CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 30 marzo 2006 (ZENIT.org).- Ci sono tre principi non negoziabili per la Chiesa e i cristiani nella vita pubblica, ha spiegato questo giovedì Benedetto XVI: la difesa della vita, il riconoscimento della famiglia e la libertà di educazione.
Il Papa lo ha detto a circa cinquecento parlamentari del Partito Popolare Europeo, che hanno celebrato a Roma il loro congresso continentale.
Nel suo discorso, con il quale ha risposto alle parole di saluto del presidente del gruppo parlamentare, Hans-Gert Poettering, il Santo Padre ha iniziato rivendicando il diritto dei rappresentanti religiosi ad esprimere i loro principi in una società democratica.
"Quando le Chiese o le comunità ecclesiali intervengono nel dibattito pubblico, esprimendo riserve o ricordando principi, non stanno manifestando forme di intolleranza o interferenza, perché questi interventi cercano unicamente di illuminare le coscienze, affinché le persone possano agire liberamente e con responsabilità, in base alle autentiche esigenze della giustizia, anche se questo può entrare in conflitto con situazioni di potere e di interesse personale", ha spiegato.
Passando ad analizzare in particolare gli interventi pubblici della Chiesa cattolica, la sua massima guida ha osservato che il suo interesse "si centra sulla protezione e sulla promozione della dignità della persona e per questo presta particolare attenzione ai principi che non sono negoziabili".
Con la chiarezza di un professore, il Pontefice ha enunciato questi principi:
- "protezione della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del suo concepimento fino alla morte naturale";
- "riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, come unione tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio, e la sua difesa di fronte ai tentativi di far sì che sia giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che in realtà la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo ruolo sociale insostituibile";
- "la protezione del diritto dei genitori ad educare i loro figli".
Benedetto XVI ha constatato che "questi principi non sono verità di fede", perché "anche se sono illuminati e confermati dalla fede" "sono insiti nella natura umana, e pertanto sono comuni a tutta l'umanità".
"L'azione della Chiesa nella loro promozione non è quindi di carattere professionale, ma si dirige a tutte le persone, indipendentemente dalla loro affiliazione religiosa", ha affermato.
Quest'opera di difesa degli aspetti fondamentali della dignità umana, ha concluso, non dovrebbe essere realizzata solo dalla Chiesa. Di fatto, "è ancor più necessaria nella misura in cui questi principi sono negati o fraintesi, perché in questo modo si compie un'offesa alla verità della persona umana, una grave ferita provocata alla giustizia stessa".
26 gennaio 2010
Il sogno di una nuova generazione di cattolici
Card. Angelo Bagnasco
Prolusione del 25 gennaio 2010
20 gennaio 2010
Per i bambini di Haiti - Adozioni a distanza
|
| 1000 WINNIE DA ADOTTARE A DISTANZA Il "Progetto Agata Smeralda", dinanzi alla terribile tragedia di Haiti, lancia una sottoscrizione finalizzata alla ricostruzione e al sostegno continuativo di una scuola e di strutture al servizio dell'infanzia gestite dai Padri Gesuiti, presenti ad Haiti, e con i quali è già entrato in contatto. L'obiettivo è quello di adottare a distanza 1000 bambini haitiani rimasti orfani. E per questo sollecita l'adesione e l'impegno di tutti. Quello che il Progetto Agata Smeralda intende attuare, com'è nel suo specifico stile, (già lo ha fatto negli anni passati per l'Albania e per lo Sri Lanka) è un intervento in grado di andare oltre l'emergenza. In questo senso il sostegno a distanza è uno strumento prezioso e particolarmente efficace: non è un intervento una tantum basato sull'emotività di un momento, su un'emergenza destinata ad essere presto dimenticata, ma si fonda sulla continuità, su un progetto dilatato nel tempo, in grado di garantire ai bambini una speranza di vita e di crescita, assicurando loro cibo, cure e istruzione. E si avvale di missionari che vivono in mezzo ai poveri, che conoscono in profondità la situazione e sono in grado di garantire l'efficacia dell'intervento e il corretto utilizzo delle risorse economiche. Abbiamo intitolato questa iniziativa "1000 Winnie da adottare a distanza", avendo ancora vive negli occhi le drammatiche immagini televisive che mostravano il salvataggio dalla macerie della piccola Winnie, 18 mesi, rimasta viva in quell'inferno dopo quattro giorni e quattro notti. Un segno della vita che vince la morte, della speranza che deve riguardare il futuro di tanti bambini. Per questo Agata Smeralda, oltre a chiedere offerte per la ricostruzione, propone l'iniziativa "1000 Winnie da adottare a distanza", che si rivolge in particolare a coloro che vogliono dare un contributo concreto per i bambini di Haiti impegnandosi a sostenere una vera e duratura rinascita, in grado di incidere anche su una situazione di sottosviluppo, di degrado e di miseria che ad Haiti era presente ben prima del terremoto. Con le adozioni a distanza, il miglioramento delle condizioni di vita e di salute dei bambini, grazie anche alla scuola, potrà aiutarli a guardare al futuro con speranza.
Per iniziare un'adozione a distanza basta effettuare un versamento di € 31,00 ed indicare nella causale "inizio adozione bambino/a di Haiti" * sul conto corrente postale n. 502500 oppure * sul conto corrente bancario IBAN: IT45F0103002870000000001152 presso la Banca M.P.S.- agenzia 48 - via Cavour, 82/a - Firenze entrambi intestati a: PROGETTO AGATA SMERALDA via Cavour, 92 - 50129 FIRENZE Sempre utilizzando una delle due modalità di versamento potrà essere inviata una qualsiasi offerta per i bambini di Haiti
Tel. 055 585040 - e-mail: info@agatasmeralda.org - www.agatasmeralda.org |
08 gennaio 2010
Idee sul laicismo
22 dicembre 2009
Pio XII oltre i dubbi
Pio XII oltre i dubbi
da Avvenire
Dal suo studio a Roma, nella sede della Curia generale della Compagnia di Gesù, padre Peter Gumpel – il relatore della causa di beatificazione di Pio XII – commenta positivamente la notizia che il «suo» Papa è «venerabile». Non è solo legittima soddisfazione: il gesuita tedesco legge questo passo come un segnale importante verso il raggiungimento della verità storica.
