13 maggio 2008

Dio non tenta nessuno

Liturgia del giorno - Santa Messa - Prima lettura

Giac 1,12-18

Dalla lettera di san Giacomo apostolo
Beato l’uomo che sopporta la tentazione, perché una volta superata la prova riceverà la corona della vita che il Signore ha promesso a quelli che lo amano.
Nessuno, quando è tentato, dica: “Sono tentato da Dio”; perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male. Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce; poi la concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il peccato, quand’è consumato, produce la morte.
Non andate fuori strada, fratelli miei carissimi; ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall’alto e discende dal Padre della luce, nel quale non c’è variazione né ombra di cambiamento. Di sua volontà egli ci ha generati con una parola di verità, perché noi fossimo come una primizia delle sue creature.

Festa della Madonna di Fatima

Andrea's version

il Foglio - 11/5/2008 - Andrea Mercenaro

In un momento così frenetico, con bambine che governano, castelli che si aprono, giornalisti che si mettono al vento, battute che si sprecano, progetti che partono, antiche supponenze che si quietano, altre (poche) che si arroccano, in questo momento che, chissà dove ci porterà davvero, ma in cui tutti sembrano presi dal ballo di san Vito, tutti dichiarano, chiunque trova un suo spazio, a nessuno si nega un’opinione, e in cui, a parte Altan, Lerner, Serra e qualche altro profondo ragionatore, si sragiona a ruota libera, si pubblicano le dichiarazioni di tutti, si assiste a un tourbillon di nuovi protagonisti, bravi, meno bravi, o mediocri, questo si vedrà, ma intanto vanno tutti alla radio, alla televisione, vanno da Vespa, a Ballarò, a Otto e mezzo, e tutti vengono sollecitati a mostrarsi, invitati per un’opinione, o una previsione, o un lamento, e ci vanno la Carfagna e Alfano, perché hanno vinto, e quegli altri perché hanno perso, e ci vanno perfino quegli altri ancora, perché manco esistono più, bé, ci fosse un cazzo di qualcuno che si ricordasse di Follini e di Casini.

AMORE E VERITÀ

Salvatore Mazza - Avvenire - 11/5/2008

Sono passati 40 anni da quando Paolo VI decise la promulgazione dell’enciclica, ma «quanto era vero ieri, rimane vero anche oggi, proprio alla luce delle scoperte scientifiche»
«Mai la sessualità diventi una droga»

Benedetto XVI: l’amore sia sempre segno di rispetto


Sono passati quarant’anni, ma «quan­to era vero ieri, rimane vero anche og­gi ». Anzi, la «verità» espressa dalla «sofferta» Enciclica Humanae vitae di Pao­lo VI non solo «non muta», ma «proprio al­la luce delle nuove scoperte scientifiche, il suo insegnamento si fa più attuale e pro­voca a riflettere sul valore intrinseco che possiede». Appare infatti ancora più evi­dente oggi come è la dignità stessa della persona a essere messa in gioco quando «l’esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispet­tare i tempi della persona amata».
Benedetto XVI, ricevendo ieri i partecipanti al congresso internazionale promosso dal­la Pontificia Università Lateranense nel­l’anniversario dell’Enciclica montiniana, ha dunque ribadito con forza i principi pro­clamati dall’Humanae vitae. Un testo, ha detto, divenuto «ben presto segno di con­traddizione », e che ancora oggi «non solo manifesta immutata la sua verità, ma rive­la anche la lungimiranza con la quale il pro­blema venne affrontato». Documento, ha aggiunto, nel quale «l’amore coniugale vie­ne descritto all’interno di un processo glo­bale che non si arresta alla divisione tra a­nima e corpo né soggiace al solo senti­mento, spesso fugace e precario, ma si fa carico dell’unità della persona e della totale condivisione degli sposi che nell’acco­glienza reciproca offrono se stessi in una promessa di amore fedele ed esclusivo che scaturisce da una genuina scelta di libertà». E come, allora, «potrebbe un simile amore rimanere chiuso al dono della vita?».
In un tempo nel quale la cultura è «sotto­posta alla prevalenza dell’avere sull’essere», la Chiesa «non può esonerarsi» dal «riflet­tere in maniera sempre nuova e approfon­dita sui principi fondamentali che riguar­dano il matrimonio e la procreazione». E «la legge naturale, che è alla base del ricono­scimento della vera uguaglianza tra le per­sone e i popoli, merita di essere ricono­sciuta come la fonte a cui ispirare anche il rapporto tra gli sposi nella loro responsa­bilità nel generare nuovi figli». Infatti «la trasmissione della vita è iscritta nella natura e le sue leggi permangono come norma non scritta a cui tutti devono richiamarsi.
Ogni tentativo di distogliere lo sguardo da questo principio rimane esso stesso steri­le e non produce futuro».
Per questo dunque «nessuna tecnica mec­canica può sostituire l’atto d’amore che due sposi si scambiano come segno di un mistero più grande che li vede protagoni­sti e compartecipi della creazione», e allora «co­me credenti non po­tremmo mai permette­re che il dominio della tecnica abbia ad inficia­re la qualità dell’amore e la sacralità della vita».
Nel finale del suo di­scorso Benedetto XVI è poi tornato sulla que­stione della formazione dei giovani, osservando che «si assiste sem­pre più spesso, purtroppo, a vicende tristi che coinvolgono gli adolescenti, le cui rea­zioni manifestano una non corretta cono­scenza del mistero della vita e delle ri­schiose implicanze dei loro gesti. L’urgen­za formativa, a cui spesso faccio riferi­mento, vede nel tema della vita un suo con­tenuto privilegiato». Di qui l’auspicio «che soprattutto ai giovani sia riservata un’at­tenzione del tutto peculiare, perché pos­sano apprendere il vero senso dell’amore e si preparino per questo con un’adeguata educazione alla sessualità, senza lasciarsi distogliere da messaggi effimeri che impe­discono di raggiungere l’essenza della verità in gioco». Infatti «fornire false illusioni nell’am­bito dell’amore o in­gannare sulle genuine responsabilità che si è chiamati ad assumere con l’esercizio della propria sessualità non fa onore a una società che si richiama ai prin­cipi di libertà e di democrazia. La libertà – ha concluso il Papa – deve coniugarsi con la verità e la responsabilità con la forza del­la dedizione all’altro anche con il sacrificio; senza queste componenti non cresce la co­munità degli uomini, e il rischio di rin­chiudersi in un cerchio di egoismo asfis­siante rimane sempre in agguato».
«Dobbiamo riservare ai giovani grande attenzione perché possano apprendere il vero senso dell’amore, senza lasciarsi distogliere da messaggi effimeri»

12 maggio 2008

Lourdes - 7 novembre 1999

Il 7 novembre 1999 nella Basilica inferiore di Lourdes si teneva una Messa solenne. Era celebrata dall'arcivescovo di Lione e con lui concelebravano l’allora arcivescovo di Parigi, cardinale Jean-Marie Lustiger, molti vescovi francesi, molti sacerdoti e tutti i superiori dei monasteri trappisti del mondo. La cerimonia era trasmessa in diretta dalla televisione francese.

I celebrante aveva sull’altare per la Consacrazione due ostie molto più grandi di quelle che usano i sacerdoti italiani, come del resto è consuetudine in Francia. All'inizio della messa, le due ostie appaiono nel filmato appoggiate l’una sull’altra formando un corpo unico, tanto che non ci si accorge neppure che sono due e non una sola. Sono poste sulla patena, una specie di vassoio, e vi aderiscono perfettamente. Nel filmato ci sono diverse inquadrature che le riprendono in quella posizione e non ci sono dubbi che le due ostie siano fisicamente appoggiate l’una sull’altra e aderiscano alla patena. Al momento dell’ “epiclesi”, cioè quando i sacerdoti stendono le mani invocando lo Spirito Santo, si verifica il fenomeno.

Si vede l’ostia superiore che si stacca dalla sottostante e si solleva. Il movimento è impressionante: l'ostia si alza come se sotto di essa fosse scattata una molla e oscilla tre, quattro volte nell' aria prima di prendere una posizione fissa, orizzontale, a circa un centimetro dalla sottostante, e rimane poi in quella posizione fino alla fine del canone.

