo si capisce, di aver scelto la strada di un compromesso in cui la legge si rispetta ma si applica, si interpreta, si curva a una mentalità antiabortista. E intanto qualche progressista buontempone le attribuisce addirittura la magica capacità di far diminuire gli aborti, giocando con i numeri e con la confusione tra il post hoc e il propter hoc, una generica successione e una concatenazione causale. Il problema però è che quella legge, la sua vigenza, non impedisce a nessuno di comportarsi rettamente, di essere intelligente e generoso, fantasioso e semplice. Non impedisce a nessuno di guardare in faccia la realtà di questi trent’anni, il maltrattamento generalizzato della vita umana a cui siamo approdati, la società dell’esclusione dalla città umana per ragioni biologiche, la società della selezione eugenetica, la messa fuori legge morale dei malati sfuggiti alla diagnosi di annientamento prenatale, la medicalizzazione del corpo della donna, l’estensione dell’aborto dalla pancia femminile alla neutra provetta, la confezione autorizzata di un figlio che faccia da strumento per la cura di altri bambini, la convivenza con la pianificazione familiare omicida e sessista delle tirannidi asiatiche in forte crescita economica e politica, e anche della grande e tragica democrazia indiana.
Insomma: la 194, legge fatta o comunque autorizzata e promulgata da cattolici e da comunisti contro libertari e radicali, non deve essere e non può essere l’alibi per girare intorno all’aborto, per sottilizzare pro o contro, per perdersi nei dettagli, per ideologizzare, la 194 può essere virtualmente cancellata, nel momento in cui la si rispetta e la si applica, e la si sottrae al tradimento delle sue premesse di “tutela sociale della maternità”. Ma in pari tempo si può e si deve, trent’anni dopo, mancare di rispetto all’aborto. Questo è il problema. L’aborto è un fenomeno mondiale miliardario, un tratto di disperazione capace di avvilire e oscurare il senso di un’intera epoca della storia umana. Chi l’ha detto che mettere un argine all’aborto clandestino, che autorizzare a certe condizioni (disattese ampiamente) l’esercizio di una facoltà liminare e d’emergenza, cioè interrompere volontariamente una gravidanza, vuol dire accettare l’aborto, la sua logica, la cultura eugenetica, la selezione della razza, la rinuncia alla cura e alla ricerca per la cura, chi l’ha detto che l’aborto è un diritto, quando molto chiaramente è una spaventosa tragedia collettiva e individuale?
Dare nome e sepoltura ai “rifiuti speciali ospedalieri”, cioè ai figli rigettati nelle discariche asettiche della nostra mentalità omicida. Risorse per un “piano nazionale per la vita”, come abbiamo detto noi e ha detto il premier in Parlamento. Combattere le cause materiali dell’aborto, intanto accertando perché si abortisce, individuando la vera natura del fenomeno senza l’ipocrita appello alla privacy, e di tutto questo sembrerebbe essersi convinto il Capo dello Stato dopo la lettera di risposta a Sandra, la precaria di Napoli che ha esposto il dramma molto diffuso dell’aborto per penuria e ansia e solitudine sociale. Le misure ci sono. Ormai le parole per la guerra culturale necessaria ci sono. L’aborto è primitivo, arcaico, barbarico, è indegno del nostro concetto di libertà individuale e di vita. Va combattuto e vinto, trent’anni dopo. La 194 non c’entra.
(Giuliano Ferrara)
19 maggio 2008
Siamo promotori di una piena comunione
dal discorso rivolto sabato 10/5/2008 dal Papa ai vescovi partecipanti a un seminario di studi promosso dal Pontificio Consiglio per i laici a Rocca di Papa.
Signor cardinale, venerati fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio, cari fratelli e sorelle!
Sono lieto di incontrarvi in occasione del seminario di studio convocato dal Pontificio Consiglio per i laici per riflettere sulla sollecitudine pastorale verso i movimenti ecclesiali e le nuove comunità. Ringrazio i numerosi presuli che hanno voluto presenziare, provenienti da ogni parte del mondo: il loro interesse e la loro viva partecipazione hanno garantito la piena riuscita dei lavori, giunti ormai alla giornata conclusiva. Rivolgo a tutti i confratelli nell’episcopato e a tutti i presenti un cordiale saluto di comunione e di pace; in particolare saluto il signor cardinale Stanislaw Rylko e monsignor Josef Clemens, rispettivamente presidente e segretario del dicastero, e i loro collaboratori.
Non è la prima volta che il Consiglio per i laici organizza un seminario per i vescovi sui movimenti laicali. Ricordo bene quello del 1999, ideale prosecuzione pastorale dell’incontro del mio amato predecessore Giovanni Paolo II con i movimenti e le nuove comunità, tenutosi il 30 maggio dell’anno precedente. Come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede fui coinvolto in prima persona nel dibattito. Ebbi modo di stabilire un dialogo diretto con i vescovi, uno scambio franco e fraterno su tante questioni importanti. L’odierno seminario, analogamente, vuol essere una prosecuzione dell’incontro che io stesso ho avuto, il 3 giugno 2006, con una larga rappresentanza di fedeli appartenenti a più di 100 nuove aggregazioni laicali. In quella occasione indicai nell’esperienza dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità il «segno luminoso della bellezza di Cristo, e della Chiesa, sua sposa» (cfr Messaggio ai partecipanti al Congresso del 22 maggio 2006). Rivolgendomi «ai cari amici dei movimenti », li esortavo a fare di essi sempre più «scuole di comunione, compagnie in cammino in cui si impara a vivere nella verità e nell’amore che Cristo ci ha rivelato e comunicato per mezzo della testimonianza degli apostoli, in seno alla grande famiglia dei suoi discepoli» ( ibid.).
I movimenti ecclesiali e le nuove comunità sono una delle novità più importanti suscitate dallo Spirito Santo nella Chiesa per l’attuazione del Concilio Vaticano II. Si diffusero proprio a ridosso dell’assise conciliare, soprattutto negli anni immediatamente successivi, in un periodo carico di entusiasmanti promesse, ma segnato anche da difficili prove. Paolo VI e Giovanni Paolo II seppero accogliere e discernere, incoraggiare e promuovere l’imprevista irruzione delle nuove realtà laicali che, in forme varie e sorprendenti, ridonavano vitalità, fede e speranza a tutta la Chiesa. Già allora, infatti, rendevano testimonianza della gioia, della ragionevolezza e della bellezza di essere cristiani, mostrandosi grati di appartenere al mistero di comunione che è la Chiesa. Abbiamo assistito al risveglio di un vigoroso slancio missionario, mosso dal desiderio di comunicare a tutti la preziosa esperienza dell’incontro con Cristo, avvertita e vissuta come la sola risposta adeguata alla profonda sete di verità e di felicità del cuore umano.