«Sono sempre più convinto – spiega – della santità di questo grande Papa e certamente se avessi scoperto nell'Archivio Segreto vaticano qualsiasi documento che potesse minare la sua causa di beatificazione, sarei stato il primo a denunciare la cosa». Padre Gumpel ha vissuto con amarezza la reazione di alcune frange del mondo ebraico all'ulteriore passo in avanti verso la beatificazione di Eugenio Pacelli.
«Prima di tutto vorrei dire che non tutto il mondo giudaico è contro la beatificazione, ma solo una parte di esso. Penso ad esempio agli ebrei americani, che in maggioranza sono grati per quanto Pio XII si prodigò per salvare il maggior numero di vite umane. E poi mi chiedo come mai – ora che gli archivi vaticani sono aperti fino al febbraio 1939 – non si accede a questi documenti. Si conoscerebbe un Pacelli nunzio in Baviera e segretario di Stato sotto Pio XI molto diverso da quello raffigurato da Rolf Hochhuth nel suo dramma Il Vicario».
Gumpel aggiunge un particolare: «Ci sono tanti documenti inediti in difesa di Pio XII nelle cancellerie di molti Paesi. Mi chiedo: perché questi testi non vengono studiati?». Gumpel ricorda i tanti discorsi pubblici di Pacelli contro il nazismo e il razzismo, come «l'allocuzione natalizia del 1942», e fa sua la tesi dello storico e biografo di Winston Churchill, l'inglese Martin Gilbert di origini ebraiche che il cosiddetto «silenzio di Pio XII» permise di salvare molti più ebrei di una esplicita condanna.
Le virtù di Pio XII, il dolore degli ebrei, il Papa in Sinagoga
Le virtù di Pio XII, il dolore degli ebrei, il Papa in Sinagoga
da Il Blog di Andrea Tornielli di Andrea Tornielli
Credo che queste parole siano attualissime e possano essere applicate anche a Pio XII come ad ogni altro candidato agli altari. Il dibattito - grazie al Cielo più sereno e pacato - sulla controversia storica riguardante i cosiddetti "silenzi" e l'atteggiamento della Chiesa durante la Shoah potrà continuare e continuerà. Beatificando un suo figlio, la Chiesa celebra le sue virtù, la sua adesione al progetto che Dio aveva sulla sua vita, la sua fede, la sua carità. Non necessariamente intende celebrare tutte le "opzioni storiche", le scelte che egli, in coscienza, ha compiuto. A scanso di equivoci, vale la pena ricordare che il sottoscritto crede che l'atteggiamento prudente nella denuncia sia stata una scelta consapevole e sofferta di Pio XII, il quale riteneva che l'intervento pubblico avrebbe ulteriormente danneggiato i perseguitati e soprattutto avrebbe ridotto i già minimi spazi di manovra delle istituzioni ecclesiastiche impegnate nel salvare gli ebrei. Ma su questo è giusto discutere, confrontarsi, approfondire, vagliare testimonianze e documenti, rifiutando "leggende nere" ma anche "leggende rosa" perché l'enormità della Shoah, evento orrendo e unico nella storia dell'Europa cristiana deve continuare a interrogare le nostre coscienze per far sì che tragedie simili non possano più ripetersi. Il passo in avanti della causa di beatificazione di Pio XII non va dunque presentato né vissuto come un atto che intende chiudere univocamente il dibattito storiografico consacrando una tesi. Forse ricordarlo potrebbe aiutare anche il dialogo con gli amici ebrei romani in vista della visita papale alla loro Sinagoga.
09 dicembre 2009
Questione crocifisso
Questione crocifisso, Pelagotti: "Il crocifisso non è simbolo nazionalista, è un elemento universale"
Il giovane consigliere comunale dell'UDC: "Accogliere lo straniero e rispettarne l'identità però non significa abolire la nostra"
Gonews - http://www.gonews.it/articolo_45029_Questione-crocifisso-Pelagotti-crocifisso-simbolo-nazionalista-elemento-universale.html01 dicembre 2009
Crocifisso
Il crocifisso infatti è un simbolo universale, perché universale è il messaggio del Vangelo.
L'uomo raffigurato nel Crocifisso, Gesù Cristo, che per me credente è Dio fatto uomo, ha dato un solo comandamento: amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato. E ha spiegato il modo in cui lui ci ha amato, cioè morendo sulla croce, dando la vita per tutti gli uomini, soprattutto per quelli che lo odiano. Quindi il Crocifisso è simbolo di questo amore incondizionato per ogni uomo, di amore ai nemici, ai diversi, agli emarginati, ai poveri. E' questo il motivo principale per cui è importante tenere nelle aule e nei luoghi pubblici il Crocifisso, non come simbolo nazionale, ma come simbolo di amore e di pace, e di accoglienza per chi viene nel nostro Paese.
Accogliere lo straniero e rispettarne l'identità però non significa abolire la nostra. L'Europa e l'Italia non possono rinnegare le proprie radici, perché dal cristianesimo deriva l'immenso patrimonio culturale europeo, ma soprattutto derivano i diritti civili e sociali in cui laicamente tutti in Occidente ci riconosciamo. L'idea dei diritti umani, del riconoscere la dignità della vita di ogni uomo, del vedere l'altro, diverso da noi, come un fratello da amare, l'ha portata nel mondo Gesù Cristo. La stessa idea di stato laico, paradossalmente, l'ha inventata Gesù Cristo, quando ha detto "date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio". Prima non esisteva lo stato laico, e i cristiani erano perseguitati proprio perché non riconoscevano la divinità dell'Imperatore romano.
Togliere il Crocifisso per rispetto verso le altre religioni non ha senso, infatti per molti musulmani che vengono qui è uno sbaglio gravissimo il disconoscimento della religione cristiana da parte dell'Europa, loro non pretendono che noi si tolga il Crocifisso, per loro sarebbe inconcepibile togliere i propri simboli religiosi nei loro paesi, e credo che nessuno di noi lo pretenderebbe. Molti criticano i cristiani proprio perché rinnegano la propria fede, e hanno ragione a farlo.
Il vero problema è il laicismo, che pretende che la religione sia relegata a fatto privato, da non esternare, disconoscendone il valore pubblico e il ruolo sociale che ha, come è successo in Francia dove sono proibiti tutti i simboli religiosi in pubblico, e disconoscendo il ruolo fondamentale che il cristianesimo ha avuto nella costruzione dell'Europa. Ma anche come è successo adesso in Svizzera, dove sono stati proibiti i minareti. E' una lotta violenta contro la Chiesa e contro i cristiani cominciata con l'illuminismo e la Rivoluzione Francese, e continuata dalle varie ideologie totalitarie del '900, fino all'attuale "dittatura del relativismo", che vieta che siano proclamate delle verità, che in nome di una falsa uguaglianza pretende che i credenti rinneghino la propria fede e che non la professino in pubblico, come fosse una cosa di cui vergognarsi.