La ripresa televisiva mette in evidenza vari momenti della cerimonia, durante i quali il celebrante si muove, si sposta, ed è così possibile vedere, attraverso le due ostie, una sollevata nell’aria e l’altra aderente alla patena, il colore dei paramenti indossati dal celebrante. Poichè il filmato con queste immagini è abbastanza lungo e ricco di primi piani, si ha la possibilità di acquisire, con ragionevole certezza, che non si tratta assolutamente di illusione ottica o di inganno di prospettiva. Esperti del settore, dopo attento esame del filmato, hanno escluso nel modo assoluto una manipolazione tecnica delle immagini.

Miracolo? Come già detto, le autorità ecclesiastiche, interpellate varie volte, hanno scelto di non fare commenti ufficiali. Però, chiunque vede quel filmato prova un’emozione indescrivibile perchè assiste con i propri occhi al verificarsi di un qualche cosa che razionalmente non ha spiegazioni.

Clicca qui per vedere: LE FOTO e I FILMATI

Lanciano - Il Verbo si è fatto Carne

dal sito http://www.miracoloeucaristico.com/


Storia del miracolo

Non abbiamo nessun elemento in mano che ci permetta di fissare il giorno, il mese o l’anno preciso in cui l’evento si sia verificato.
La voce della testimonianza storica tardiva e la testimonianza della tradizione orale unanime inquadrano il Fatto entro la cornice dell’ottavo secolo, senza ulteriori precisazioni.
Un qualche aiuto ci viene dalla storia del secolo in questione. Sappiamo per certo che in Oriente, sotto l’imperatore Leone III, detto l’Isaurico, si scatenò virulenta la lotta iconoclasta contro il culto delle immagini sacre, culto ritenuto legittimo e teologicamente ineccepibile dalla Chiesa.
Una dolorosa vicenda che viene datata all’anno 725 e che determinò un incremento del flusso migratorio dei monaci greci in Italia, tra cui la piccola comunità approdata a Lanciano.
Alla luce di questo generale quadro di riferimento, possiamo ritenere fondatamente e ragionevolmente che il Miracolo si sia verificato tra gli anni 730-750 dell’era cristiana, con buona approssimazione.
L’asciutta registrazione dell’Evento prodigioso la troviamo sedimentata e fissata su una lapide di pietra del 1636, ancora visibile e leggibile nella chiesa di san Francesco d’Assisi, nel cuore della nostra città.
L’epigrafe recita:
Circa gli anni del Signore settecento in questa chiesa allora sotto il titolo di San Leguntiano de’ monaci di san Basilio dubitò un monaco sacerdote se nell’Hostia consacrata fusse veramente il Corpo di nostro Signore e nel Vino il Sangue.
Celebrò Messa, e dette le parole della Consacrazione, vidde fatta Carne l’hostia e Sangue il Vino.
Fu mostrata ogni cosa ai circostanti et indi a tutto il popolo.
La Carne è ancora intiera et il Sangue diviso in cinque parti disuguali…….


Il Fatto prodigioso avvenne durante la celebrazione della santa messa, al momento della consacrazione, cioè quando il celebrante, invocato lo Spirito perché intervenisse sui doni eucaristici per consacrarli, pronunciò sui medesimi le parole o formule consacratorie, desunte dalle esplicite parole del Signore, così come sono riferite nei Vangeli.
Il pane e il vino, investiti dalla forza creatrice e santificatrice della Parola, si sono mutati improvvisamente, totalmente e visibilmente in Carne e Sangue.
Le specie sacramentali, alla cui permanenza è legata la presenza sacramentale del Cristo morto e risorto nel Sacramento, qui sono scomparse o annullate.
Il pane, l’Ostia grande, in uso nel rito latino, è diventato realmente e sensibilmente Carne.
Il vino versato nel calice, si è mutato in Sangue.
Una doppia conversione che invoca, come causa proporzionata, un particolare intervento di Dio, che propriamente chiamiamo miracolo.

Scienza
“La scienza rafforza la mia fede” (Wernher Braun)

In un mondo dominato dal demone della scienza e della tecnica, in cui la scienza sembra divorare lo spazio del sacro, ecco emergere il paradosso: la scienza comprova il sacro, riconoscendo con lealtà e dignità che la verità scientifica non è tutta la verità.
Il Miracolo Eucaristico di Lanciano si è cimentato con la scienza medica e l’incontro si è risolto in una solenne e pubblica testimonianza. Chiamata a dare il suo infallibile e freddo verdetto sul Sangue e sulla Carne che vanno sotto il nome di “Miracolo Eucaristico” di Lanciano, la scienza medica ha confermato, in maniera rigorosa e certa, la voce della tradizione storica e religiosa consolidandone l’attendibilità.
Le analisi di laboratorio, escludendo ogni “falso storico” o manipolazione, hanno comprovato la straordinarietà del “fenomeno”. Di conseguenza, anche scientificamente, il Miracolo Eucaristico resta “un fatto” inoppugnabile ed inspiegabile.

Nel verbale n.1 del 18 novembre 1970 si legge:…. “
Il compito di procedere alla ricognizione scientifica fu affidato al Prof. Dott. Odoardo Linoli, libero docente in anatomia e istologia patologica e in chimica e microscopia clinica, Primario degli Ospedali Riuniti di Arezzo, dando egli tutte le garanzie sul piano umano e scientifico necessarie per un compito così delicato e gravido di responsabilità…
La ricognizione, per esigenze tecniche, fu concepita in due fasi: la prima, consistente nel prelievo di alcuni campioni delle Sante Reliquie che il prof.Linoli avrebbe portato nel laboratorio di Arezzo per gli esami necessari; la seconda prevedeva la lettura della Relazione Scientifica a ricerche ultimate….

Dopo quattro mesi di indagini, di studi, di ricerche, di analisi, condotti con rigore scientifico e con pazienza certosina, il lavoro di laboratorio, almeno nella sua parte ufficiale, poteva considerarsi concluso e i risultati acquisiti.

Le strabilianti conclusioni vengono in qualche modo anticipate da due messaggi telegrafici che lo Scienziato invia ai Frati. Il primo in data 1 dicembre 1970, dice: “In principio erat Verbum et Verbum Caro Factum est” – “In principio era il Verbo e il Verbo si è fatto Carne”

Il secondo dell’11 febbraio 1971 aggiunge: “Ulteriori ricerche consentono affermare presenza di tessuto muscolare striato del cuore. Alleluia”.
La Relazione Scientifica pubblica fu tenuta nella Chiesa di San Francesco, dallo stesso Prof. Linoli, il 4 marzo 1971. Nel 1981, decennale della prima ricognizione, fu ulteriormente esaminata la Carne Miracolosa nel suo aspetto esteriore e nella sua struttura microscopica. Tutti gli originali delle Relazioni e dei Verbali inerenti le due ricognizioni, si conservano nell’Archivio del Santuario.

I risultati della ricerca effettuata su frammenti dell’antico Sangue e dell’antica Carne che la tradizione ha condotto a noi come Miracolo Eucaristico di Lanciano (sec.VIII) si possono così riassumere:
Sono state effettuate ricerche istologiche dalle quali è stato accertato che la Carne si compone di un tessuto mesodermale riconoscibile come cuore, miocardio ed endocardio.
Le varie ricerche eseguite sul Sangue, ed in particolare la cromatografia in strato sottile, hanno permesso di riconoscere trattarsi veramente di Sangue. La natura umana dell’antico Sangue e dell’antica Carne di Lanciano è stata dimostrata immunologicamente a mezzo di reazione di precipitazione zonale di Uhlenhuth. Il gruppo sanguigno ricercato sui liquidi di eluizione dell’antico Sangue e dell’antica Carne è risultato eguale nei due tessuti (gruppo AB).
Il tracciato elettroforetico delle proteine sieriche dell’antico Sangue ha presentato aspetti quasi sovrapponibili a quelli forniti da un siero fresco. Nell’antico Sangue sono risultati sensibilmente ridotti il sodio, il potassio, i cloruri, il fosforo totale inorganico e il magnesio, mentre il calcio è risultato aumentato.

Visioni politiche e sociali di Madre Teresa

da Wikipedia

Madre Teresa ha spesso condannato l'aborto e i metodi di contraccezione artificiali nei suoi incontri con esponenti politici di tutto il mondo. Nel discorso tenuto alla consegna del Premio Nobel, dichiarò: "Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l'aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. [...] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c'è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me". Nel 1987, Madre Teresa è diventata presidente onoraria dei Movimenti per la Vita di tutto il mondo [2].