Come non rendersi conto, al contempo, che una tale novità attende ancora di essere adeguatamente compresa alla luce del disegno di Dio e della missione della Chiesa negli scenari del nostro tempo? Proprio perciò si sono succeduti numerosi interventi di richiamo e di orientamento da parte dei Pontefici, che hanno avviato un dialogo e una collaborazione sempre più approfonditi a livello di tante Chiese particolari. Sono stati superati non pochi pregiudizi, resistenze e tensioni. Rimane da assolvere l’importante compito di promuovere una più matura comunione di tutte le componenti ecclesiali, perché tutti i carismi, nel rispetto della loro specificità, possano pienamente e liberamente contribuire all’edificazione dell’unico Corpo di Cristo.
Ho molto apprezzato che sia stata scelta, come traccia del seminario, l’esortazione da me rivolta a un gruppo di vescovi tedeschi in visita ad limina, che oggi senz’altro ripropongo a tutti voi, pastori di tante Chiese particolari: «Vi chiedo di andare incontro ai movimenti con molto amore» (18 novembre 2006). Potrei quasi dire di non aver altro da aggiungere! La carità è il segno distintivo del Buon Pastore: essa rende autorevole ed efficace l’esercizio del ministero che ci è stato affidato. Andare incontro con molto amore ai movimenti e alle nuove comunità ci spinge a conoscere adeguatamente la loro realtà, senza impressioni superficiali o giudizi riduttivi. Ci aiuta anche a comprendere che i movimenti ecclesiali e le nuove comunità non sono un problema o un rischio in più, che si assomma alle nostre già gravose incombenze. No! Sono un dono del Signore, una risorsa preziosa per arricchire con i loro carismi tutta la comunità cristiana. Perciò non deve mancare una fiduciosa accoglienza che dia loro spazi e valorizzi i loro contributi nella vita delle Chiese locali. Difficoltà o incomprensioni su questioni particolari non autorizzano alla chiusura. Il «molto amore» ispiri prudenza e pazienza. A noi pastori è chiesto di accompagnare da vicino, con paterna sollecitudine, in modo cordiale e sapiente, i movimenti e le nuove comunità, perché possano generosamente mettere a servizio dell’utilità comune, in modo ordinato e fecondo, i tanti doni di cui sono portatori e che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare: lo slancio missionario, gli efficaci itinerari di formazione cristiana, la testimonianza di fedeltà e obbedienza alla Chiesa, la sensibilità ai bisogni dei poveri, la ricchezza di vocazioni.
L’autenticità dei nuovi carismi è garantita dalla loro disponibilità a sottomettersi al discernimento dell’autorità ecclesiastica. Già numerosi movimenti ecclesiali e nuove comunità sono stati riconosciuti dalla Santa Sede, e pertanto vanno senza dubbio considerati un dono di Dio per tutta la Chiesa. Altri, ancora in fase nascente, richiedono l’esercizio di un accompagnamento ancor più delicato e vigilante da parte dei pastori delle Chiese particolari. Chi è chiamato a un servizio di discernimento e di guida non pretenda di spadroneggiare sui carismi, ma piuttosto si guardi dal pericolo di soffocarli (cfr 1 Ts 5,19-21), resistendo alla tentazione di uniformare ciò che lo Spirito Santo ha voluto multiforme per concorrere all’edificazione e alla dilatazione dell’unico Corpo di Cristo, che lo stesso Spirito rende saldo nell’unità. Consacrato e assistito dallo Spirito di Dio, in Cristo, Capo della Chiesa, il vescovo dovrà esaminare i carismi e provarli, per riconoscere e valorizzare ciò che è buono, vero e bello, ciò che contribuisce all’incremento della santità dei singoli e delle comunità. Quando saranno necessari interventi di correzione, siano anch’essi espressione di «molto amore». I movimenti e le nuove comunità si mostrano fieri della loro libertà associativa, della fedeltà al loro carisma, ma hanno anche dimostrato di sapere bene che fedeltà e libertà sono assicurate, e non certo limitate, dalla comunione ecclesiale, di cui i vescovi, uniti al Successore di Pietro, sono ministri, custodi e guide.
Cari fratelli nell’episcopato, al termine di questo incontro vi esorto a ravvivare in voi il dono che avete ricevuto con la vostra consacrazione (cfr 2 Tm 1,6). Lo Spirito di Dio ci aiuti a riconoscere e custodire le meraviglie che egli stesso suscita nella Chiesa a favore di tutti gli uomini. A Maria Santissima, Regina degli Apostoli, affido ognuna delle vostre diocesi e vi imparto di tutto cuore un’affettuosa benedizione apostolica, che estendo ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose, ai seminaristi, ai catechisti e a tutti i fedeli laici, in particolare, oggi, ai membri dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità presenti nelle Chiese affidate alle vostre cure.
Benedetto XVI
Il Papa e i movimenti
DI MATTEO LIUT (Avvenire 18/5/2008)
Accompagnare da vicino, «con paterna sollecitudine, in modo cordiale e sapiente, i movimenti e le nuove comunità, perché possano generosamente mettere a servizio dell’utilità comune, in modo ordinato e fecondo, i tanti doni di cui sono portatori e che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare ». Questo il rinnovato mandato che il Papa ieri ha voluto affidare al gruppo di vescovi partecipanti al seminario di studio promosso dal Pontificio Consiglio per i laici nei giorni scorsi a Rocca di Papa e conclusosi ieri con una tavola rotonda cui hanno preso parte, tra gli altri, il cardinale Camillo Ruini e don Julián Carrón, e con l’udienza assieme a Benedetto XVI. Un appuntamento che ha visto al centro della riflessione una frase rivolta dallo stesso Ratzinger lo scorso novembre a un gruppo di vescovi tedeschi in visita ad limina: «Vi chiedo di andare incontro ai movimenti con molto amore».