Lo stesso simbolo dell'Europa, la bandiera con le dodici stelle, rappresenta la corona di dodici stelle della Madonna.
Mantenere le cose come stanno è anche una questione di buon senso, perché è la gente semplice che lo richiede, che ci tiene a quel simbolo, e non vuole vederlo usato per motivi politici e per battaglie ideologiche.
E' importante tenere il Crocifisso nelle aule e spiegare agli alunni cosa significa quel simbolo, che rappresenta la nostra storia e la nostra cultura, ma soprattutto perché quell'Uomo è colui che ha dato la vita per amore degli uomini, che ha amato i propri nemici cioè noi che lo rinneghiamo, e che ci ha comandato di amare tutti gli uomini con lo stesso amore.
27 novembre 2009
Anche il profeta e il sacerdote si aggirano per il paese e non sanno che cosa fare
«La nostra gente e i nostri paesi – è scritto nella missiva – che vivono di tranquilla laboriosità e da sempre praticano l'accoglienza, sono improvvisamente diventati oggetto della stampa nazionale per fatti dolorosi e non sempre spiegabili. Prima di tutto vogliamo esprimere la nostra solidarietà e la nostra vicinanza ai genitori e ai familiari dei due giovani aggrediti dalla pazzia insana e dalla violenza di chi pare abbia agito sotto influsso della droga». Quanto a Coccaglio, i parroci esprimono «stima agli abitanti da sempre testimoni di pacifica convivenza». Entrambi i casi «fanno riferimento alle persone di immigrati, aggressori o bersaglio di dichiarazioni che, come riferite dalla stampa, sono decisamente inaccettabili».
Nella lettera viene riassunto così il difficile momento: «Nella nostra sofferenza ci viene in mente il passo di Geremia: "Anche il profeta e il sacerdote si aggirano per il paese e non sanno che cosa fare". Sicuri solo della fiducia in Dio, che si presta a rinascere Bambino tra noi, vogliamo proporre a tutti di incominciare di nuovo». Quindi l'appello alla sicurezza: «Il Signore ci dice di amare noi stessi: per questo richiediamo sicurezza, condizioni di vita fisica e spirituale consone al Vangelo, che da sempre illumina la nostra società, rispetto da parte di tutti». I sacerdoti poi affondano sull'accoglienza: «Perché l'amore del prossimo per noi è un dovere congenito alla nostra fede e perché nel prossimo è presente lo stesso Cristo, vi invitiamo a chiedere le stesse cose anche per coloro che sono venuti a vivere tra noi da altre terre e da altri paesi: a loro come a noi stessi dobbiamo chiedere il rispetto di tutte le regole e di tutte le tradizioni». Per le parrocchie di Franciacorta non è buonismo, ma giustizia. «Dobbiamo chiedere – è scritto – giustizia e severità per chi delinque, qualunque sia il colore della pelle, e non verso chi ha l'unico torto di essere diverso da noi. Solo se tutti crediamo e difendiamo la dignità di ogni essere umano, possiamo sperare che si ricreino quelle condizioni che possono garantire pace e sicurezza. La crisi che incombe, che ci fa tremare per i posti di lavoro, potrà richiedere ancora una maggior solidarietà reciproca, anche, magari, verso quegli immigrati che insieme al lavoro e alla cassa integrazione, dopo sei mesi rischiano di perdere anche il permesso di soggiorno». Proprio quelli interessati da White Christmas.
«Il cammino - concludono i parroci – non è facile, ma la meta è certa: coniugare il doveroso rispetto e l'amore per noi stessi con l'amore per l'altro, chiunque esso sia». Le comunità parrocchiali si ritroveranno domenica 13 dicembre alle 20,30 nella chiesa di Erbusco per una veglia di preghiera.
26 novembre 2009
19 novembre 2009
White Christmas
Reazioni cattoliche all'iniziativa "White Christmas" lanciata nel Bresciano
Per il Presidente delle ACLI è "istigazione all'odio razziale"
Padre Mario Toffari: "dobbiamo cercare noi cattolici di far capire ai nostri politici […] che non si può brandire il crocifisso, brandire il Natale per fare delle politiche anticristiane".
17 novembre 2009
Cristo Re
Cristo Signore fa liberi gli uomini
Le letture proposte nel formulario liturgico ci aiutano a comprendere la profonda natura della regalità di Gesù Cristo. Gesù di Nazaret si è presentato come un re, ma il suo regno non è di questo mondo. Comincia a edificarsi quaggiù, ma non fa alcuna concorrenza ai regni terrestri. Durante tutta la sua vita pubblica, Gesù ha badato con cura estrema che non si potesse dare un'interpretazione politica alla sua missione. A parecchie riprese lo vogliono fare re, ma ogni volta egli si sottrae.
Cristo, re di un regno diverso
Gesù Cristo è re, perché è l'unico mediatore della salvezza di tutta la creazione. In lui, tutte le cose trovano il loro compimento, la loro vera consistenza secondo il disegno creatore di Dio. Dio continua a creare per mezzo dell'amore, e tutta la creazione è chiamata, nell'uomo, a partecipare alla sua stessa vita divina, a entrare nella sua Famiglia.
Questo disegno di amore si compie soltanto nell'invio dell'Uomo-Dio perché solo l'Uomo-Dio è capace, nella sua umanità, di far entrare nella Famiglia del Padre. Se tale è il disegno creatore di Dio, è in Gesù Cristo che tutta la creazione trova il punto d'appoggio della sua consistenza definitiva (cf Eb 1,3; Col 1,17). In questo senso Gesù Cristo è il primogenito di ogni creatura; egli è il re della creazione perché egli solo è l'immagine di Dio invisibile, e la realizzazione del disegno creatore dipende unicamente da lui. Ma, poiché la creazione si è staccata dal suo Dio per effetto del peccato, la regalità di Gesù Cristo assume l'aspetto di una riconciliazione universale che egli opera versando il suo sangue sulla croce.