Il 3 febbraio 1994 ad un "National Prayer Breakfast" (una «Prima Colazione Nazionale di Preghiera») sponsorizzato dal Senato degli Stati Uniti e dalla Camera dei Rappresentanti, a Washington DC, Madre Teresa sfidò il pubblico con argomenti riguardanti la vita e l'aborto e disse: "Vi prego di non uccidere il vostro bambino, lo voglio io. Vi prego di darmelo, sono lieta di accettare qualsiasi figlio che dovrebbe altrimenti essere abortito e di darlo ad una coppia sposata che lo amerà e da lui sarà amato".

Immediatamente dopo la Guerra per la Liberazione del Bangladesh, fu calcolato che più di 450.000 donne nel Pakistan dell'Est, ora Bangladesh, siano state stuprate e abbiano dato alla luce a centinaia di "figli della guerra". Madre Teresa sostenne il suo rifiuto nei confronti dell'aborto negando all'aborto stesso la possibilità di essere considerato un'opzione, dicendo alle donne rimaste sole di tenere il loro bambino che ancora doveva nascere. Ha definito meglio il suo pensiero nel 1993 quando, ad una domanda riguardante l'aborto in un caso di una quattordicenne irlandese vittima di stupro, rispose: "L'aborto non è mai necessario ... in quanto è un puro e semplice omicidio".

Mentre la sua posizione segue la linea della Chiesa Cattolica, che sostiene che la sola forma accettabile di controllo delle nascite sia una pianificazione famigliare naturale, quanti la criticano ritengono che Madre Teresa si sia sempre rifiutata categoricamente di riconoscere i problemi relativi alla sovrappopolazione, soprattutto in città come Calcutta. Molti comunque si opporrebbero alla validità di questa critica, in quanto le dinamiche di crescita della popolazione non sono mai state parte del ministero di Madre Teresa; il suo scopo era, piuttosto, quello di avere cura dei poveri.

Madre Teresa ha anche condotto delle campagne contro il divorzio, che individuò, come del resto viene insegnato dalla sua fede, come un immorale abominio e che sostenne dovesse essere reso illegale. Nel 1996 organizzò, senza successo, una campagna per mantenere la legge che vietava, in Irlanda, il divorzio.

Madre Teresa credeva fermamente nel perdono, come ella stessa dimostrò: «Una volta tirai fuori una donna da una discarica di rifiuti. Scottava per la febbre alta; le restava poco da vivere e le uniche parole che riusciva a pronunciare erano "È stato mio figlio a farmi questo". La pregai: "Devi perdonare tuo figlio. In un momento di follia, in cui non era in sé, ha fatto una cosa di cui si pentirà. Sii una vera madre nei suoi confronti e perdonalo". Ho impiegato molto tempo perché ella dicesse: "Lo perdono"; lo disse poco prima di morire tra le mie braccia, ma fu capace di dirlo con sincerità, senza preoccuparsi di essere sul punto di morire».

La suorina credeva anche nell'ecumenismo: "C'è un solo Dio, ed è Dio per tutti; è per questo importante che ognuno appaia uguale dinnanzi a Lui. Ho sempre detto che dobbiamo aiutare un Indù a diventare un Indù migliore, un Musulmano a diventare un Musulmano migliore ed un Cattolico a diventare un Cattolico migliore. Crediamo che il nostro lavoro debba essere d'esempio alla gente. Attorno noi abbiamo 475 anime: di queste, solo 30 famiglie sono Cattoliche. Le altre sono Indù, Musulmane, Sikh... Sono tutti di religioni diverse, ma tutti quanti vengono alle nostre preghiere". La visione cattolica romana sull'ecumenismo è quella per cui l'unità dev'essere vista nel tentativo di portare gli uomini all'unione con Cristo e con l'unica vera Chiesa Cattolica che Egli ha fondato.

23 aprile 2008

I cristiani nel mondo

Dalla «Lettera a Diogneto»

I cristiani non si differenziano dal resto degli uomini né per territorio, né per lingua, né per consuetudini di vita. Infatti non abitano città particolari, né usano di un qualche strano linguaggio, né conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non è stata inventata per riflessione e indagine di uomini amanti delle novità, né essi si appoggiano, come taluni, sopra un sistema filosofico umano.
Abitano in città sia greche che barbare, come capita, e pur seguendo nel vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e, per ammissione di tutti, incredibile. Abitano ciascuno la loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutte le attività di buoni cittadini e accettano tutti gli oneri come ospiti di passaggio. Ogni terra straniera è patria per loro, mentre ogni patria è per essi terra straniera. Come tutti gli altri si sposano e hanno figli, ma non espongono i loro bambini. Hanno in comune la mensa, ma non il talamo.
Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza è quella del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma, con il loro modo di vivere, sono superiori alle leggi.
Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Sono sconosciuti eppure condannati. Sono mandati a morte, ma con questo ricevono la vita. Sono poveri, ma arricchiscono molti. Mancano di ogni cosa, ma trovano tutto in sovrabbondanza. Sono disprezzati, ma nel disprezzo trovano la loro gloria. Sono colpiti nella fama e intanto si rende testimonianza alla loro giustizia.
Sono ingiuriati e benedicono, sono trattati ignominiosamente e ricambiano con l'onore. Pur facendo il bene, sono puniti come malfattori; e quando sono puniti si rallegrano, quasi si desse loro la vita. I giudei fanno loro guerra, come a gente straniera, e i pagani li perseguitano. Ma quanti li odiano non sanno dire il motivo della loro inimicizia.
In una parola i cristiani sono nel mondo quello che è l'anima nel corpo. L'anima si trova in tutte le membra del corpo e anche i cristiani sono sparsi nelle città del mondo. L'anima abita nel corpo, ma non proviene dal corpo. Anche i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo. L'anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile, anche i cristiani si vedono abitare nel mondo, ma il loro vero culto a Dio rimane invisibile.
La carne, pur non avendo ricevuto ingiustizia alcuna, si accanisce con odio e muove guerra all'anima, perché questa le impedisce di godere dei piaceri sensuali; così anche il mondo odia i cristiani pur non avendo ricevuto ingiuria alcuna, solo perché questi si oppongono al male.
Sebbene ne sia odiata, l'anima ama la carne e le sue membra, così anche i cristiani amano coloro che li odiano. L'anima è rinchiusa nel corpo, ma essa a sua volta sorregge il corpo. Anche i cristiani sono trattenuti nel mondo come in una prigione, ma sono essi che sorreggono il mondo. L'anima immortale abita in una tenda mortale, così anche i cristiani sono come dei pellegrini in viaggio tra cose corruttibili, ma aspettano l'incorruttibilità celeste.
L'anima, maltrattata nei cibi e nelle bevande, diventa migliore. Così anche i cristiani, esposti ai supplizi, crescono di numero ogni giorno. Dio li ha messi in un posto così nobile, che non è loro lecito abbandonare.