I vescovi presenti a Rocca di Papa si sono confrontati su questo tema anche grazie all’intervento di alcuni fondatori di movimenti laicali, come ha ricordato ieri davanti al Papa il cardinale Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio dei laici. «La ringraziamo per il suo altissimo magistero sui movimenti ecclesiali e le nuove comunità – ha detto il porporato citando alcuni passaggi di discorsi e scritti dello Pontefice su questo tema – e per la costante esortazione ai pastori della Chiesa a essere attenti e docili alla voce, dello Spirito ». Nei loro discorsi il Pontefice e il cardinale Rylko, hanno indicato nel Seminario di Rocca di Papa un’ideale prosecuzione del grande incontro del 3 giugno 2006 quando Benedetto XVI radunò migliaia di appartenenti a più di cento nuove aggregazioni laicali. Un evento che si collocava sulla scia del precedente grande incontro con Giovanni Paolo II nel 1990. «È stata una vera epifania della Chiesa in tutta l’affascinante e doviziosa varietà dei suoi carismi», ha detto Rylko riferendosi all’incontro del 2006. «Andare incontro con molto amore ai movimenti e alle nuove comunità – ha sottolineato ieri il Papa – ci aiuta a comprendere che essi sono un dono del Signore, una risorsa preziosa per arricchire con i loro carismi tutta la comunità cristiana». Queste aggregazioni, infatti, «sono una delle novità più importanti suscitate dallo Spirito Santo nella Chiesa per l’attuazione del Concilio Vaticano II». Inoltre, ha concluso il Papa, «l’autenticità dei nuovi carismi è garantita dalla loro disponibilità a sottomettersi al discernimento dell’autorità ecclesiastica. I movimenti e le nuove comunità hanno dimostrato di sapere bene che fedeltà e libertà sono assicurate, e non certo limitate, dalla comunione ecclesiale».
16 maggio 2008
65 anni di matrimonio
Caro direttore, dopo aver letto su Avvenire la lettera gioiosa dei coniugi di Vigevano che hanno celebrato la ricorrenza del loro 50° anniversario di matrimonio, non possiamo resistere al desiderio di comunicarle che celebreremo il 15 luglio prossimo, a Dio piacendo, il nostro 65° anniversario di matrimonio, che abbiamo già festeggiato in anticipo in parrocchia (S. Famiglia). Noi abbiamo avuto quattro figli (tre femmine e un maschio) che hanno seguito due cammini diversi. Le prime due si sono sposate e hanno avuto l’una tre e l’altra sei figli, mentre gli ultimi due, già adulti, sono stati chiamati da Dio: il maschio, dopo essersi laureato ingegnere elettronico, è diventato sacerdote e la femmina si è consacrata al Signore, dopo essersi laureata in Scienze agrarie, come suora laica. Entrambi hanno ricevuto la chiamata dopo aver frequentato un corso de 'I Ricostruttori' tenuto a Torino da un padre gesuita. Essi avevano già una base, avendo studiato in collegi dei gesuiti, prima a Roma e poi a Torino, e avendo contemporaneamente frequentato, come le altre due sorelle, gli scout.
Come non ringraziare Dio per averci donato ben nove nipoti, di cui una è un angioletto, e quattro bisnipoti, e di aver chiamato al suo servizio i loro zii che li assistono spiritualmente nell’amministrazione dei sacramenti e con l’affetto particolare della zia Cocò, che sarebbe Chiara.
Scusi se mi sono dilungata troppo, ma l’ho fatto con grande piacere, perché è stato un modo per ringraziare Dio dei suoi doni e per dirgli che noi, vecchi nonni e bisnonni (92 e 85 anni) siamo sempre a sua disposizione.
Marisa ed Ernesto Pozzi, Saronno ( Va)
Il vostro traguardo e il modo in cui lo avete raggiunto meritano ampiamente la massima evidenza consentita in questa pagina. La vostra storia è la più bella e incontrovertibile smentita a quanti vogliono relegare la famiglia a triste e buia propaggine del passato. A non riconoscerle alcun valore, ma ridurre tutto a tribolazione aggravata dalla soggezione alla 'superstizione' religiosa. Così non è.
E non credo che nessuno possa nutrire dubbi sul fatto che la vostra sia stata una vita bella.
Basta ciò che raccontate di figli e nipoti per rendere invidiabili i 65 anni da voi trascorsi insieme.
Voi ringraziate Dio, scorgendo lungo l’intera vostra vicenda la guida della sua mano, premurosa e sollecita. Non c’è neppure una parola sulle difficoltà e le tribolazioni che avete affrontato. Non sono certo mancate: basta rilevare che vi siete sposati 10 giorni esatti prima di quel famoso 25 luglio 1943 che vide la caduta del fascismo e l’inizio della guerra di liberazione. Quanta trepidazione, incertezza, timore in quei primissimi giorni di matrimonio! In ballo non c’era solo la 'certezza del posto di lavoro fisso' ma la vita stessa. Confrontando ciò che voi avete affrontato allora, come non trovare povere le motivazioni con le quali oggi tante coppie dilazionano la decisione di sposarsi? E gli anni a seguire, durante i quali sono venuti al mondo i vostri figli, erano forse meno difficili degli attuali? Non resta che prendere lezione da voi: dalla serenità, dalla fiducia e dall’amore reciproco coi quali avete affrontato anni turbolenti, nella certezza che il Signore non vi avrebbe lasciati soli. Pregando di riuscire a dirgli anche noi, in ogni giorno della nostra vita, che «siamo sempre a sua disposizione».
Avvenire - 16/5/2008
13 maggio 2008
Dio non tenta nessuno
Giac 1,12-18
Dalla lettera di san Giacomo apostolo
Nessuno, quando è tentato, dica: “Sono tentato da Dio”; perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male. Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce; poi la concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il peccato, quand’è consumato, produce la morte.
Non andate fuori strada, fratelli miei carissimi; ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall’alto e discende dal Padre della luce, nel quale non c’è variazione né ombra di cambiamento. Di sua volontà egli ci ha generati con una parola di verità, perché noi fossimo come una primizia delle sue creature.
Andrea's version
AMORE E VERITÀ
«Mai la sessualità diventi una droga»
Benedetto XVI: l’amore sia sempre segno di rispetto
Sono passati quarant’anni, ma «quanto era vero ieri, rimane vero anche oggi ». Anzi, la «verità» espressa dalla «sofferta» Enciclica Humanae vitae di Paolo VI non solo «non muta», ma «proprio alla luce delle nuove scoperte scientifiche, il suo insegnamento si fa più attuale e provoca a riflettere sul valore intrinseco che possiede». Appare infatti ancora più evidente oggi come è la dignità stessa della persona a essere messa in gioco quando «l’esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata».
