04 maggio 2007

Primo Maggio da cafoni

di Antonio Socci (Libero 3/5/2007)

Sputare sulla Chiesa Cattolica è del tutto normale, è ritenuto un diritto e per molti, nei Paesi liberi d'Occidente, è perfino un dovere.

Proprio mentre milioni di cristiani inermi sono stati martirizzati sotto i più diversi regimi e la Chiesa ha subìto (e continua a subire) la più immane persecuzione della sua storia. Non ha mai avuto solidarietà dalle élite dei Paesi democratici, ma solo disprezzo. Philip Jenkins - peraltro inglese e non cattolico - ha scritto un libro urticante, "The New Anti-Catholicism" per denunciare l'unico "pregiudizio" oggi accettato in America, dove tutte le minoranze (eccetto i cattolici) sono protette e rispettate per legge e per ferrea consuetudine "politically correct". Jenkins ha realizzato un minuzioso esame di media, politica e arti per concludere che la Chiesa oltreoceano è spesso considerata "un nemico pubblico" e ridotta a "stereotipo grossolano". Chi sono gli Anticattolici? "Sono soprattutto gli intellettuali e i liberal. Si dice addirittura che l'anticattolicesimo sia l'antisemitismo dell'uomo colto. "I demagoghi" spiega Jenkins "ce l'hanno con gli ebrei, gli uomini di cultura con i cattolici". Anche in Europa è un po' così. Lanciare accuse infondate e senza senso contro il Papa e la Chiesa è l'"ovvio dei popoli". Lo fanno tutti, anche nani e ballerine. In Italia la situazione è un po' migliore. (...) Il carisma e la nobiltà di figure come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno influenzato i nostri anni. Perfino i mangiapreti Radicali qua organizzano la marcia contro la pena di morte andando a chiedere la benedizione sotto la finestra del Papa (che poi vorrebbero zittire su altri temi). Quasi tutti sentono la Chiesa come un rifugio e un'àncora di salvezza. Che suscita ammirazione pure nei suoi nemici. In certi momenti però, quando interviene di più su temi scottanti, il clima si surriscalda e soprattutto per la sinistra - che ha sempre "livori in corso" - la Chiesa diventa un bersaglio perfino più detestato di Berlusconi. Si arriva addirittura a mettere in discussione il diritto di parola del Papa e dei vescovi, com'è accaduto durante il referendum sulla legge 40. È proprio la vittoria dei cattolici in quel referendum (con la stragrande maggioranza degli italiani: il 75 per cento) che non è stata perdonata da sinistra e radicali vari. Sebbene cancellata e rimossa dai giornali pesa come il segnale di un cambiamento storico rispetto agli anni Settanta. I Dico sono stati voluti proprio come prova di forza ideologica per dare un segnale di rivincita. Non c'entrano nulla le coppie di fatto, si voleva solo "dare una lezione" alla Chiesa, per indurla a scegliere la via "martiniana" (quella di prelati come Martini e Tettamanzi), cioè la sudditanza ideologica alla sinistra. Il fatto che la reazione della Cei abbia praticamente fatto saltare i Dico e prodotto una divisione nel centrosinistra ha scatenato la solita orchestra contro la Chiesa. L'attaccano e la spernacchiano tutti. Perciò l'ha fatto anche Andrea Rivera mentre conduceva il con- certo dei sindacati del 1° maggio. Ma ha esagerato e si è scatenato il finimondo. Così il menestrello trasteverino - una volta mollato dai capi dei sindacati - si è perfino detto "dispiaciuto" per le polemiche: ha detto che non voleva "offendere" nessuno. Certo, è troppo facile lanciarsi in un comizio contro la Chiesa davanti a 400mila persone (e milioni di telespettatori) per poi ritirare la mano quando i destinatari della "sassata" si inalberano. Troppo facile per i sindacati prendere le distanze a cose fatte. Troppo facile per gli organizzatori ribattere a Rivera (secondo cui quelle battute erano "concordate con gli autori del Primo maggio") che il presentatore andava a ruota