17 aprile 2008

Pezzotta: la famiglia è la vera priorità

«Una politica organi­ca per la famiglia è la priorità delle priorità». Poi sono necessarie «politiche serie per il rilancio e­conomico e per il lavoro». Savi­no Pezzotta, leader della Rosa per l’Italia e presidente della Co­stituente di centro, guarda alla legislazione appena cominciata e ne indica le priorità per «usci­re dallo stallo in cui si trova il Pae­se ». Sottolinea che il ruolo del­l’Unione di centro sarà quello di «coscienza critica del Parlamen­to ». E mette in guardia i due maggiori schieramenti dal fare una riforma elettorale «col solo scopo di annullarci».
Con cinque partiti e tre soli schieramenti in Parlamento sembra difficile che si pensi di poter trarre giovamento da un’ulteriore riduzione.
La volontà di eliminarci è stata e­splicita in tutta la campagna e­lettorale. Se ci volevano mangia­re prima temo che lo vogliano fa­re ancora. Per noi, non è un mi­stero, serve una legge elettorale alla tedesca, per ridurre la fram­mentazione e al tempo stesso consolidare il pluralismo.
Pensa che non sia positiva l’as­senza della sinistra massimali­sta dal Parlamento?
Ritengo che sia sempre un dan­no quando ci sono forze reali nel Paese che non riescono ad ave­re una rappresentanza nelle Ca­mere: è una diminutio del mo­dello democratico.
Come interpreta il voto cattoli­co?
È complicato spiegare come ab­biano votato i cattolici. Il pro­blema, però, non è questo. Il pro­blema è chi e come riuscirà a rappresentare i valori che i cat­tolici perseguono. Il centrode­stra, che si è dichiarato anarchi­co sui valori, non so come li di­fenderà. Ancora peggio il cen­trosinistra. L’Unione di centro è stata invece estremamente chia­ra, poiché fa esplicito riferimen­to alla dottrina sociale della Chiesa.
In questo senso la vostra pre­senza in Parlamento che signi­ficato può assumere?
Vede, mi ha molto preoccupato che questa campagna elettorale sia stata seguita da una parte del­l’associazionismo e del mondo cattolico con un certo distacco, quasi ci fosse il timore di dover­si schierare da una parte o dal­l’altra. Ecco, a me pare che que­sto bipolarismo, così come si è venuto formando, incuta timo­re. Il fatto che col nostro risulta­to si sia impedita una totale af­fermazione bipolare può essere positivo per l’autonomia del­l’associazionismo che fa riferi­mento all’area cattolica.
Che posizione terrete nel gioco politico?
Per prima cosa non appoggere­mo alcun governo, per segnare la nostra terzietà. Secondo, saremo la coscienza critica del Parla­mento. Sarà un’opposizione ri­gorosa e indipendente dai due schieramenti principali. A loro chiederemo conto delle pro­messe fatte in campagna eletto­rale. La nostra posizione sulle questioni eticamente sensibili sarà inequivoca e intransigente. Qui però vorrei togliermi un sas­solino dalla scarpa.
A cosa o a chi si riferisce?
A chi su un quotidiano naziona­le ha scritto che Pezzotta spera­va di «mietere il grano» nel mo­vimento per il family day. È una falsità. Non ho mai pensato di u­sare il family day per fini politi­ci, poiché sono convinto che quella sia stata una manifesta­zione autonoma, che risponde­va alle forti esigenze delle fami­glie. Un tema a me particolar­mente caro, ma so ben distin­guere la differenza fra il sociale e il politico.
Il primo segnale politico lo si ve­drà dal modo in cui vi schiere­rete per i ballottaggi?
La nostra posizione è chiara: sce­glieranno i partiti locali sulla ba­se dei programmi. Per Roma, la Rosa per l’Italia ha già previsto una riunione dei quadri e degli iscritti locali per decidere. Una necessità e un’opportunità per la nostra base.
Gli obiettivi più urgenti per il Paese?
La priorità delle priorità è il varo di una politica organica per la famiglia: introduzione del quo­ziente familiare; assegni familia­ri adeguati; aiuti concreti per i non autosufficienti, anche con l’istituzione di un fondo nazio­nale per quando restano senza nessuno; sostegno per la scuola; sostegno per le famiglie nume­rose; politica per la casa. Poi ser­vono politiche per la crescita, in­vestendo su ricerca, formazione, innovazione e produttività.

(Avvenire - 17/4/2008)

16 aprile 2008

La Massoneria e la costruzione dell'Europa

(da kattolicamente.splinder.com - 14/4/2008

Il Presidente della UE a colloquio con le logge massoniche. Ecco perchè è stato espulso il Cristianesimo dalla Costituzione Europea. Attacco alla religione e alla libertà d'educazione.

Le mani della Massoneria sull'EuropaUn comunicato diffuso da un'organizzazione massonica, Fédération française du Droit Humain, ci fa sapere quanto possano decidere i destini di noi europei. In esso c'è scritto che l'8 aprile scorso Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, ha ricevuto una delegazione composta dalla Grande Loggia Femminile di Francia, dal Grande Oriente del Portogallo e dal Grande Oriente di Francia.

Nel comunicato si legge: "Questo incontro costituisce un evento importante riguardo al posto della massoneria nella costruzione dell'Europa; questo posto è stato sottolineato, non soltanto per l'interesse e l'ascolto reale che il presidente Barroso ha mostrato alla delegazione ed al tempo che vi ha dedicato, ma anche con gli impegni assunti in termini di attenzione ai valori difesi dalla massoneria liberale e adogmatica, alle sue prese di posizione e alla espressione delle sue opinioni sui grandi argomenti che la riguardano. E' la prima volta che la Massoneria si è potuta esprimere con una qualità e ad un così alto livello delle istituzioni europee.

La delegazione ha ricevuto l'assicurazione dell'attaccamento del Presidente Barroso alla libertà di coscienza, allo spirito di laicità e al principio di separazione delle religioni dallo Stato. La delegazione ha rimarcato l'importanza dell'Illuminismo nella storia dell'Europa, dimensione da considerare almeno quanto le radici religiose e certamente più coerenti con le sue radici antiche.

Infine, è stato approvato il principio della comunicazione degli Ordini e Obbedienze Massoniche liberali e adogmatiche con gli uffici della Commissione qualora sia necessario".

Nel comunicato i massoni della Federazione francese dei Diritti Umani dichiarano che nel prossimo futuro presenteranno una proposta di raccomandazione che riguarderà tutti i sistemi educativi europei.

Ci chiediamo (ingenuamente) come mai altre minoranze, molto più numerose della Massoneria, non abbiano una rilevanza pari alla loro.

Ci chiediamo a quando arriverà la separazione dello Stato dalla Massoneria? A quando un elenco pubblico dei suoi iscritti? Come si può credere all'imparzialità dello Stato quando alti vertici delle sue strutture fanno parte di una società segreta, che spinge a favorire i suoi membri?

Con quali pretese decidono l'educazione della gioventù attraverso le strutture statali?

Ovviamente solo dei poveri ingueni superstiziosi cattolici possono farsi queste domande.

Umiltà del Papa

"Ci vergognamo profondamente e faremo tutto il possibile affinché questo non si ripeta in futuro".
Il viaggio negli Stati Uniti è iniziato con un grande gesto: Benedetto XVI si è umiliato e ha chiesto perdono ancora una volta per lo scandalo dei preti pedofili.
E ha detto chiaramente qual è la causa, promettendo di estirparla, cioè l'abitudine dei rettori dei seminari a tirare a far preti, guardando al numero e no alla qualità dei nuovi sacerdoti. Insomma, meglio pochi ma buoni.
Comunque i detrattori del Papa avranno un argomento in meno per parlarne male. La Chiesa non è indifferente alle violenze inflitte dai suoi sacerdoti ai più piccoli, anzi le combatte, a partire dalle radici del problema.
Ratzinger ha dato un'ulteriore conferma della sua profonda umiltà, e insieme della sua grandezza.

15 aprile 2008

Dichiarazioni di Pezzotta

Pezzotta: ora via alla Costituente

(Avvenire - 15/4/2008)

DA ROMA
Ora via libera alla fase costituente.
Alla luce del ri­sultato ottenuto dall’U­nione di centro, Savino Pezzotta, della Rosa per l’Italia, comincia a dise­gnare il futuro: «Ci siamo presentati senza allearci ai due schieramenti più forti e gli italiani ci han­no votato. Adesso andia­mo avanti verso la Costi­tuente. Ci siamo impe­gnati perché volevamo impedire che fosse chiu­so lo spazio al Centro non schierato. Il risultato ci conforta». Pessimista sul prossimo governo Berlusconi, perché «governerà la Lega e questo non ci conforta».
L’analisi del voto richiede poche pa­role all’ex numero uno della Cisl, par­tendo dalla constatazione che il par­tito è riuscito a superare l’8% su ba­se regionale solo in Calabria e Sicilia: «Non è andata male. Credo riuscire­mo a essere il quarto partito di que­sto Paese ma al Senato ci aspettava­mo qualcosa di più. Venivamo da u­na situazione delicata e abbiamo a­vuto una campagna elettorale da co­struire ex novo. Al Senato abbiamo avuto il mondo contro: hanno cer­cato di eliminarci. La consapevolez­za di essere l’unica forza fuori coali­zione presente in Parlamento ci le­gittima a costruire in tutta Italia quel­la nuova formazione di Centro che era e resta il nostro obiettivo strategi­co ».
Riguardo alle cose da fa­re evidenzia la necessità di cambiare la legge elet­torale. «Ci sono forze vi­ve nel Paese e che, anche se non aggregate in coa­lizioni governanti, devo­no poter trovare espres­sione e voce in Parla­mento. Escluderle signi­fica porre le condizioni per una conflittualità so­ciale che potrebbe solo nuocere».
Positivo anche il commento di Gui­do Folloni, portavoce della Rosa per l’Italia, secondo il quale il partito «ha fatto la differenza per l’esito eletto­rale dell’Unione di Centro, ben oltre la Sinistra arcobaleno, fino a ieri ac­creditata come terza forza dopo Pd e Pdl. Questo è il primo contributo che la nostra Rosa porta alla difesa della buona politica. Ora è impor­tante guardare alla Costituente di Centro. Tra un anno le amministra­tive e le europee diranno quanto sia importante il risultato che abbiamo prodotto».
Il leader della Rosa per l’Italia: «Non è andata male. Ci siamo impegnati per avere uno spazio al Centro non schierato»

Bilancio

Facendo un primo bilancio... L'UDC è l'unica forza oltre alle due maggiori ad essere entrata in Parlamento. Speravo di poter essere più decisivi in Senato ma comunque non è andata malissimo.