Benedetto XVI, ricevendo ieri i partecipanti al congresso internazionale promosso dalla Pontificia Università Lateranense nell’anniversario dell’Enciclica montiniana, ha dunque ribadito con forza i principi proclamati dall’Humanae vitae. Un testo, ha detto, divenuto «ben presto segno di contraddizione », e che ancora oggi «non solo manifesta immutata la sua verità, ma rivela anche la lungimiranza con la quale il problema venne affrontato». Documento, ha aggiunto, nel quale «l’amore coniugale viene descritto all’interno di un processo globale che non si arresta alla divisione tra anima e corpo né soggiace al solo sentimento, spesso fugace e precario, ma si fa carico dell’unità della persona e della totale condivisione degli sposi che nell’accoglienza reciproca offrono se stessi in una promessa di amore fedele ed esclusivo che scaturisce da una genuina scelta di libertà». E come, allora, «potrebbe un simile amore rimanere chiuso al dono della vita?».
In un tempo nel quale la cultura è «sottoposta alla prevalenza dell’avere sull’essere», la Chiesa «non può esonerarsi» dal «riflettere in maniera sempre nuova e approfondita sui principi fondamentali che riguardano il matrimonio e la procreazione». E «la legge naturale, che è alla base del riconoscimento della vera uguaglianza tra le persone e i popoli, merita di essere riconosciuta come la fonte a cui ispirare anche il rapporto tra gli sposi nella loro responsabilità nel generare nuovi figli». Infatti «la trasmissione della vita è iscritta nella natura e le sue leggi permangono come norma non scritta a cui tutti devono richiamarsi.
Ogni tentativo di distogliere lo sguardo da questo principio rimane esso stesso sterile e non produce futuro».
Per questo dunque «nessuna tecnica meccanica può sostituire l’atto d’amore che due sposi si scambiano come segno di un mistero più grande che li vede protagonisti e compartecipi della creazione», e allora «come credenti non potremmo mai permettere che il dominio della tecnica abbia ad inficiare la qualità dell’amore e la sacralità della vita».
Nel finale del suo discorso Benedetto XVI è poi tornato sulla questione della formazione dei giovani, osservando che «si assiste sempre più spesso, purtroppo, a vicende tristi che coinvolgono gli adolescenti, le cui reazioni manifestano una non corretta conoscenza del mistero della vita e delle rischiose implicanze dei loro gesti. L’urgenza formativa, a cui spesso faccio riferimento, vede nel tema della vita un suo contenuto privilegiato». Di qui l’auspicio «che soprattutto ai giovani sia riservata un’attenzione del tutto peculiare, perché possano apprendere il vero senso dell’amore e si preparino per questo con un’adeguata educazione alla sessualità, senza lasciarsi distogliere da messaggi effimeri che impediscono di raggiungere l’essenza della verità in gioco». Infatti «fornire false illusioni nell’ambito dell’amore o ingannare sulle genuine responsabilità che si è chiamati ad assumere con l’esercizio della propria sessualità non fa onore a una società che si richiama ai principi di libertà e di democrazia. La libertà – ha concluso il Papa – deve coniugarsi con la verità e la responsabilità con la forza della dedizione all’altro anche con il sacrificio; senza queste componenti non cresce la comunità degli uomini, e il rischio di rinchiudersi in un cerchio di egoismo asfissiante rimane sempre in agguato».
«Dobbiamo riservare ai giovani grande attenzione perché possano apprendere il vero senso dell’amore, senza lasciarsi distogliere da messaggi effimeri»
12 maggio 2008
Lourdes - 7 novembre 1999
I celebrante aveva sull’altare per la Consacrazione due ostie molto più grandi di quelle che usano i sacerdoti italiani, come del resto è consuetudine in Francia. All'inizio della messa, le due ostie appaiono nel filmato appoggiate l’una sull’altra formando un corpo unico, tanto che non ci si accorge neppure che sono due e non una sola. Sono poste sulla patena, una specie di vassoio, e vi aderiscono perfettamente. Nel filmato ci sono diverse inquadrature che le riprendono in quella posizione e non ci sono dubbi che le due ostie siano fisicamente appoggiate l’una sull’altra e aderiscano alla patena. Al momento dell’ “epiclesi”, cioè quando i sacerdoti stendono le mani invocando lo Spirito Santo, si verifica il fenomeno.
Si vede l’ostia superiore che si stacca dalla sottostante e si solleva. Il movimento è impressionante: l'ostia si alza come se sotto di essa fosse scattata una molla e oscilla tre, quattro volte nell' aria prima di prendere una posizione fissa, orizzontale, a circa un centimetro dalla sottostante, e rimane poi in quella posizione fino alla fine del canone.
La ripresa televisiva mette in evidenza vari momenti della cerimonia, durante i quali il celebrante si muove, si sposta, ed è così possibile vedere, attraverso le due ostie, una sollevata nell’aria e l’altra aderente alla patena, il colore dei paramenti indossati dal celebrante. Poichè il filmato con queste immagini è abbastanza lungo e ricco di primi piani, si ha la possibilità di acquisire, con ragionevole certezza, che non si tratta assolutamente di illusione ottica o di inganno di prospettiva. Esperti del settore, dopo attento esame del filmato, hanno escluso nel modo assoluto una manipolazione tecnica delle immagini.
Miracolo? Come già detto, le autorità ecclesiastiche, interpellate varie volte, hanno scelto di non fare commenti ufficiali. Però, chiunque vede quel filmato prova un’emozione indescrivibile perchè assiste con i propri occhi al verificarsi di un qualche cosa che razionalmente non ha spiegazioni.
Lanciano - Il Verbo si è fatto Carne
Storia del miracolo
Non abbiamo nessun elemento in mano che ci permetta di fissare il giorno, il mese o l’anno preciso in cui l’evento si sia verificato.
La voce della testimonianza storica tardiva e la testimonianza della tradizione orale unanime inquadrano il Fatto entro la cornice dell’ottavo secolo, senza ulteriori precisazioni.
Un qualche aiuto ci viene dalla storia del secolo in questione. Sappiamo per certo che in Oriente, sotto l’imperatore Leone III, detto l’Isaurico, si scatenò virulenta la lotta iconoclasta contro il culto delle immagini sacre, culto ritenuto legittimo e teologicamente ineccepibile dalla Chiesa.
Una dolorosa vicenda che viene datata all’anno 725 e che determinò un incremento del flusso migratorio dei monaci greci in Italia, tra cui la piccola comunità approdata a Lanciano.
Alla luce di questo generale quadro di riferimento, possiamo ritenere fondatamente e ragionevolmente che il Miracolo si sia verificato tra gli anni 730-750 dell’era cristiana, con buona approssimazione.