Cristo rispetta la libertà e la responsabilità dell'uomo
La regalità di Cristo è universale e ha un reale potere su tutto e su tutti; nessuna realtà creata sfugge al suo giudizio supremo. Egli ha acquistato questa regalità per mezzo della sua morte sulla croce in remissione di tutti i peccati. Il primogenito di ogni creatura è pure il primogenito di fra i morti, il risorto.
La regalità di Cristo è un tema cristologico abbondantemente sfruttato nella tradizione ecclesiastica, per le sue concrete incidenze sul ruolo della Chiesa nel mondo. La riflessione teologica su questo argomento ha talora peccato di gratuità; a più riprese si è degradata in una ideologia giustificatrice di una situazione contingente della Chiesa, che alcuni si auguravano di veder continuare. In particolare, il tema è servito per spiegare i rapporti fra la Chiesa e il mondo in un «regime di cristianità», senza tener abbastanza conto del carattere transitorio di quest'ultimo. Quando questo stato di cose ha cominciato a scricchiolare alcuni si sono riferiti alla regalità di Cristo per difendere certe istituzioni e combattere i nemici della Chiesa con spirito non alieno da clericalismo. D'altra parte l'avvento del mondo moderno rischia di mettere in causa una giusta concezione della regalità universale di Cristo, relegandola al puro dominio dello spirito.
La regalità di Cristo è per la regalità dell'uomo
Quando Pio XI istituì, nel 1925, la festa di Cristo Re, intendeva reagire contemporaneamente agli eccessi del laicismo moderno che fa a meno di Dio, e a quelli del cesaropapismo e del clericalismo di ieri tentati di «servirsi» di Dio. Ma certo le eredità del passato erano tali che alcuni cristiani hanno preso questa festa come un'arma per difendere l'ordine antico e rifiutare il mondo che veniva; mentre i laicisti si sono irrigiditi sulle loro posizioni di rifiuto. Oggi, altri cristiani, preoccupati di una riconciliazione della Chiesa col mondo e del mondo con la Chiesa, vedono in questa proclamazione della regalità di Cristo un ostacolo al loro irenismo.
Ma la festa di Cristo Re può essere l'occasione per approfondire una verità essenziale della nostra fede e per rivalutare il contenuto di questa regalità nel contesto dei nuovi rapporti Chiesa-mondo.
Cristo è re per creare un popolo regale, libero da ogni asservimento dell'uomo, per favorire e accogliere le risorse, le consuetudini, le ricchezze dei popoli, purificarle, consolidarle, elevarle(cf LG 13). In particolare, i laici, partecipi della regalità di Cristo,devono operare per la promozione della persona umana, per animare di spirito evangelico le realtà temporali, e dare così testimonianza concreta che Cristo Re è liberatore e salvatore di tutto l'uomo e di tutti gli uomini. Cristo, l'uomo nuovo, solidale con la comunità umana, eleva e perfeziona, nel suo mistero pasquale, l'attività degli uomini per una migliore, più umana convivenza nella collaborazione, nella fraternità, nella pace (cf GS 22; 32;33-45; 77-78; 92-93).
Venga il tuo regno
Dall'opuscolo «La preghiera» di Origène, sacerdote (Cap. 25; PG 11, 495-499)Il regno di Dio, secondo la parola del nostro Signore e Salvatore, non viene in modo da attirare l'attenzione e nessuno dirà: Eccolo qui o eccolo là; il regno di Dio è in mezzo a noi (cfr. Lc 16, 21), poiché assai vicina è la sua parola sulla nostra bocca e nel nostro cuore (cfr. Rm 10, 8). Perciò, senza dubbio, colui che prega che venga il regno di Dio, prega in realtà che si sviluppi, produca i suoi frutti e giunga al suo compimento quel regno di Dio che egli ha in sé. Dio regna nell'anima dei santi ed essi obbediscono alle leggi spirituali di Dio che in lui abita. Così l'anima del santo diventa proprio come una città ben governata. Nell'anima dei giusti è presente il Padre e col Padre anche Cristo, secondo quell'affermazione: «Verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14, 23).
Ma questo regno di Dio, che è in noi, col nostro instancabile procedere giungerà al suo compimento, quando si avvererà ciò che afferma l'Apostolo del Cristo. Quando cioè egli, dopo aver sottomesso tutti i suoi nemici, consegnerà il regno a Dio Padre, perché Dio sia tutto in tutti (cfr. 1 Cor 15, 24. 28). Perciò preghiamo senza stancarci. Facciamolo con una disposizione interiore sublimata e come divinizzata dalla presenza del
Verbo. Diciamo al nostro Padre che è in cielo: «Sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno» (Mt 6, 9-10). Ricordiamo che il regno di Dio non può accordarsi con il regno del peccato, come non vi è rapporto tra la giustizia e l'iniquità né unione tra la luce e le tenebre né intesa tra Cristo e Beliar (cfr. 2 Cor 6, 14-15).
Se vogliamo quindi che Dio regni in noi, in nessun modo «regni il peccato nel nostro corpo mortale» (Rm 6, 12). Mortifichiamo le nostre « membra che appartengono alla terra» ( Col 3, 5). Facciamo frutti nello Spirito, perché Dio possa dimorare in noi come in un paradiso spirituale. Regni in noi solo Dio Padre col suo Cristo. Sia in noi Cristo assiso alla destra di quella potenza spirituale che pure noi desideriamo ricevere. Rimanga finché tutti i suoi nemici, che si trovano in noi, diventino «sgabello dei suoi piedi» (Sal 98, 5), e così sia allontanato da noi ogni loro dominio, potere ed influsso. Tutto ciò può avvenire in ognuno di noi. Allora, alla fine, «ultima nemica sarà distrutta la morte» (1 Cor 25, 26). Allora Cristo potrà dire dentro di noi: «Dov'è , o morte, il tuo pungiglione? Dov'è , o morte, la tua vittoria? » ( Os 13, 14; 1 Cor 15, 55). Fin d'ora perciò il nostro «corpo corruttibile» si rivesta di santità e di « incorruttibilità; e ciò che è mortale cacci via la morte, si ricopra dell'immortalità» del Padre (1 Cor 15, 54). Così regnando Dio in noi, possiamo già godere dei beni della rigenerazione e della risurrezione.