Non mi sarei mai aspettato la scomparsa dei comunisti dal Parlamento. Da una parte può essere un segno di maturità della nostra democrazia, ma è anche un segno inquietante proprio perché esclusi dal Parlamento possono diventare pericolosi.

Il PD ha fatto un ottimo risultato, e non ha subito il disastro del governo Prodi.

A destra, ha vinto Berlusconi. Sì ma in Parlamento il PDL (da solo, senza la Lega e l'MPA) non ha la maggioranza assoluta. Al Senato ha 144 seggi su 315 (46%), e alla Camera 272 su 640 (43%). Questo vuol dire che ogni provvedimento, per passare, deve avere l'approvazione della Lega. Quindi alla fine chi è determinante nel nuovo Parlamento è Bossi.

Speriamo bene!

13 aprile 2008

Dal blog di Savino Pezzotta

Grazie!

Commenti Pubblicato by sp 12 Aprile 2008 in E io cosa ne penso.

L’accoglienza calorosa spontanea che ho ricevuto in questi giorni è il filo conduttore emotivo di questa campagna elettorale: grazie! Ho riscontrato ovunque una affluenza che mi riempie di gioia e rafforza in me la convinzione di aver intrapreso un progetto importante che porta alla costruzione della casa dei moderati. Su questa idea ho condiviso l’entusiasmo di tanti cittadini.
Incontro dopo incontro ho sentito di esprimere la volontà di tanti italiani, su argomenti spesso tralasciati dalla politica del bipartitismo su cui è necessario assicurare una tutela che sia sostanziale e non soltanto formale: la famiglia, i giovani, la sicurezza non possono rappresentare idee astratte o proclami sterili.
Sono Valori che condividiamo e che ci accomunano non solo nel modo di vedere la politica.
Mi ha rassicurato lo sguardo sereno degli elettori anche quando ho parlato dei sacrifici che dovremo affrontare. Da ciò ho tratto la convinzione che gli italiani sono un popolo maturo che non crede alle promesse elettorali destinate a non essere mantenute.
Il mio ringraziamento è sin d’ora rivolto ai tanti amici della Rosa Bianca, soprattutto a quelli che sono venuti da lontano anche solo per partecipare. Ma a tutti voi che mi avete seguito rivolgo un grazie sincero, di cuore, con l’impegno a confrontarci già da martedì sui programmi e sui progetti che, insieme, porteremo avanti.
Savino Pezzotta

Ho avuto l’onore di concludere la campagna elettorale di fronte a tanta gente che mi ha riconosciuto un affetto convinto e spontaneo, nonostante la pioggia. Ho visto striscioni di amici della Rosa per l’Italia provenienti da tutta Italia: di questo sono orgoglioso perché questa campagna elettorale rappresenta l’inizio di un progetto importante e condiviso.
Abbiamo dimostrato che il centro esiste al di là delle logiche di schieramento imposte da un bipolarismo esasperato che sacrifica la democrazia sull’altare di una presunta stabilità, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.
L’Italia non cresce. E sono ormai sette anni. La povertà coinvolge fasce di cittadini sempre più ampie e la spirale inflazionistica dilaga. Ormai ne è coinvolta anche quella piccola borghesia che per anni è stata il motore trainante del nostro Paese: ne pagano le conseguenze i giovani, le famiglie, le fasce più deboli.
Eppure questi fenomeni sempre più preoccupanti sono stati ignorati tanto da destra che da sinistra, impegnate a confrontarsi su promesse elettorali che durano lo spazio di un mattino.
Noi crediamo in questi valori, crediamo nella famiglia, nello sviluppo, nella difesa della vita.
Il nostro impegno sarà concreto, tangibile, ma soprattutto realizzabile per restituire il sorriso e la fiducia ai cittadini italiani e renderli partecipi del futuro del nostro Paese.
Savino Pezzotta

12 aprile 2008

Pietro e il mondo

Il Papa: la pace è un dovere, disarmiamo cuori e arsenali
Messaggio di Benedetto XVI al Pontificio Consiglio «Giustizia e pace»
«Dalla riduzione delle spese militari un fondo mondiale per lo sviluppo»

(Salvatore Mazza - Avvenire - 12/4/2008)

Preoccupato per «le tensioni e le guerre» che continuano ad attraversare il mon­do, Benedetto XVI richiama l’esigenza di «un’azione comune sul piano politico, eco­nomico e giuridico» perché la pace possa af­fermarsi nel mondo. Tanto più urgente oggi quando «fenomeni come il terrorismo su sca­la mondiale rendono labile il confine tra la pa­ce e la guerra, pregiudicando seriamente la speranza del futuro dell’umanità», e «la co­munità internazionale sembra come smarrita». A una settimana dal discorso che pronuncerà davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, nel corso del suo viaggio in Usa, Papa Ratzinger è tornato ieri sulle sfide po­ste alla coesistenza tra gli uomini e le nazioni. Lo ha fatto nel Messaggio inviato al cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pon­tificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in occasione del Seminario internazionale orga­nizzato da quel Dicastero su «Disarmo, svi­luppo e pace. Prospettive per un disarmo inte­grale » . Nel mondo di oggi, osserva il Pontefice fotografando la situazione del mondo attuale, «anche laddove non si vive la tragedia della guerra sono però diffusi sentimenti di paura e di insicurezza». Inoltre «nel mondo restano a­ree senza un adeguato livello di sviluppo u­mano e materiale», così che «non pochi popoli e persone sono privi dei diritti e delle libertà più elementari», e «anche nelle regioni del mondo, dove si registra un elevato livello di be­nessere, sembrano allargarsi sacche di emar­ginazione e miseria. Il processo mondiale di globalizzazione, se ha aperto nuovi orizzonti, non ha forse ancora apportato i risultati spe­rati ».
Certo, di fronte a tutto ciò «si potrebbe essere presi da un giustificato sconforto e da rasse­gnazione ». «Diffidenza» e «solitudine», scrive Benedetto XVI, sono i sentimenti che sembra­no «prevalere» nelle relazioni internazionali, al punto che «una guerra totale, da terribile profezia, rischia di trasformarsi in tragica realtà». Se allora per superare questa situazio­ne, «occorre certamente un’azione comune sul piano politico, economico e giuridico», ancor prima è per il Papa «necessaria una condivisa riflessione sul piano morale e spirituale». In particolare «appare sempre più urgente pro­muovere un 'nuovo umanesimo', che illumi­ni l’uomo nella comprensione di se stesso e del senso del proprio cammino nella storia».
Se disarmo, sviluppo e pace sono elementi «in­terdipendenti », è altresì vero che «il disarmo non interessa solo gli armamenti degli Stati, ma coinvolge ogni uomo, chiamato a disar­mare il proprio cuore e ad essere dappertutto operatore di pace». Allo stesso modo, «lo svi­luppo non può ridursi a semplice crescita e­conomica: esso deve comprendere la dimen­sione morale e spirituale». Dunque, osserva ancora Benedetto XVI, se «la guerra non è mai inevitabile e la pace è sempre possibile, anzi doverosa», questo è il momento «di cambiare il corso della storia, di recuperare la fiducia, di coltivare il dialogo, di alimentare la solidarietà», perseguendo la via di «un umanesimo inte­grale e solidale, nel cui contesto – è la conclu­sione del Papa – anche la questione del disar­mo assume una natura etica e spirituale e l’u­manità potrà camminare verso l’auspicata pa­ce autentica e duratura».
Sicuramente «fino a quando sarà presente il rischio di un’offesa – osserva il Papa – l’arma­mento degli Stati si renderà necessario per ra­gioni di legittima difesa», ma «tuttavia, non ap­pare lecito qualsiasi livello di armamento». Di qui l’osservazione di come «le ingenti risorse materiali e umane impiegate per le spese mi­litari e per gli armamenti vengono di fatto di­stolte dai progetti di sviluppo dei popoli, spe­cialmente di quelli più poveri e bisognosi di aiuto», e l’appello rinnovato a che «gli Stati ri­ducano la spesa militare per gli armamenti e prendano in seria considerazione l’idea di creare un fondo mondiale da destinare a pro­getti di sviluppo pacifico dei popoli».