libera. Tuttavia è un po' troppo facile anche prendersela con lui. Sarebbe giusto che l'Osservatore romano se la prendesse con gli organizzatori o - visto ciò che si vede e si legge - con certi giornali, certi programmi tv e con questa sinistra dove l'attacco alla Chiesa è quotidiano. Il clima è pesante. L'ex presidente Cossiga ieri ha segnalato perfino una dichiarazione di Romano Prodi che suona così: «Parte delle gerarchie della Chiesa Cattolica in Italia contrastano la realizzazione di parti del programma del governo di centro-sinistra». Sembra solo un alibi. Parole infelici. Ma Cossiga, che se ne intende più di chiunque altro, ha commentato: «Per chiarire la situazione e non fornire involontariamente motivazioni alle minacce contro monsignor Bagnasco, è necessario che il leader dell'Unione e presidente del Consiglio dei ministri Ro- mano Prodi chiarisca il senso e la portata della sua dichiarazione». In effetti il clima è teso e forse questo spiega la reazione anomala dell'Osservatore romano alla performance di Rivera. Parole durissime: «È terrorismo lanciare attacchi alla Chiesa. È terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell'amore... È vile e terroristico lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile. Ed usando argomenti risibili, manifestando la solita sconcertante ignoranza sui temi nei quali si pretende di intervenire». Non ricordo una reazione altrettanto dura, pur rammentando mille quotidiani attacchi alla Chiesa e al Papa. Allora le spiegazioni sono solo due. O all'editorialista dell'"Osservatore" è scappata la frizione, oppure - dopo le minacce al presidente della Cei Bagnasco e al Papa - c'è il forte timore che anche attacchi e goliardate che un tempo sarebbero passati in sordina possano alimentare - indipendentemente dalla volontà dei protagonisti - "furori ciechi e irrazionali". In effetti siamo l'unico Paese libero dove ci sono vescovi che vivono sotto scorta. La situazione dunque è allarmante. E Andrea Rivera - stando alla sua retromarcia - non ne era consapevole. Lui pensava solo di ripetere i soliti stereotipi e le banalità che a sinistra vanno per la maggiore. Lo scapigliato trasteverino poi ha aggiunto pure che «la Chiesa in cui mi ricono- sco è quella di san Francesco». A dimostrazione che in Italia il fascino del cristianesimo contagia anche gli avversari. Resterebbe solo da spiegare a Rivera (e ai tanti compagni che citano il santo di Assisi senza conoscerlo) che Francesco era mitezza e non livore, era amore a Cristo e non ecologismo neopagano, era addirittura obbedienza convintissima alla Chiesa (desiderava addirittura baciare le mani ai preti più chiacchierati come peccatori perché quelle mani comunque consacravano l'Eucaristia e perché lui stesso si diceva peccatore). La "Lettera ai reggitori dei popoli" scritta da Francesco d'Assisi è ben più "sconcertante" per le orecchie "progressiste" degli interventi del Papa e di Bagnasco: "Ricordate e pensate che il giorno della morte si avvicina" scriveva Francesco. "Vi supplico allora, con rispetto per quanto posso, di non dimenticare il Signore... Obbedite ai suoi comandamenti, poiché tutti quelli che dimenticano il Signore e si allontanano dalle sue leggi sono maledetti e saranno dimenticati da Lui. E quando verrà il giorno della morte, tutte quelle cose che credevano di avere saranno loro tolte. E quanto più saranno sapienti e potenti in questo mondo, tanto più dovranno patire le pene dell'inferno". Francesco arriva a scrivere: "Dovete dare al Signore tanto onore fra il popolo a voi affidato, che ogni sera un banditore proclami che siano rese lodi e grazie all'onnipotente Signore Iddio da tutto il popolo. E se non farete questo, sappiate che voi dovrete rendere ragione al Signore nel giorno del giudizio". Rivera e compagni sottoscrivono?