02 novembre 2009
Toscana: troppi «registri», pochi registrati
Le iniziative largamente propagandate di raccolta dei testamenti biologici in alcuni Comuni si stanno risolvendo nel prevedibile insuccesso
A fare da apripista è stata Pisa: da inizio luglio, infatti, è possibile recarsi a Palazzo Gambacorti, sede dell’amministrazione comunale, e depositare il proprio testamento, mutuato dal modello Veronesi che prevede, sic et simpliciter, la rinuncia ad idratazione ed alimentazione artificiale, escluse invece dal testo di legge-Calabrò, approvato al Senato e ora alla Camera.
Pochi giorni dopo il registro è arrivato anche nel comune di Calenzano, cittadina tra Prato e Firenze: la delibera con cui la giunta dava il via libera a un registro delle Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento) è del 28 aprile, ma solo dal 21 luglio i cittadini hanno potuto recarsi a palazzo comunale per depositare le proprie Dat. Si tratta di un modello più articolato di quello pisano, dove il cittadino è invitato ad esprimere se desidera accettare o rifiutare, ad esempio, cure palliative, respirazione meccanica, idratazione e nutrizione artificiale, dialisi, ma anche interventi di chirurgia d’urgenza, trasfusioni di sangue e persino terapie antibiotiche.
Da allora, la corsa all’adozione di un registro per la raccolta di testamenti biologici o delle Dat, ha coinvolto molti altri comuni. Un registro è già operativo a San Giuliano Terme, centro termale all’immediata periferia di Pisa.
Presto potremo vederli anche nei comuni di Firenze, Livorno, Rosignano, Fiesole e Massa, e nel palazzo dell’amministrazione provinciale a Pisa, dove i consigli hanno impegnato le rispettive giunte ad organizzare questo servizio. A Empoli l’approvazione di una mozione vincolante su questo tema è stata preceduta da due manifestazioni pubbliche promosse dall’associazione Liberi di Decidere, dove sono state raccolte sul posto – secondo i promotori – duecento Dat.
Ovunque questa decisione è stata accompagnata da polemiche politiche. Il Pdl ha fatto opposizione. A Massa il gruppo consiliare dell’Udc, che pure appoggia la maggioranza, si è smarcato dall’odg.
Nel Pd, per quanto ci risulta, solo il vicepresidente del Senato Vannino Chiti ha criticato apertamente il documento approvato dal consiglio comunale di Firenze: «Il consiglio comunale non ha competenza in questa materia – ha osservato Chiti –. Occorre una legge nazionale» e dunque sarebbe stato meglio, semmai, sollecitare il Parlamento a fare la sua parte.
«Deliberare l’istituzione del registro del testamento biologico senza fondamento giuridico è un atto privo di efficacia – ha continuato Chiti – che mette soltanto una bandierina su temi che sono invece di estrema serietà e importanza».
Ricorda volentieri le parole di Chiti il capogruppo Udc in consiglio regionale Marco Carraresi. Che osserva però: «Fatta questa debita eccezione, è utile osservare come ormai nel Pd vige il pensiero unico, quello che considera l’aborto un diritto, la pillola abortiva un bel passo avanti, che plaude a Beppino Englaro e alla scelta di far morire di fame e di sete Eluana, quello che sulla fecondazione assistita vuol tornare alla sperimentazione sugli embrioni umani, quello che è a favore dell’equiparazione tra famiglia e coppie di fatto, anche omosessuali».
Si difende il Pd fiorentino: «Quella di una legge che sancisca il diritto al testamento biologico è un’esigenza avvertita dall’80% degli italiani, senza distinzione di fede o di appartenenza
Ma è proprio così? Questa la situazione nelle città che hanno già un registro: a Pisa (88 mila residenti) l’assessore Maria Paola Ciccone aveva presentato la delibera con cui la giunta di Palazzo Gambacorti aveva deciso di istituire un registro per la raccolta dei testamenti biologici, asserendo che essa andava incontro a numerose richieste dei cittadini.
Richieste ridotte a circa cinquanta «dichiarazioni» fino a oggi depositate.
Va un po’ meglio (si fa per dire) a Calenzano, cittadina di 15.700 abitanti, e 24 Dat depositate nell’ufficio del responsabile dell’Urp.
Non sfonda l’idea del testamento biologico a San Giuliano Terme, comune di 31.317 abitanti: chi desidera depositarlo deve recarsi allo sportello (certamente più protetto rispetto agli altri che ha in dotazione l’ufficio per il pubblico) dei servizi cimiteriali.
Un’esperienza che ha fatto, ad oggi, una sola persona.
L’idea che ci siamo fatti è che, dopo annunci altisonanti, nessuno abbia voglia di fare troppa pubblicità a questo servizio. Un esempio? Gli informatici del comune termale, nei primi giorni di lancio del testamento biologico, gli avevano dato una bella rilevanza nella home page del sito: dopo pochi giorni, per scaricare il modulo del testamento occorre addentrarsi in un labirinto telematico da cui uscire risulta difficile anche ad esperti internauti.
29 ottobre 2009
Catecumenato post battesimale
Card. Scherer: molti cattolici sono stati battezzati, ma non evangelizzati
"L'evangelizzazione 'generica' non è sufficiente", avverte
di Alexandre Ribeiro
SAN PAOLO, giovedì, 29 ottobre 2009 (ZENIT.org).- "Al giorno d'oggi constatiamo purtroppo che la maggioranza dei cattolici è stata battezzata, ma non evangelizzata", sostiene il Cardinale Odilo Scherer, Arcivescovo di San Paolo (Brasile).
A suo avviso, "battezzare e poi lasciare il cristiano a un'evangelizzazione 'generica' è insufficiente".
Il condom è inutile, serve solo al gay business
Postato il Giovedì, 29 ottobre @ 09:17:50 CET di David
Mancano quattro mesi alla definitiva chiusura del suo programma di ricerca sulla prevenzione dell'infezione da Hiv ad Harvard, ed Edward Green ha già deciso la mèta del suo esilio. Messo alla porta dalla famosa università americana per le sue ultradecennali posizioni troppo controcorrente in materia di lotta all'Aids – culminate nella difesa della dichiarazione papale sulla dannosità del condom in occasione della visita in Camerun e Angola – l'antropologo della medicina (65 anni) ha deciso che non andrà in pensione, e lo fa sapere col consueto accompagnamento di frecciatine polemiche.