L’asciutta registrazione dell’Evento prodigioso la troviamo sedimentata e fissata su una lapide di pietra del 1636, ancora visibile e leggibile nella chiesa di san Francesco d’Assisi, nel cuore della nostra città.
L’epigrafe recita:
“Circa gli anni del Signore settecento in questa chiesa allora sotto il titolo di San Leguntiano de’ monaci di san Basilio dubitò un monaco sacerdote se nell’Hostia consacrata fusse veramente il Corpo di nostro Signore e nel Vino il Sangue.
Celebrò Messa, e dette le parole della Consacrazione, vidde fatta Carne l’hostia e Sangue il Vino.
Fu mostrata ogni cosa ai circostanti et indi a tutto il popolo.
La Carne è ancora intiera et il Sangue diviso in cinque parti disuguali…….”
Il Fatto prodigioso avvenne durante la celebrazione della santa messa, al momento della consacrazione, cioè quando il celebrante, invocato lo Spirito perché intervenisse sui doni eucaristici per consacrarli, pronunciò sui medesimi le parole o formule consacratorie, desunte dalle esplicite parole del Signore, così come sono riferite nei Vangeli.
Il pane e il vino, investiti dalla forza creatrice e santificatrice della Parola, si sono mutati improvvisamente, totalmente e visibilmente in Carne e Sangue.
Le specie sacramentali, alla cui permanenza è legata la presenza sacramentale del Cristo morto e risorto nel Sacramento, qui sono scomparse o annullate.
Il pane, l’Ostia grande, in uso nel rito latino, è diventato realmente e sensibilmente Carne.
Il vino versato nel calice, si è mutato in Sangue.
Una doppia conversione che invoca, come causa proporzionata, un particolare intervento di Dio, che propriamente chiamiamo miracolo.
Scienza
“La scienza rafforza la mia fede” (Wernher Braun)
In un mondo dominato dal demone della scienza e della tecnica, in cui la scienza sembra divorare lo spazio del sacro, ecco emergere il paradosso: la scienza comprova il sacro, riconoscendo con lealtà e dignità che la verità scientifica non è tutta la verità.
Il Miracolo Eucaristico di Lanciano si è cimentato con la scienza medica e l’incontro si è risolto in una solenne e pubblica testimonianza. Chiamata a dare il suo infallibile e freddo verdetto sul Sangue e sulla Carne che vanno sotto il nome di “Miracolo Eucaristico” di Lanciano, la scienza medica ha confermato, in maniera rigorosa e certa, la voce della tradizione storica e religiosa consolidandone l’attendibilità.
Le analisi di laboratorio, escludendo ogni “falso storico” o manipolazione, hanno comprovato la straordinarietà del “fenomeno”. Di conseguenza, anche scientificamente, il Miracolo Eucaristico resta “un fatto” inoppugnabile ed inspiegabile.
Nel verbale n.1 del 18 novembre 1970 si legge:…. “ Il compito di procedere alla ricognizione scientifica fu affidato al Prof. Dott. Odoardo Linoli, libero docente in anatomia e istologia patologica e in chimica e microscopia clinica, Primario degli Ospedali Riuniti di Arezzo, dando egli tutte le garanzie sul piano umano e scientifico necessarie per un compito così delicato e gravido di responsabilità…
La ricognizione, per esigenze tecniche, fu concepita in due fasi: la prima, consistente nel prelievo di alcuni campioni delle Sante Reliquie che il prof.Linoli avrebbe portato nel laboratorio di Arezzo per gli esami necessari; la seconda prevedeva la lettura della Relazione Scientifica a ricerche ultimate…. ”
Dopo quattro mesi di indagini, di studi, di ricerche, di analisi, condotti con rigore scientifico e con pazienza certosina, il lavoro di laboratorio, almeno nella sua parte ufficiale, poteva considerarsi concluso e i risultati acquisiti.
Le strabilianti conclusioni vengono in qualche modo anticipate da due messaggi telegrafici che lo Scienziato invia ai Frati. Il primo in data 1 dicembre 1970, dice: “In principio erat Verbum et Verbum Caro Factum est” – “In principio era il Verbo e il Verbo si è fatto Carne”
Il secondo dell’11 febbraio 1971 aggiunge: “Ulteriori ricerche consentono affermare presenza di tessuto muscolare striato del cuore. Alleluia”.
La Relazione Scientifica pubblica fu tenuta nella Chiesa di San Francesco, dallo stesso Prof. Linoli, il 4 marzo 1971. Nel 1981, decennale della prima ricognizione, fu ulteriormente esaminata la Carne Miracolosa nel suo aspetto esteriore e nella sua struttura microscopica. Tutti gli originali delle Relazioni e dei Verbali inerenti le due ricognizioni, si conservano nell’Archivio del Santuario.
I risultati della ricerca effettuata su frammenti dell’antico Sangue e dell’antica Carne che la tradizione ha condotto a noi come Miracolo Eucaristico di Lanciano (sec.VIII) si possono così riassumere:
Sono state effettuate ricerche istologiche dalle quali è stato accertato che la Carne si compone di un tessuto mesodermale riconoscibile come cuore, miocardio ed endocardio.
Le varie ricerche eseguite sul Sangue, ed in particolare la cromatografia in strato sottile, hanno permesso di riconoscere trattarsi veramente di Sangue. La natura umana dell’antico Sangue e dell’antica Carne di Lanciano è stata dimostrata immunologicamente a mezzo di reazione di precipitazione zonale di Uhlenhuth. Il gruppo sanguigno ricercato sui liquidi di eluizione dell’antico Sangue e dell’antica Carne è risultato eguale nei due tessuti (gruppo AB).
Il tracciato elettroforetico delle proteine sieriche dell’antico Sangue ha presentato aspetti quasi sovrapponibili a quelli forniti da un siero fresco. Nell’antico Sangue sono risultati sensibilmente ridotti il sodio, il potassio, i cloruri, il fosforo totale inorganico e il magnesio, mentre il calcio è risultato aumentato.
Visioni politiche e sociali di Madre Teresa
da Wikipedia
Madre Teresa ha spesso condannato l'aborto e i metodi di contraccezione artificiali nei suoi incontri con esponenti politici di tutto il mondo. Nel discorso tenuto alla consegna del Premio Nobel, dichiarò: "Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l'aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. [...] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c'è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me". Nel 1987, Madre Teresa è diventata presidente onoraria dei Movimenti per la Vita di tutto il mondo [2].