Stato e laicità

Riporto un post del blog santaopposizione.ilcannocchiale.it che ho condiviso in pieno.
  • L’Italia è nata grazie ad un duplice esproprio, una duplice conquista arbitraria, una guerra senza preventiva dichiarazione di guerra: prima contro il Regno delle Due Sicilie, poi contro lo Stato della Chiesa, sorto per difendere il patrimonium Sancti Petri e che nei secoli aveva portato magnificenza e grandezza alla città di Roma. Le forze che hanno condotto queste guerre erano, esplicitamente, anticattoliche (garibaldini, protestanti, massoni, cavouriani o mazziniani). In Piemonte, in quegli anni, i cattolici venivano perseguitati, i monasteri confiscati, alcuni vescovi arrestati e preti arbitrariamente processati (cfr. Angela Pellicciari, Risorgimento anticattolico, Piemme), le encicliche e le allocuzioni di Pio IX non potevano circolare e lo stesso Vittorio Emanuele II fu tre volte scomunicato. Si può, in sintesi, affermare che l’Italia è nata illegittima e, modestamente, per me (non per la Chiesa Cattolica italiana, ahimè: quel grande Pontefice che fu Paolo VI, nel 1965, affermò che la Chiesa non aveva “nessun rimpianto per il potere temporale”) rimane tale. Dunque, come comportarsi? Non riconoscere questo magnum latrocinium di agostiniana memoria od obbedire anche ad uno Stato ingiusto? Ritenere il non expedit del mirabile Pontefice Pio IX ancora valido o stimarlo superato? Kant, nella sua Dottrina del diritto, scrive: “quando una rivoluzione sia riuscita e siasi fondata una nuova costituzione, l’illegalità della sua origine e il suo modo di stabilirsi non possono sciogliere i sudditi dall’obbligo di adattarsi al nuovo ordine di cose”. Chi può capire, capisca…
  • I comunisti furono e restano ipso facto scomunicati. Il 28 giugno 1949 il Sant’Uffizio decretò che “fa peccato mortale e non può essere assolto: 1) chi è iscritto al partita comunista; 2) chi ne fa propaganda in qualsiasi modo; 3) chi vota per esso e per i suoi candidati; 4) chi scrive, legge e diffonde la stampa comunista; 5) chi rimane nelle organizzazioni comuniste” perché “il comunismo è materialista e anticristiano; i capi comunisti, sebbene a volte sostengano a parole di non essere contrari alla Religione, di fatto sia nella dottrina sia nelle azioni si dimostrano ostili a Dio, alla vera Religione e alla Chiesa di Cristo”. Chi può capire, capisca…
  • Allo stesso modo, secondo quanto ha scritto il Prefetto della Congregazione per la Fede, card. Joseph Raztinger, il 26 novembre 1983, è “immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione”. Chi può capire, capisca…
  • Chi vota partiti o uomini politici che sostengono de jure e de facto l’aborto, l’eutanasia o la liceità del matrimonio poligamo e/o omosessuale, commette peccato. Chi può capire, capisca…
  • Molti, di questi tempi in cui è assai in voga il tiro al bersaglio contro il Sommo Pontefice e la Santa Chiesa, affermano la laicità dello Stato, innalzano la laicità dello Stato fino ad elevarla a “verità”, adorano la laicità dello Stato. Purtroppo dimenticano che le loro amate istituzioni laiche non hanno il dono della profezia, il quale ha invece la Chiesa che infatti ha duemila anni di vita ed è passata, vincendole, attraverso le invasioni dei barbari, persecuzioni massoniche, protestanti e islamiche, totalitarismi rossi e neri, sapendo financo trovare nuova linfa vitale in qualsivoglia contesto storico. Secondo il nostro modesto quanto inutile parere, andrebbe ripresa in seria considerazione la dottrina della gerarchia dei fini del Doctor Angelicus San Tommaso l’aquinate (1225 – 1274). Tale dottrina riconosce l’autonomia dei fini in ogni grado del reale, e nello stesso coordina il fine del grado inferiore a quello superiore, che lo comprende in sé e lo eleva a più alto e spirituale significato. Il potere civile non ha altra funzione che quella di instituere bonam vitam in subiecta moltitudine, mentre il potere spirituale deve guidare gli uomini sulla via della eterna beatitudine e lo stesso potere civile deve creare e garantire le condizioni perché la Chiesa compia la sua missione. Tutto, insomma, è subordinato alla salvezza dell’anima: salus animarum prima lex. Lo Stato non ha dignità di fine ultimo, il quale si attua solo fuori e sopra la società civile, in una vita soprannaturale sotto la direzione della Chiesa. Tuttavia è salva l’autonomia del potere civile che, nella sua sfera, può realizzare il bene comune secondo i mezzi che ritiene migliori. San Tommaso esige che il potere sia cristiano come conditio sine qua non della sua esistenza, ma non che lo Stato sia governato dalla Chiesa. Il potere spirituale deve essere separato da quello civile ut a terrenis essent spiritualia distincta e la supremazia morale e spirituale della Chiesa non implica ingerenza diretta nel dominio temporale. Sicut corpus habet esse ab anima, sic etiam temporalis iurisdictio principum habet esse per spiritualem Petri et successorum eius. Chi può capire, capisca…

10 aprile 2008

Intervista




Rai Parlamento - Intervista a Pier Ferdinando Casini - 8/4/2008


08 aprile 2008

Testimoni


PIETRO E IL MONDO

L'Unione di Centro difende la famiglia


Roma, 8 apr. (Adnkronos) - "Siamo per ridurre le imposte, ma non bisogna farlo genericamente. Ridurre un punto di Irpef per tutti i redditi come propongono Berlusconi e Veltroni e’ si’ un proposito giusto ma noi riteniamo che determini un grande buco nelle casse dello Stato e poco lievito per i singoli. Vogliamo invece partire dalla famiglia". Lo ha affermato Pier Ferdinando Casini, ospite di ’Mattinocinque’. "Riteniamo -ha aggiunto- che selettivamente le tasse debbano incominciare a diminuire per la famiglia. Gli italiani fanno pochi figli, e’ una grande questione politica e civile, tra qualche anno nelle nostre scuole andranno solo ragazzi extracomunitari, perche’ noi non avremo italiani da mandare, dobbiamo fare piu’ figli e aiutare anche la madre in diversi momenti della sua vita".


Unione di Centro: Matrimonio solo tra lui e lei Nessuna modifica alla legge 40
L’Unione di Centro fin dal­le prime righe del suo programma stabilisce che la famiglia è una «società natura­le fondata sul matrimonio di un uomo e una donna». Il program­ma ufficiale, data questa premes­sa chiara e limpida, tace sulla questione della regolamentazio­ne delle coppie di fatto.
«Noi non vogliamo dare giu­dizi sulle convivenze – in­terviene Luisa Santolini, responsabili del setto­re Famiglia e Politiche sociali dell’Udc e can­didata alla Camera –.
Ma le coppie di fatto non sono famiglia. Ciò non vuol dire che non vogliamo tutelare i dirit­ti individuali dei singoli al­l’interno di una convivenza, lad­dove essi vengano meno. Su que­sto ci impegneremo a usare tutti gli strumenti che ci fornisce il di­ritto civile e amministrativo».L’alleanza con i 'cugini' della Ro­sa per l’Italia di Savino Pezzotta, che fu portavoce al Family day a Roma del 2007, completa il quadro sul tema delle coppie di fat­to, così come le posizioni ferme e­spresse varie volte da altri espo­nenti autorevoli dell’Udc come Rocco Buttiglione e il segretario di partito Lorenzo Cesa.
Quanto alla legge 40, l’opinione è molto chiara. Se nel programma elettorale non se ne fa cenno se non per un riferimento al «ri­spetto della vita, dal concepi­mento alla morte natura­le », la posizione espres­sa più volte dall’Udc non lascia margini a fraintendimenti. Si vuole scongiurare o­gni revisione della leg­ge 40, soprattutto sul fronte della diagnosi pre-impianto, una tecni­ca che nasconde la «volontà di decidere chi è degno di vive­re e chi no e di eliminare gli em­brioni 'avariati'», aggiunge an­cora la Santolini, che fu tra i più battaglieri difensori della norma­tiva in occasione del referendum parzialmente abrogativo del 2005. (Avvenire - 8/4/2008)