Al Meeting di Rimini è andato a raccogliere l'applauso solidale di migliaia di partecipanti, che gli hanno espresso la loro gratitudine per aver dimostrato con argomenti di ragione e di buon senso che Benedetto XVI non è affatto un ignorante e un fanatico in materia di Aids africano, e che il pregiudizio semmai sta di casa altrove. Ma che forse hanno notato meno uno dei contenuti cardine della sua relazione: «Il modello dei programmi internazionali contro l'Aids – ha detto Green – è quello dei programmi concepiti negli anni Ottanta negli Stati Uniti: da noi i primi gruppi di popolazione colpiti sono stati gli omosessuali e gli utilizzatori di droga intravena. Gli attivisti gay hanno imposto il punto di vista che chiedere a queste persone di modificare le loro abitudini sessuali equivaleva a esprimere una condanna morale nei loro confronti. Hanno imposto la linea che bisognava combattere l'Aids senza rinunciare alla liberazione sessuale che gli omosessuali avevano appena conquistato. Così è nato e si è imposto in tutto il mondo il costosissimo modello di lotta all'Aids centrato sui condom e sugli antiretrovirali. Ma in Africa questo modello non funziona di sicuro».
«I due gruppi che storicamente hanno modellato le politiche americane, poi quelle internazionali, in materia di Aids», spiega Green a Tempi, «sono stati il movimento gay e le organizzazioni del family planning. Da subito si è realizzata un'alleanza di fatto, basata sulla comunanza di interessi e di visione del mondo: entrambi erano ideologicamente liberal, entrambi antireligiosi e in particolare ostili alla Chiesa cattolica, perché la sua dottrina condanna sia l'uso degli anticoncezionali che i rapporti fra persone dello stesso sesso. Parlo con cognizione di causa, perché a quel tempo io facevo parte del secondo gruppo: ero un esperto di social marketing degli anticoncezionali, mi occupavo di strategie per diffondere la contraccezione moderna nel Terzo mondo. L'Aids era una tragedia, ma per noi rappresentava anche una grande opportunità che avrebbe facilitato il nostro lavoro: pubblicizzavamo i profilattici spiegando che risolvevano due problemi: quello delle gravidanze indesiderate e quello di una gravissima malattia a trasmissione sessuale».
«Nei gay abbiamo trovato dei formidabili alleati nella causa della diffusione del condom: negli Stati Uniti il movimento assunse subito la posizione che i malati di Aids non dovevano essere stigmatizzati, che non era giusto colpevolizzare le persone per i comportamenti che li avevano portati a contrarre l'infezione. I messaggi per la prevenzione dovevano essere gay-friendly e dovevano rispettare gli stili di vita di tutti senza giudicarli. La soluzione stava in una propaganda martellante a favore dell'utilizzo continuativo e perfetto del condom, e nella messa a disposizione di aghi sterili gratuiti ai tossicodipendenti. I gay sono stati molto persuasivi coi politici e li hanno convinti ad applicare questa impostazione ai programmi pubblici finanziati dallo Stato negli Usa. I gay non avevano esperienza di programmi nel Terzo mondo, e a portare nei Caraibi, in Africa, Asia e America latina questa filosofia di lotta all'Aids ci abbiamo pensato noi che lavoravamo nel family planning, e che siamo entrati a far parte massicciamente dei programmi internazionali».
«Si è compiuto così un grande paradosso: dalla California ai paesi musulmani conservatori del Nordafrica e del Medio Oriente, da New York e da Parigi ai villaggi dell'Africa nera tradizionalista, si applica un unico modello di prevenzione dell'Hiv, derivato dall'ideologia della liberazione sessuale per cui si sono battuti i liberal americani. È una vera assurdità antropologica, e infatti in Africa non ha funzionato. Gli unici paesi in cui si segnala una flessione dei tassi di sieropositività sono quelli dove la gente ha ridotto il numero dei partner sessuali e ha praticato la fedeltà di coppia. Queste cose io le ho scoperte sul campo già all'inizio degli anni Novanta e ho cercato di comunicarle a tutti gli attori interessati, ma ho fatto molta fatica a trovare orecchie disposte ad ascoltarmi. I miei primi articoli, scientificamente ineccepibili, sono stati respinti da riviste importanti come Social Science and Medicine e Medical Anthropology. Io mi limitavo ad analizzare separatamente gli interventi condom-based e quelli non condom-based, ma già solo questo linguaggio li mandava in bestia: "È un'utopia, la verità è che tu odi i condom e hai in testa un'agenda religiosa", mi dicevano. Ma io non sono cristiano e non appartengo ad alcuna chiesa!».
«La verità amico, era ed è anche oggi un'altra: la lotta all'Aids è un'industria multimiliardaria che sarebbe messa in pericolo da una strategia così semplice come quella che dice "non avere tanti partner, sii fedele alla tua compagna, astieniti". Piuttosto che puntare all'eliminazione del rischio con una strategia che costerebbe molto poco e che molto poco è costata laddove, come in Uganda, è stata applicata, ci si limita alla riduzione del rischio spendendo miliardi di dollari in condom e antiretrovirali sempre più potenti a causa dei ceppi resistenti di Aids che sorgono. Ma è un business che resta molto popolare, perché è agganciato all'idea di "liberazione sessuale"».
15 ottobre 2009
Tripode dei cristiani in politica
Difesa della vita, famiglia e libertà di educazione: principi per i cristiani in politica
© Innovative Media, Inc.
06 ottobre 2009
In Sud Sudan «crocifissi» sette cristiani
LA GUERRA DIMENTICATA
È stata questa la drammatica fine di sette cattolici della diocesi di TomburaYambio, nel Sudan meridionale. La denuncia arriva dal vescovo locale, monsignor Eduardo Hiibiro Kussala, che ha raccontato il tragico episodio di violenza che segnala, una volta di più, la drammatica situazione del Sud Sudan alle prese con la recrudescenza di violenza e instabilità sociale sulla quale si innestano i raid dei ribelli ugandesi. A denunciare l'attacco è stato monsignor Kussala: il presule ha raccontato all'istituzione Aiuto alla Chiesa che Soffre che nelle scorse settimane – il rapimento è avvenuto a metà agosto, ma le difficoltà di comunicazioni hanno permesso solo adesso di far conoscere fuori dal Sudan i macabri particolari del blitz che era passato sotto silenzio – un folto gruppo di miliziani dell'Lra ha fatto irruzione nella chiesa di Nostra Signora della Pace nella città di Ezo, sul confine tra Sudan, Repubblica Centrafricana e Congo.