Il 3 febbraio 1994 ad un "National Prayer Breakfast" (una «Prima Colazione Nazionale di Preghiera») sponsorizzato dal Senato degli Stati Uniti e dalla Camera dei Rappresentanti, a Washington DC, Madre Teresa sfidò il pubblico con argomenti riguardanti la vita e l'aborto e disse: "Vi prego di non uccidere il vostro bambino, lo voglio io. Vi prego di darmelo, sono lieta di accettare qualsiasi figlio che dovrebbe altrimenti essere abortito e di darlo ad una coppia sposata che lo amerà e da lui sarà amato".
Immediatamente dopo la Guerra per la Liberazione del Bangladesh, fu calcolato che più di 450.000 donne nel Pakistan dell'Est, ora Bangladesh, siano state stuprate e abbiano dato alla luce a centinaia di "figli della guerra". Madre Teresa sostenne il suo rifiuto nei confronti dell'aborto negando all'aborto stesso la possibilità di essere considerato un'opzione, dicendo alle donne rimaste sole di tenere il loro bambino che ancora doveva nascere. Ha definito meglio il suo pensiero nel 1993 quando, ad una domanda riguardante l'aborto in un caso di una quattordicenne irlandese vittima di stupro, rispose: "L'aborto non è mai necessario ... in quanto è un puro e semplice omicidio".
Mentre la sua posizione segue la linea della Chiesa Cattolica, che sostiene che la sola forma accettabile di controllo delle nascite sia una pianificazione famigliare naturale, quanti la criticano ritengono che Madre Teresa si sia sempre rifiutata categoricamente di riconoscere i problemi relativi alla sovrappopolazione, soprattutto in città come Calcutta. Molti comunque si opporrebbero alla validità di questa critica, in quanto le dinamiche di crescita della popolazione non sono mai state parte del ministero di Madre Teresa; il suo scopo era, piuttosto, quello di avere cura dei poveri.
Madre Teresa ha anche condotto delle campagne contro il divorzio, che individuò, come del resto viene insegnato dalla sua fede, come un immorale abominio e che sostenne dovesse essere reso illegale. Nel 1996 organizzò, senza successo, una campagna per mantenere la legge che vietava, in Irlanda, il divorzio.
Madre Teresa credeva fermamente nel perdono, come ella stessa dimostrò: «Una volta tirai fuori una donna da una discarica di rifiuti. Scottava per la febbre alta; le restava poco da vivere e le uniche parole che riusciva a pronunciare erano "È stato mio figlio a farmi questo". La pregai: "Devi perdonare tuo figlio. In un momento di follia, in cui non era in sé, ha fatto una cosa di cui si pentirà. Sii una vera madre nei suoi confronti e perdonalo". Ho impiegato molto tempo perché ella dicesse: "Lo perdono"; lo disse poco prima di morire tra le mie braccia, ma fu capace di dirlo con sincerità, senza preoccuparsi di essere sul punto di morire».
La suorina credeva anche nell'ecumenismo: "C'è un solo Dio, ed è Dio per tutti; è per questo importante che ognuno appaia uguale dinnanzi a Lui. Ho sempre detto che dobbiamo aiutare un Indù a diventare un Indù migliore, un Musulmano a diventare un Musulmano migliore ed un Cattolico a diventare un Cattolico migliore. Crediamo che il nostro lavoro debba essere d'esempio alla gente. Attorno noi abbiamo 475 anime: di queste, solo 30 famiglie sono Cattoliche. Le altre sono Indù, Musulmane, Sikh... Sono tutti di religioni diverse, ma tutti quanti vengono alle nostre preghiere". La visione cattolica romana sull'ecumenismo è quella per cui l'unità dev'essere vista nel tentativo di portare gli uomini all'unione con Cristo e con l'unica vera Chiesa Cattolica che Egli ha fondato.
23 aprile 2008
I cristiani nel mondo
I cristiani non si differenziano dal resto degli uomini né per territorio, né per lingua, né per consuetudini di vita. Infatti non abitano città particolari, né usano di un qualche strano linguaggio, né conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non è stata inventata per riflessione e indagine di uomini amanti delle novità, né essi si appoggiano, come taluni, sopra un sistema filosofico umano.
Abitano in città sia greche che barbare, come capita, e pur seguendo nel vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e, per ammissione di tutti, incredibile. Abitano ciascuno la loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutte le attività di buoni cittadini e accettano tutti gli oneri come ospiti di passaggio. Ogni terra straniera è patria per loro, mentre ogni patria è per essi terra straniera. Come tutti gli altri si sposano e hanno figli, ma non espongono i loro bambini. Hanno in comune la mensa, ma non il talamo.
Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza è quella del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma, con il loro modo di vivere, sono superiori alle leggi.
Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Sono sconosciuti eppure condannati. Sono mandati a morte, ma con questo ricevono la vita. Sono poveri, ma arricchiscono molti. Mancano di ogni cosa, ma trovano tutto in sovrabbondanza. Sono disprezzati, ma nel disprezzo trovano la loro gloria. Sono colpiti nella fama e intanto si rende testimonianza alla loro giustizia.
Sono ingiuriati e benedicono, sono trattati ignominiosamente e ricambiano con l'onore. Pur facendo il bene, sono puniti come malfattori; e quando sono puniti si rallegrano, quasi si desse loro la vita. I giudei fanno loro guerra, come a gente straniera, e i pagani li perseguitano. Ma quanti li odiano non sanno dire il motivo della loro inimicizia.
In una parola i cristiani sono nel mondo quello che è l'anima nel corpo. L'anima si trova in tutte le membra del corpo e anche i cristiani sono sparsi nelle città del mondo. L'anima abita nel corpo, ma non proviene dal corpo. Anche i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo. L'anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile, anche i cristiani si vedono abitare nel mondo, ma il loro vero culto a Dio rimane invisibile.
La carne, pur non avendo ricevuto ingiustizia alcuna, si accanisce con odio e muove guerra all'anima, perché questa le impedisce di godere dei piaceri sensuali; così anche il mondo odia i cristiani pur non avendo ricevuto ingiuria alcuna, solo perché questi si oppongono al male.
Sebbene ne sia odiata, l'anima ama la carne e le sue membra, così anche i cristiani amano coloro che li odiano. L'anima è rinchiusa nel corpo, ma essa a sua volta sorregge il corpo. Anche i cristiani sono trattenuti nel mondo come in una prigione, ma sono essi che sorreggono il mondo. L'anima immortale abita in una tenda mortale, così anche i cristiani sono come dei pellegrini in viaggio tra cose corruttibili, ma aspettano l'incorruttibilità celeste.