04 aprile 2008

5 impegni


I cinque impegni dell'UDC:
  • CENTRALITA' DELLA FAMIGLIA
  • IL MERITO PRIMA DI TUTTO
  • DIFESA DELLA VITA
  • PIU' SICUREZZA
  • INDIPENDENZA ENERGETICA

L’UOMO AL CENTRO

L’UDC rivendica con orgoglio la sua natura di partito laico di ispirazione cristiana che fa riferimento alla dottrina sociale della Chiesa e informa la sua azione ai principi del bene comune, della solidarietà e della sussidiarietà, applicati alla moderna società. In quest’ottica rivendica con forza il:

  • Rispetto della vita, dal concepimento alla morte naturale.
  • Rispetto della dignità della persona umana, con particolare riguardo ai diritti costituzionalmente garantiti della salute, del lavoro, dell’iniziativa economica, dell’istruzione, della libertà personale e del giusto processo.
  • Rispetto della libertà religiosa, con particolare considerazione per la nostra identità cristiana, frutto della storia e della tradizione italiana.
  • Rispetto della famiglia, intesa come società naturale fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna.
  • Rispetto della libertà di educazione dei genitori.
  • Rispetto delle comunità intermedie tra lo Stato e il cittadino, con particolare riguardo alle autonomie locali e alle associazioni di volontariato.
POLITICA DEI REDDITI:LA FAMIGLIA AL CENTRO

PREMESSA

La detassazione dei redditi dev'essere significativa se si vogliono produrre effetti positivi sui cittadini e stimolare l'offerta di lavoro e gli investimenti. Tagli minimali all'IRPEF rischiano di non essere realmente percepiti dai cittadini e di non aiutare la ripresa economica. Proponiamo quindi una detassazione "selettiva", mettendo al centro della nostra politica fiscale la Famiglia, in particolare le famiglie monoreddito con figli, ovvero i soggetti oggi più penalizzati. Liberare risorse per queste famiglie non è solo un atto di giustizia, ma un investimento sociale.


PROPOSTE
  • Riconoscimento alla famiglia del ruolo di soggetto tributario. Bonus e detrazioni per attività del nucleo familiare in proporzione al numero di componenti (con agevolazioni aggiuntive per la presenza di diversamente abili e di non autosufficienti): badanti, colf, asili nido e scuole, libri e mense scolastiche, attività sportive, corsi di studio all'estero, detassazione delle borse di studio, agevolazioni per l'avvio di imprese familiari, spese mediche detraibili al 100% senza tetto.
  • Incremento degli assegni familiari per ogni figlio a carico.
  • Conciliazione dei tempi di lavoro con la vita quotidiana familiare.
  • Esenzione dei contributi per le imprese che assumono lavoratori delle fasce deboli, previa formazione professionale.
  • Introduzione di incentivi fiscali per le imprese che assumono lavoratori di età superiore a 40 anni.
  • Blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef.
  • Diminuzione della pressione fiscale per i redditi da lavoro dipendente: recupero a vantaggio del lavoratore di parte delle trattenute fiscali e previdenziali, in particolare per le retribuzioni incentivanti (straordinari, premi di produttività e risultato...).
  • Adeguamento delle aliquote al costo della vita: gli scaglioni di reddito vanno riparametrati al potere d'acquisto.
CASA: I GIOVANI AL CENTRO

PREMESSA

Il problema della casa è grave per tante famiglie e soprattutto per le giovani coppie. I prezzi corrono più velocemente delle retribuzioni medie, in particolare per il significativo aumento del valore delle aree.

PROPOSTE

  • Concessione di una nuova capacità edificatoria subordinata alla destinazione di una quota da destinare a residenza sociale con canone calmierato o vendita agevolata con preferenza per le giovani coppie.
  • Esenzione dall'Ici per le abitazioni locate a canoni concertati.
  • Aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui destinati a prima casa secondo l'entità del nucleo familiare.
  • Cedolare secca del 20% sugli affitti per favorire l'emersione dei contratti illegali ed il ripristino della redditività dei canoni di locazione, prevedendo agevolazioni per le giovani coppie in termini di detrazioni degli interessi sui mutui; introduzione di una parziale detrazione del canone per i nuclei familiari in base al reddito ed al numero dei componenti.
  • Aumento delle aliquote e del massimale delle detrazioni per le ristrutturazioni edilizie.

PAX FISCALE: IL CITTADINO AL CENTRO


PREMESSA

Superare Visco. Dopo due anni di guerra tra il fisco e il cittadino, bisogna realizzare la "pax fiscale": combattere davvero l'evasione, alleggerire il carico su famiglie e imprese, dare certezza delle regole.


PROPOSTE

  • Rispetto tassativo dello "Statuto del contribuente", specie al fine di evitare imposte retroattive.
  • Lotta all'evasione non con atteggiamenti vessatori ma attraverso l'introduzione del "contrasto di interessi" tra contribuenti, con la previsione della detraibilità dalla dichiarazione dei redditi di una parte significativa di spese documentate e qualificate.
  • Tregua fiscale: una volta fatte le riforme fiscali, il governo si impegna per i successivi due anni a non introdurre nuove regole o modificare le esistenti.

03 aprile 2008

Il voto utile al Paese

di Savino Pezzotta (1/04/08 - blog.savinopezzotta.it)



Dico subito che il voto è utile se è dato pensando al Paese.

Un voto espresso per il bene comune del Paese è quello dato per l’Unione di Centro perché sta pensando ad una politica che abbia al centro la persona, i suoi bisogni, le sue aspettative. È un voto che proietta un futuro.
È un voto che rompe il duopolio politico che nel tentativo di radicalizzare la scelta sta mostrando di essere alle corde e di avere paura.
Ho visto, nell’arco di pochi giorni di campagna elettorale invitare al ”voto utile”, ovvero quello dato ai due partiti più grandi, al ”voto utile solo a metà” del voto disgiunto tra Camera e Senato.
Ho letto chiaramente il loro obiettivo: colpire il centro.
Questo è già la nostra prima e vera vittoria: il “centro c’è”, è una proposta seria… non è inutile, sono persone che interrogano le coscienze, innova un sistema ormai al paradosso dello scambio tra le opposizioni .
L’Unione di Centro è un “centro” riformatore, autonomo e con una sua specificità che vuole dare slancio ad un nuovo modo di fare politica.
Abbiamo opposto il virus della libertà alla pretesa di autosuffcienza!
La nostra presenza ha liberato gli elettori dall’obbligo di scegliere se stare di qua o di là, ci siamo anche noi e richiamiamo ad un voto libero e responsabile.
Il voto deve essere utile al Paese, non a promesse mirabolanti che non possono essere mantenute.
Il voto deve servire a scegliere una politica seria, coerente e di buon senso che pone sceglie soluzioni concrete per il bene comune, per riscattare dimensioni e ruoli vivi presenti nel nostro Paese, nel rispetto dei valori fondanti la nostra società…
Il resto è utilitarismo.

01 aprile 2008

E' vita!

Sulla 194

Tanto per discutere, riporto qui la mail di una studentessa di Operazioni di Pace, Gestione e Mediazione dei Conflitti dell'Università di Firenze, a cui ero iscritto anch'io, pubblicata sul gruppo Yahoo degli studenti del corso di laurea. Allego anche la mia risposta.

Mail di Ilaria:

Dopo le polemiche di qualche tempo fa il dibattito sulla 194 non fa
più
notizia, ma questo non ci rende più tranquille. La laicità e la
questione
dell'autodeterminazione sembrano espulse da questa campagna
elettorale, in
cui le posizioni su questi temi sono sempre più simile
tra i due partiti
maggiori.

Per questo riteniamo fondamentale
continuare a tenere vivo il dibattito e
parlare di 194, sessualità,
contraccezione, laicità, e tutto quello che ci
viene in mente.