A pochi giorni dopo risale il ritrovamento della prima vittima, mentre una settimana dopo è avvenuto il ritrovamento delle altre sei vittime nei pressi della città di Nzara. Alla violenza è riuscito a sfuggire invece un sacerdote, il parroco di Ezo, padre Justin, che ha trovato rifugio in una foresta vicino alla città. Di fronte a questi fatti il vescovo di Tombura- Yambio ha lanciato un appello alla comunità internazionale: «Senza un intervento esterno non sarà possibile fermare le violenze e garantire la sicurezza di donne, bambini e civili innocenti, divenuti il bersaglio di attacchi quasi quotidiani », sottolinea il presule in un'intervista al Sudan Tribune r ilanciata da Misna . «Il governo non può non agire e affrontare il problema dell'Lra. Ci aveva promesso di tenere la situazione sotto controllo, ma vediamo invece qual è la realtà. Chiediamo alla comunità internazionale di fare qualcosa». E parlando con Aiuto alla Chiesa che Soffre il vescovo ha raccontato le tristi condizioni dei suoi fedeli: «La gente viene da me con la sofferenza negli occhi, chiedendomi di fare qualcosa e di riportare a casa i loro figli e nipoti rapiti».
Perché nella mani dei miliziani ugandesi restano ancora dieci ragazzini. In risposta al nuovo atto di violenza che ha preso di mira la comunità cattolica, monsignor Kussala ha indetto tre giorni di preghiera e penitenza: all'evento hanno preso parte oltre 20mila fedeli. «Pensavo che potesse venire molta gente, ma sono arrivate il doppio delle persone previste. È stato un incontro impressionante», ha commentato Kussala. La situazione nel Sud Sudan sta progressivamente peggiorando. Secondo alcuni dati dell'Onu, gli attacchi dei ribelli ugandesi nel Sudan meridionale, in particolare negli stati dell'Equatoria occidentale (la regione dove ha sede la diocesi di Tombura-Yambio) e centrale, sono in aumento: tra agosto e settembre sono state 11 le incursioni.
28 settembre 2009
Caritas, aiuti nelle Filippine
http://www.zenit.org/rssitalian-19646
Dall'omelia del Papa a Viterbo
Fedeli laici, giovani e famiglie, non abbiate paura di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della società, nelle molteplici situazioni dell'esistenza umana! [...] Si succedono le stagioni della storia, cambiano i contesti sociali, ma non muta e non passa di moda la vocazione dei cristiani a vivere il Vangelo in solidarietà con la famiglia umana, al passo con i tempi. Ecco l'impegno sociale, ecco il servizio proprio dell'azione politica, ecco lo sviluppo umano integrale.
testo integrale
18 settembre 2009
17 settembre 2009
Una nuova politica al servizio dell'uomo
(Paolo Voltaggio)
La disaffezione dei cittadini per le istituzioni, la sfiducia nella amministrazione della cosa pubblica, l'abbandono progressivo da parte dei giovani del dibattito politico impongono a tutti, ed in particolare al mondo cattolico, una profonda riflessione.
Il cristiano, turbato dal clamore di "tangentopoli" e in preda al timore di "sporcarsi", ha rinunciato a partecipare all'attività politica delegando ad altri il compito di portare avanti e difendere le proprie istanze e i propri valori.
Un malinteso senso di laicità ha completato la rinuncia ad ogni attività non solo politica ma anche culturale.
Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno a più riprese cercato di far comprendere al popolo cristiano l'offesa alla carità insita in tale disinteresse.
"Autentica laicità non è [...] prescindere dalla dimensione spirituale, ma riconoscere che proprio questa, radicalmente, è garante della nostra libertà e dell'autonomia delle realtà terrene, grazie ai dettami della Sapienza creatrice che la coscienza umana sa accogliere ed attuare" . Questa frase di Benedetto XVI indica in maniera sintetica ma molto precisa le radici di una laicità rettamente intesa.
Persecuzioni in Pakistan
Il 15 settembre si è svolta una manifestazione di cristiani in seguito all'uccisione di un ragazzo di vent'anni, per chiedere l'abolizione della legge che permette il massacro dei non musulmani.
La notizia qui.
02 settembre 2009
È morta Teresa Sarti
Ho avuto l'onore e il piacere di incontrarla qualche anno fa, ed ho potuto conoscere il suo sorriso e la sua grande determinazione.
Per questo sono stato molto colpito da questa triste notizia, e mi sento vicino al dolore della famiglia e di tutta l'associazione.
Un grande saluto, e una preghiera, per Teresa.
Teresa Sarti
28 marzo 1946 - 1 settembre 2009
Dopo avere insieme condiviso per quindici anni il tempo dell'amicizia, del rispetto per la vita e per la sofferenza di tutti, dopo il lungo tempo di affetto, di speranze di timore per la sua sorte personale, Emergency annuncia la morte della sua presidente Teresa Sarti Strada.
Con la stessa apertura e con la stessa semplicità che aveva voluto per la vita di Emergency, Teresa ha accettato anche in questi suoi ultimi giorni la vicinanza di tutti coloro che hanno voluto esserle accanto. La serenità consapevole con la quale è andata incontro alla conclusione del suo tempo ha espresso il coraggio e la determinazione che rappresentano la verità della nostra azione in un'attività che ha dato senso alla sua e alla nostra esistenza. La dolcezza del ricordo coincide per noi con il rinnovo dello nostro impegno per la pace e per la solidarietà.
EMERGENCY
Notizie di cui nessuno parla
http://www.avvenire.it/Mondo/pakistan_200909020650252370000.htm
16 luglio 2009
Beppino Englaro a Empoli
E' stata per noi una scelta infelice, che si aggiunge all'onorificenza già data a Englaro dall'Amministrazione di Firenze, e che propaganda un laicismo ideologico tendente ad affermare la cosiddetta "cultura della morte". Cioè l'idea che sia l'uomo a dover decidere chi è degno o meno di vivere.
Pur riconoscendo la sofferenza del signor Englaro nel vedere sua figlia in condizioni al limite della pietà, crediamo che quella vita fosse ugualmente un dono da difendere, e non da sopprimere. Aldilà delle motivazioni, Beppino Englaro è un uomo che ha fatto uccidere (anzi, morire di fame e di sete) la propria figlia, crimine per il quale, a nostro avviso, non dovrebbero esistere giustificazioni.