L'anima, maltrattata nei cibi e nelle bevande, diventa migliore. Così anche i cristiani, esposti ai supplizi, crescono di numero ogni giorno. Dio li ha messi in un posto così nobile, che non è loro lecito abbandonare.
17 aprile 2008
Pezzotta: la famiglia è la vera priorità
La volontà di eliminarci è stata esplicita in tutta la campagna elettorale. Se ci volevano mangiare prima temo che lo vogliano fare ancora. Per noi, non è un mistero, serve una legge elettorale alla tedesca, per ridurre la frammentazione e al tempo stesso consolidare il pluralismo.
Pensa che non sia positiva l’assenza della sinistra massimalista dal Parlamento?
Ritengo che sia sempre un danno quando ci sono forze reali nel Paese che non riescono ad avere una rappresentanza nelle Camere: è una diminutio del modello democratico.
Come interpreta il voto cattolico?
È complicato spiegare come abbiano votato i cattolici. Il problema, però, non è questo. Il problema è chi e come riuscirà a rappresentare i valori che i cattolici perseguono. Il centrodestra, che si è dichiarato anarchico sui valori, non so come li difenderà. Ancora peggio il centrosinistra. L’Unione di centro è stata invece estremamente chiara, poiché fa esplicito riferimento alla dottrina sociale della Chiesa.
In questo senso la vostra presenza in Parlamento che significato può assumere?
Vede, mi ha molto preoccupato che questa campagna elettorale sia stata seguita da una parte dell’associazionismo e del mondo cattolico con un certo distacco, quasi ci fosse il timore di doversi schierare da una parte o dall’altra. Ecco, a me pare che questo bipolarismo, così come si è venuto formando, incuta timore. Il fatto che col nostro risultato si sia impedita una totale affermazione bipolare può essere positivo per l’autonomia dell’associazionismo che fa riferimento all’area cattolica.
Che posizione terrete nel gioco politico?
Per prima cosa non appoggeremo alcun governo, per segnare la nostra terzietà. Secondo, saremo la coscienza critica del Parlamento. Sarà un’opposizione rigorosa e indipendente dai due schieramenti principali. A loro chiederemo conto delle promesse fatte in campagna elettorale. La nostra posizione sulle questioni eticamente sensibili sarà inequivoca e intransigente. Qui però vorrei togliermi un sassolino dalla scarpa.
A cosa o a chi si riferisce?
A chi su un quotidiano nazionale ha scritto che Pezzotta sperava di «mietere il grano» nel movimento per il family day. È una falsità. Non ho mai pensato di usare il family day per fini politici, poiché sono convinto che quella sia stata una manifestazione autonoma, che rispondeva alle forti esigenze delle famiglie. Un tema a me particolarmente caro, ma so ben distinguere la differenza fra il sociale e il politico.
Il primo segnale politico lo si vedrà dal modo in cui vi schiererete per i ballottaggi?
La nostra posizione è chiara: sceglieranno i partiti locali sulla base dei programmi. Per Roma, la Rosa per l’Italia ha già previsto una riunione dei quadri e degli iscritti locali per decidere. Una necessità e un’opportunità per la nostra base.
Gli obiettivi più urgenti per il Paese?
La priorità delle priorità è il varo di una politica organica per la famiglia: introduzione del quoziente familiare; assegni familiari adeguati; aiuti concreti per i non autosufficienti, anche con l’istituzione di un fondo nazionale per quando restano senza nessuno; sostegno per la scuola; sostegno per le famiglie numerose; politica per la casa. Poi servono politiche per la crescita, investendo su ricerca, formazione, innovazione e produttività.
16 aprile 2008
La Massoneria e la costruzione dell'Europa
Il Presidente della UE a colloquio con le logge massoniche. Ecco perchè è stato espulso il Cristianesimo dalla Costituzione Europea. Attacco alla religione e alla libertà d'educazione.
Un comunicato diffuso da un'organizzazione massonica, Fédération française du Droit Humain, ci fa sapere quanto possano decidere i destini di noi europei. In esso c'è scritto che l'8 aprile scorso Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, ha ricevuto una delegazione composta dalla Grande Loggia Femminile di Francia, dal Grande Oriente del Portogallo e dal Grande Oriente di Francia.
Nel comunicato si legge: "Questo incontro costituisce un evento importante riguardo al posto della massoneria nella costruzione dell'Europa; questo posto è stato sottolineato, non soltanto per l'interesse e l'ascolto reale che il presidente Barroso ha mostrato alla delegazione ed al tempo che vi ha dedicato, ma anche con gli impegni assunti in termini di attenzione ai valori difesi dalla massoneria liberale e adogmatica, alle sue prese di posizione e alla espressione delle sue opinioni sui grandi argomenti che la riguardano. E' la prima volta che la Massoneria si è potuta esprimere con una qualità e ad un così alto livello delle istituzioni europee.
La delegazione ha ricevuto l'assicurazione dell'attaccamento del Presidente Barroso alla libertà di coscienza, allo spirito di laicità e al principio di separazione delle religioni dallo Stato. La delegazione ha rimarcato l'importanza dell'Illuminismo nella storia dell'Europa, dimensione da considerare almeno quanto le radici religiose e certamente più coerenti con le sue radici antiche.
Infine, è stato approvato il principio della comunicazione degli Ordini e Obbedienze Massoniche liberali e adogmatiche con gli uffici della Commissione qualora sia necessario".
Nel comunicato i massoni della Federazione francese dei Diritti Umani dichiarano che nel prossimo futuro presenteranno una proposta di raccomandazione che riguarderà tutti i sistemi educativi europei.
Ci chiediamo (ingenuamente) come mai altre minoranze, molto più numerose della Massoneria, non abbiano una rilevanza pari alla loro.
Ci chiediamo a quando arriverà la separazione dello Stato dalla Massoneria? A quando un elenco pubblico dei suoi iscritti? Come si può credere all'imparzialità dello Stato quando alti vertici delle sue strutture fanno parte di una società segreta, che spinge a favorire i suoi membri?
Con quali pretese decidono l'educazione della gioventù attraverso le strutture statali?
Ovviamente solo dei poveri ingueni superstiziosi cattolici possono farsi queste domande.
Umiltà del Papa
Il viaggio negli Stati Uniti è iniziato con un grande gesto: Benedetto XVI si è umiliato e ha chiesto perdono ancora una volta per lo scandalo dei preti pedofili.
Comunque i detrattori del Papa avranno un argomento in meno per parlarne male. La Chiesa non è indifferente alle violenze inflitte dai suoi sacerdoti ai più piccoli, anzi le combatte, a partire dalle radici del problema.