Lo
faremo con un'iniziativa venerdì 4 aprile, dalle ore 19.30 presso il
circolo di viaccia che non vuol essere un dibattito tra relatori
esperti e
pubblico, ma un'occasione di incontro e confronto attraverso
domande e
interventi: i nostri dubbi, le nostre domande a cui
risponderanno operatrici
sociosanitarie e esponenti della società
civile.

L'incontro si propone come occasione di confronto anche tra
donne di
generazioni e paesi diversi, perchè le conquiste degli anni
passati possono
essere patrimonio di tutte solo se vengono condivise, e
solo insieme
possiamo difenderle e renderle attuali.

in allegato
volantino dell'iniziativa,
19.30 aperitivo buffet (con possibilità di
spazio gioco per i bambini)
21.15 incontro con le operatrici
a seguire
dj set

per inviare le domande da fare alle operatrici,
www.
pratoasinistra.it/contact
______________________________

_________________
Elezioni mailing list
Elezioni@pratoasinistra.it
http://pratoasinistra.
it/mailman/listinfo/elezioni


Risposta mia:

Invece c'è Giuliano Ferrara che cerca di tenere vivo il dibattito sull'aborto.
Sulla grande conquista delle femministe di poter uccidere il proprio figlio se lo ritengono giusto.
Questa sì che è libertà! Perché dover tenere un figlio se si sogna di fare carriera, o se peggio ancora questo potesse nascere malato e richederebbe una quantità di affetto e di cure che una donna oggi non può di certo farsi carico. Meglio liberarsi subito da questo peso!
Anche a costo di farsi una violenza psicologica fortissima, come succede purtroppo a molte donne che abortiscono, ma questi in fondo sono solo effetti collaterali.
L'importante è che quel bambino non sia nato e non abbia sconvolto l'esistenza di una donna.
Io direi che per essere veramente laico uno stato dovrebbe smettere di obbligare la gente a seguire il comandamento della chiesa di non uccidere. Se uno vuole farlo perché la chiesa deve intromettersi e impedirlo?
Anche la 194 in fondo è limitativa, perché consente alle donne che non vorrebbero abortire di non farlo. Per fortuna i medici fanno di tutto per convincerle, e i centri di aiuto alla vita non li consulta nessuno. Ferrara vorrebbe che le donne potessero scegliere senza condizionamenti! E magari dare retta alla chiesa! Per fortuna voi femministe vi battete per impedirlo!

Forza compagne laiciste! Distruggiamo finalmente ogni diritto alla vita!!!

28 marzo 2008

Testimonianza sulla famiglia



Ventenne, romana, studia fisica all'università ed è la sesta di otto figli: 'sono nata in una famiglia cristiana, aperta alla vita, in una casa con la porta aperta a tutti'.
All'Auditorium della Conciliazione, Irene parla delle difficoltà materiali per una casa così numerosa, ma anche del valore della famiglia. E proprio per le famiglie alla politica 'non chiede politiche assistenziali, ma giustizia'.

Matteo 7

1 Non giudicate, per non essere giudicati; 2 perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. 3 Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? 4 O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave? 5
6 Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
7 Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; 8 perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. 9 Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? 10 O se gli chiede un pesce, darà una serpe? 11 Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!
12 Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.
13 Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; 14 quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!
15 Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. 1617 Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; 18 un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19 Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. 20 Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.
21 Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? 23 Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.
24 Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. 26 Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».
28 Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento: 29 Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.

27 marzo 2008

L'identità della Chiesa

di Ernesto Galli della Loggia (Corriere della Sera - 27/3/2008)


Sono due le questioni al centro della discussione nata dalla conversione al Cattolicesimo di Magdi Allam, nonché dal battesimo in San Pietro impartitogli da Benedetto XVI, che quella conversione ha per così dire ratificato e reso pubblica nel più solenne dei modi. La prima questione riguarda per l’appunto il fortissimo segno pubblico impresso dalla solennità della circostanza. Molti vi hanno visto quasi l’immagine di una «Ecclesia triumphans», di una nuova Chiesa trionfante pronta a lanciarsi in una crociata anti-islamica. Vi hanno visto cioè un più o meno esplicito contenuto politico. Prima però di rispondere se il gesto in questione possa davvero essere interpretato così, sarebbe bene riflettere sul fatto che, come in tutte le istituzioni che hanno alle spalle una tradizione secolare (penso alla monarchia britannica ad esempio), anche nella Chiesa cattolica «pubblico » e «politico» non sono necessariamente due dimensioni sovrapposte e/o sovrapponibili.

Spesso la dimensione pubblica, i riti, le celebrazioni, corrispondono a esigenze che piuttosto che con la politica hanno a che fare con una vicenda storico- identitaria; sono cioè la manifestazione e insieme la rivendicazione della propria natura e della propria storia. Si potrà naturalmente obiettare che tra i due ambiti vi è un certo rapporto, ed è senz’altro vero. Ma è ancor più vero che si tratta di cose assai diverse, le quali implicano intenzioni e prospettive ideali anch’esse assai diverse. Riaffermare pubblicamente chi si è, da quale storia si viene, non vuol dire affatto enunciare per ciò stesso un programma di azione, indicare obiettivi, insomma fare politica nel senso che comunemente si dà a questa parola. È molto probabile insomma che con il battesimo in San Pietro la Chiesa di Benedetto XVI — il cui pontificato sembra particolarmente sensibile proprio a questo tema — abbia voluto soprattutto riaffermare la propria identità, al cui centro sta, precisamente, la conversione. E cioè il battesimo.

Il Cristianesimo, infatti, lungi dal nascere come una religione etnica, cioè legata vocazionalmente a una determinata popolazione, è nato anzi in polemica con una religione siffatta, nel suo caso rappresentata per l’appunto dall’ebraismo. Proprio perciò esso dovette inizialmente affidare le sue sole speranze di successo alla spontanea adesione di migliaia e migliaia di uomini e donne, dovendo a null’altro che a tale adesione la sua prima, decisiva diffusione nel mondo. C’è stato e c’è un evidente, intimo nesso tra tutto questo e alcuni tratti cruciali dell’identità culturale cristiana nel suo complesso, a cominciare da quei tratti fondamentali costituiti dalla centralità della persona e dal primato della coscienza. Il motore storico del Cristianesimo, insomma, così come una delle sue massime dimensioni fondative, è stata la conversione. Ed è plausibile, direi ovvio, che per la Chiesa, la quale della storia cristiana si considera la vera erede, continui a esserlo; e che con il rito in San Pietro essa abbia voluto semplicemente ribadire questo elemento centralissimo della sua identità: a dispetto di ogni opportunismo (questo sì politico!) e di ogni conformismo dei tempi.

Ha senso fargliene una colpa? Tuttavia, si aggiunge —ed è la seconda questione di cui si dibatte—le «bellicose dichiarazioni» rese da Magdi Allam stesso all’indomani del battesimo hanno piegato ad un significato politico la sua conversione, e dunque anche il rito e la partecipazione ad esso del Papa. Certo: bellicose quelle dichiarazioni lo sono state senz’altro. Ma chi punta il dito contro di esse, vedendovi soltanto un clamoroso fraintendimento della natura complessa dell’Islam, e, ancor peggio, una mancanza di carità cristiana, chi fa ciò, non solo, forse, dovrebbe spendere almeno qualche parola sulla terribile condizione personale del dichiarante. Sul fatto, per esempio, che Allam, sua moglie e i suoi figli vivono ormai da anni una vita non vita, una vita priva di un solo momento di vera intimità e tranquillità, dovendo tutto prevedere e programmare, circondati, 24 ore su 24, da uomini con le armi spianate che stanno lì a ricordargli continuamente il pericolo mortale sospeso sulle loro teste.

Non solo; forse dovrebbe anche chiedersi come mai, di fronte alla violenza delle ripetute condanne a morte giunte dall’islamismo «estremista» ad Allam come a Salman Rusdie, come a Robert Redeker e a tanti altri, come mai di fronte alle «aberranti derive fondamentaliste e terroriste» dell’Islam, in nessuna occasione sia arrivata alle nostre orecchie dallo stesso Islam una voce significativa, alta e forte, di condanna; come mai nessun imam di fama, nessun celebre intellettuale, nessuna importante istituzione o assemblea islamica abbia mai pensato di pronunciarsi in maniera irrevocabile contro tale uso barbarico della fede. Dovrebbe chiederselo e, se possibile, anche darsi, e darci, una risposta.