Pertanto siamo amareggiati dalla decisione presa dalla giuria del Premio Luigi Russo attribuire un riconoscimento al libro di Englaro, e dalla partecipazione del Sindaco e dell'Amministrazione Comunale alla premiazione.
Unione di Centro - Empoli
15 maggio 2009
Famiglia in crisi
http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_15/focus_nuovo_fidanzamento_italiano_dbbd329c-4117-11de-8b5d-00144f02aabc.shtml
12 maggio 2009
Per la famiglia
udc-empoli.blogspot.com
20 marzo 2009
Sinodo per l'Africa
Qui il testo integrale.
19 marzo 2009
Papa, Africa e preservativi
Personalmente credo che sia giusto che una coppia sposata, se uno o entrambi sono malati di aids, abbiano rapporti usando il preservativo. Questo perché nel matrimonio è fondamentale il rapporto sessuale, non credo che sia un bene vivere sempre "come fratello e sorella", si perde una parte fondamentale del sacramento. E l'uso del preservativo è il cosiddetto "male minore", concetto questo largamente usato nel Catechismo della Chiesa Cattolica, anche riguardo alla guerra, all'aborto o all'omicidio in generale.
Detto questo, ritengo che comunque il Papa abbia detto giusto sul fatto che la distribuzione di preservativi non è la soluzione migliore. Si può dire che da sola è assolutamente inutile. Credo che sia necessaria un'educazione sessuale, come viene fatta anche qui da noi.
Ed è sicuramente vero che l'educazione alla morale sessuale cristiana sarebbe una soluzione ottimale, perché se tutti avessero rapporti solo con il coniuge è ovvio che il problema dell'aids si ridurrebbe molto.
Il Papa ha detto che il modo migliore per non prendere l'aids è non fare sesso, e questo è ovviamente vero. Ma al giorno d'oggi una cosa del genere è proibito dirla.
Queste comunque sono le parole esatte di Benedetto XVI: «non si può superare questo problema dell’Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c’è l’anima, se gli africani non si aiutano con cure gratuite, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici, al contrario, il rischio è di aumentare il problema».
Ma quello che più è scandaloso è vedere da chi sono venute queste critiche al discorso del Papa. E' proprio il caso di dire "da che pulpito viene la predica".
La Chiesa da sempre è impegnata, più di ogni altra organizzazione, nel sostegno economico, sociale, educativo, sanitario e umano alle popolazioni dell'Africa.
Mentre i vari governanti che fanno la predica al Papa cosa fanno per l'Africa? Hanno disatteso tutte le varie iniziative e obiettivi che si sono fissati nell'ultimo decennio, cioè i promessi aumenti di percentuali di pil da destinare ai poveri. L'OCSE afferma: ”I Paesi donatori avevano promesso di aumentare i loro finanziamenti di circa 50 miliardi di dollari l’anno entro il 2015, a partire dai livelli del 2004 - si legge nel Development Co-operation Report pubblicato in questi giorni - ma le proiezioni dell’OCSE rispetto alla destinazione di questi fondi registrano una caduta complessiva di circa 30 miliardi ciascun anno. I numeri sono abbastanza eloquenti: tra 2006 e 2007 i Paesi di area Ocse hanno diminuito il loro impegno dell’8,5% a livello internazionale, con punte del 29,6% per il Regno unito, del 29,8% del Giappone, del 16,4% della Francia e dell’11,2% del Belgio. Anche l’Italia perde terreno: meno 2,6% nel 2007”.
Forse davvero tutti questi signori pensano di risolvere i problemi dell'Africa solo con i presevativi.
04 marzo 2009
Tg2
10 febbraio 2009
Ma a pochi importa
La notizia qui.
«Non sono responsabile del sangue di quest’uomo; vedetevela voi»
09 febbraio 2009
Il PD pensa alla costituzione
Evidentemente per loro la costituzione è più importante di una vita umana.
C'è da dire che il governo e il parlamento avrebbero avuto mesi e mesi di tempo per fare una legge "salva-Eluana", e invece si sono ridotti all'ultimo secondo.
Eluana vuole morire?
L'articolo qui.
Le mucche inquinano
le mucche inquinano più delle auto.
06 febbraio 2009
Sull'obiezione di coscienza
Secondo me, l'obiezione di coscienza è un ottimo strumento democratico per condurre battaglie politiche.
Ci sono purtroppo molti casi in cui la coscienza impedisce di obbedire ad una legge, ed in questi casi le strade sono due: ignorare i propri convincimenti ed obbedire, oppure segure le proprie idee e disobbedire, pagando il prezzo che la violazione della legge comporta. In altri casi invece la legge consente di non rispettare un obbligo scegliendone un altro (es. servizio militare), o di non essere obbligati a fornire un servizio (es. aborto, anticoncezionali, ecc...).
Credo che però nessuno sia obbligato dalla legge ad eseguire la sentenza per la Englaro. Se un medico si rifiuta di farlo basta trovarne un altro disponibile. Lo stesso vale per l'aborto (per quanto ne so la legge non obbliga a praticare l'aborto ma lo permette), ad esempio, anche se in alcuni casi la legge obbliga anche gli obiettori a non obiettare. Quindi se Poletto invita i medici a non praticare l'eutanasia in realtà non invita neanche all'obiezione di coscienza perché non c'è nessuna legge che consente l'eutanasia: la sentenza della Cassazione ha solo autorizzato l'eutanasia, non obbliga nessuno ad eseguirla.
L'idea che ognuno possa disobbedire alla legge a piacimento ovviamente è assurda. Se qualcuno, secondo coscienza, decide di farlo, ne paga le conseguenze, e può lottare perché la legge cambi (ho letto Don Milani!).
Insomma, secondo me lo stato non consente ai cattolici di violare le leggi. Al massimo sono da contestare alcuni privilegi fiscali (per esempio non c'è l'obbligo di pagare la Siae per le musiche eseguite in chiesa).
Anche il paragone con i musulmani mi pare un po' azzardato, cioè una legge analoga a quella sull'aborto dovrebbe consentire ad un musulmano di non lapidare un'adultera quando la legge lo permette. A scuola c'è la possibilità, per i non cattolici, di non avvalersi dell'ora di religione; inoltre alle mense scolastiche ci sono i menù personalizzati per i musulmani, mentre ad esempio non ci sono per i cattolici in quaresima.
Però sono d'accordo che l'obiezione di coscienza non deve essere un alibi, né essere considerata così eroica e nobile, specialmente quando non si rischia nulla.