Ratzinger ha dato un'ulteriore conferma della sua profonda umiltà, e insieme della sua grandezza.
15 aprile 2008
Dichiarazioni di Pezzotta
(Avvenire - 15/4/2008)
DA ROMA
Ora via libera alla fase costituente.
Alla luce del risultato ottenuto dall’Unione di centro, Savino Pezzotta, della Rosa per l’Italia, comincia a disegnare il futuro: «Ci siamo presentati senza allearci ai due schieramenti più forti e gli italiani ci hanno votato. Adesso andiamo avanti verso la Costituente. Ci siamo impegnati perché volevamo impedire che fosse chiuso lo spazio al Centro non schierato. Il risultato ci conforta». Pessimista sul prossimo governo Berlusconi, perché «governerà la Lega e questo non ci conforta».
L’analisi del voto richiede poche parole all’ex numero uno della Cisl, partendo dalla constatazione che il partito è riuscito a superare l’8% su base regionale solo in Calabria e Sicilia: «Non è andata male. Credo riusciremo a essere il quarto partito di questo Paese ma al Senato ci aspettavamo qualcosa di più. Venivamo da una situazione delicata e abbiamo avuto una campagna elettorale da costruire ex novo. Al Senato abbiamo avuto il mondo contro: hanno cercato di eliminarci. La consapevolezza di essere l’unica forza fuori coalizione presente in Parlamento ci legittima a costruire in tutta Italia quella nuova formazione di Centro che era e resta il nostro obiettivo strategico ».
Riguardo alle cose da fare evidenzia la necessità di cambiare la legge elettorale. «Ci sono forze vive nel Paese e che, anche se non aggregate in coalizioni governanti, devono poter trovare espressione e voce in Parlamento. Escluderle significa porre le condizioni per una conflittualità sociale che potrebbe solo nuocere».
Positivo anche il commento di Guido Folloni, portavoce della Rosa per l’Italia, secondo il quale il partito «ha fatto la differenza per l’esito elettorale dell’Unione di Centro, ben oltre la Sinistra arcobaleno, fino a ieri accreditata come terza forza dopo Pd e Pdl. Questo è il primo contributo che la nostra Rosa porta alla difesa della buona politica. Ora è importante guardare alla Costituente di Centro. Tra un anno le amministrative e le europee diranno quanto sia importante il risultato che abbiamo prodotto».
Il leader della Rosa per l’Italia: «Non è andata male. Ci siamo impegnati per avere uno spazio al Centro non schierato»
Bilancio
Non mi sarei mai aspettato la scomparsa dei comunisti dal Parlamento. Da una parte può essere un segno di maturità della nostra democrazia, ma è anche un segno inquietante proprio perché esclusi dal Parlamento possono diventare pericolosi.
Il PD ha fatto un ottimo risultato, e non ha subito il disastro del governo Prodi.
A destra, ha vinto Berlusconi. Sì ma in Parlamento il PDL (da solo, senza la Lega e l'MPA) non ha la maggioranza assoluta. Al Senato ha 144 seggi su 315 (46%), e alla Camera 272 su 640 (43%). Questo vuol dire che ogni provvedimento, per passare, deve avere l'approvazione della Lega. Quindi alla fine chi è determinante nel nuovo Parlamento è Bossi.
Speriamo bene!
13 aprile 2008
Dal blog di Savino Pezzotta
Grazie!
Commenti Pubblicato by sp 12 Aprile 2008 in E io cosa ne penso.L’accoglienza calorosa spontanea che ho ricevuto in questi giorni è il filo conduttore emotivo di questa campagna elettorale: grazie! Ho riscontrato ovunque una affluenza che mi riempie di gioia e rafforza in me la convinzione di aver intrapreso un progetto importante che porta alla costruzione della casa dei moderati. Su questa idea ho condiviso l’entusiasmo di tanti cittadini.
Incontro dopo incontro ho sentito di esprimere la volontà di tanti italiani, su argomenti spesso tralasciati dalla politica del bipartitismo su cui è necessario assicurare una tutela che sia sostanziale e non soltanto formale: la famiglia, i giovani, la sicurezza non possono rappresentare idee astratte o proclami sterili.
Sono Valori che condividiamo e che ci accomunano non solo nel modo di vedere la politica.
Mi ha rassicurato lo sguardo sereno degli elettori anche quando ho parlato dei sacrifici che dovremo affrontare. Da ciò ho tratto la convinzione che gli italiani sono un popolo maturo che non crede alle promesse elettorali destinate a non essere mantenute.
Il mio ringraziamento è sin d’ora rivolto ai tanti amici della Rosa Bianca, soprattutto a quelli che sono venuti da lontano anche solo per partecipare. Ma a tutti voi che mi avete seguito rivolgo un grazie sincero, di cuore, con l’impegno a confrontarci già da martedì sui programmi e sui progetti che, insieme, porteremo avanti.
Savino Pezzotta
Esiste il centro, esistono i Valori!
Commenti Pubblicato by sp 12 Aprile 2008 in E io cosa ne penso.Ho avuto l’onore di concludere la campagna elettorale di fronte a tanta gente che mi ha riconosciuto un affetto convinto e spontaneo, nonostante la pioggia. Ho visto striscioni di amici della Rosa per l’Italia provenienti da tutta Italia: di questo sono orgoglioso perché questa campagna elettorale rappresenta l’inizio di un progetto importante e condiviso.
Abbiamo dimostrato che il centro esiste al di là delle logiche di schieramento imposte da un bipolarismo esasperato che sacrifica la democrazia sull’altare di una presunta stabilità, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.
L’Italia non cresce. E sono ormai sette anni. La povertà coinvolge fasce di cittadini sempre più ampie e la spirale inflazionistica dilaga. Ormai ne è coinvolta anche quella piccola borghesia che per anni è stata il motore trainante del nostro Paese: ne pagano le conseguenze i giovani, le famiglie, le fasce più deboli.
Eppure questi fenomeni sempre più preoccupanti sono stati ignorati tanto da destra che da sinistra, impegnate a confrontarsi su promesse elettorali che durano lo spazio di un mattino.
Noi crediamo in questi valori, crediamo nella famiglia, nello sviluppo, nella difesa della vita.
Il nostro impegno sarà concreto, tangibile, ma soprattutto realizzabile per restituire il sorriso e la fiducia ai cittadini italiani e renderli partecipi del futuro del nostro Paese.
Savino Pezzotta