03 maggio 2007

La guerra nei messaggi di Maria

Messaggio del 10 giugno 1982(Messaggio straordinario)
Voi sbagliate quando guardate al futuro pensando solo alle guerre, ai castighi, al male. Se pensate sempre al male vi mettete gia' sulla strada per incontrarlo. Per il cristiano c'e' un unico atteggiamento nei confronti del futuro: la speranza della salvezza. Il vostro compito e' quello di accettare la pace divina, viverla e diffonderla. E non a parole, ma con la vita.

Messaggio del 21 luglio 1982(Messaggio straordinario)
Cari figli! Vi invito a pregare e a digiunare per la pace nel mondo. Voi avete dimenticato che con la preghiera e il digiuno si possono allontanare anche le guerre e persino sospendere le leggi naturali. Il digiuno migliore e' quello a pane e acqua. Tutti, eccetto gli ammalati, devono digiunare. L'elemosina e le opere di carita' non possono sostituire il digiuno.

Messaggio del 20 dicembre 1983(Messaggio dato al gruppo di preghiera)
(La veggente Jelena Vasilj racconta l’esperienza del dolore avuta in una visione, n.d.r.) Mi è apparsa la Madonna in una luce così forte che non potevo tenere gli occhi aperti. Poi ho cominciato ad avere male alla testa e un po’ alla volta il dolore si è esteso a tutto il corpo. La Madonna per due volte mi ha ripetuto: “Pregate affinchè il mio amore si estenda a tutto il mondo!” Poi aggiunse: “Tu devi conoscere le miserie di questo mondo. Stasera te le mostrerò. Guardiamo l’Africa”. E così mi ha mostrato della gente povera che costruiva case di argilla mentre alcuni ragazzi portavano della paglia. Poi vidi una madre col suo bambino che piangendo si recava presso un’altra famiglia per chiedere se avevano qualcosa da mangiare perché il suo bambino stava per morire di fame. Le risposero che non avevano più nulla, neanche un po’ d’acqua. Quando quella donna tornò dal suo bambino scoppiò a piangere e il bambino le chiese: “Mamma, sono tutti così nel mondo?” Ma la madre non gli rispose. Accarezzò il bambino che dopo poco morì. E con gli occhi pieni di lacrime la mamma disse ad alta voce: “Ci sarà qualcuno che ci ama?”. Poi mi apparve un’altra donna negra che cercava nella sua casa qualcosa da mangiare per i suoi figli ma non trovò neanche delle briciole. E i suoi numerosi bambini piangevano per la fame e si lamentavano dicendo: “Ci sarà qualcuno che ci vuol bene? Ci sarà qualcuno che ci donerà un po’ di pane?” Poi riapparve la Madonna che mi disse: “Adesso ti mostrerò l’Asia”. Vidi un paesaggio di guerra: fuoco, fumo, rovine, case distrutte. Uomini che uccidevano altri uomini. Mentre si sparava, donne e bambini gridavano e piangevano per la paura. Poi apparve ancora la Madonna che mi disse: “Ora ti mostrerò l’America”. Vidi un ragazzo e una ragazza molto giovani che fumavano la droga. Vidi anche altri ragazzi che se la iniettavano con le siringhe. Poi arrivò un poliziotto ed uno di quei ragazzi lo pugnalò al cuore. Ciò mi procurò dolore e tristezza. Allora quella scena scomparve e riapparve la Madonna che mi rincuorò. Ella mi disse che si può essere felici solo con la preghiera e aiutando gli altri. Infine mi benedisse.

Messaggio del 2 dicembre 1991(Messaggio straordinario)
Figli miei! Come mi sarebbe facile fermare la guerra se trovassi tante persone disposte a pregare e a digiunare come state facendo voi adesso.

Messaggio del 25 Dicembre 1991
Cari figli, oggi in modo speciale vi porto il piccolo Gesù perché vi benedica con la Sua benedizione di pace e di amore. Cari figli, non dimenticate che questa e' una grazia che molta gente non comprende e non accetta. Perciò voi, che dite di essere Miei e chiedete il Mio aiuto, date tutto di voi stessi, anzitutto date il vostro amore e l'esempio nelle vostre famiglie. Voi dite che Natale e' la festa della famiglia; allora cari figli, mettete Dio nelle vostre famiglie al primo posto, affinché Egli possa donarvi la pace e proteggervi non solo dalla guerra ma, anche in tempo di pace, da ogni assalto satanico. Se Dio e' con voi avete tutto, mentre quando non lo avete, siete poveri e persi e non capite dalla parte di chi state. Perciò, cari figli, decidetevi per Dio e poi riceverete tutto. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Messaggio del 25 aprile 1992
Cari figli, anche oggi vi invito alla preghiera. Solo con la preghiera e l digiuno si può fermare la guerra; perciò, cari figlioli miei, pregate e testimoniate con la vostra vita che siete miei, che mi appartenete, perché satana in questi giorni torbidi vuole sedurre quante più anime possibile. Perciò vi invito a decidervi per Dio e Lui vi proteggerà e mostrerà cosa dovete fare e per quale via andare. Invito tutti coloro che mi hanno detto di sì a rinnovare la consacrazione a mio figlio Gesù, al suo cuore e a me, così che possiamo prendervi ancor più ardentemente come strumenti di pace in questo mondo senza pace. Medjugorje è per voi tutti un invito a pregare e anche a vivere giorni di grazia che Dio vi dà; perciò, cari figli, accettate l'invito alla preghiera con serietà. Io sono con voi e la vostra sofferenza è la mia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Messaggio del 25 marzo 1993
Cari figli, oggi come mai prima d'ora vi invito a pregare per la pace: la pace nei vostri cuori, la pace nelle vostre famiglie e la pace nel mondo intero; perché satana vuole la guerra, vuole la mancanza della pace e desidera distruggere tutto ciò che è buono. Perciò cari figli pregate, pregate, pregate. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Messaggio del 25 ottobre 1993
Cari figli, in questi anni vi ho invitato a pregare e a vivere quello che vi dico, ma voi vivete poco i miei messaggi. Voi parlate ma non vivete: è per quello, figliuoli, che questa guerra dura così a lungo. Vi invito ad aprirvi a Dio e a vivere con Dio nel vostro cuore, praticando il bene e testimoniando i miei messaggi. Io vi amo e desidero proteggervi da ogni male, ma voi non volete! Cari figli, non posso aiutarvi se non vivete i comandamenti di Dio, se non vivete la messa, se non rigettate il peccato. Vi invito a diventare apostoli dell'amore e della bontà. In questo mondo senza pace, testimoniate Dio e il suo amore; e Dio vi benedirà e vi darà quello che gli chiedete. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Messaggio del 25 febbraio 1994
Cari figli, oggi vi ringrazio per le vostre preghiere. Voi tutti mi avete aiutata affinché questa guerra finisca il più presto possibile. Io vi sono vicina e prego per ognuno di voi e vi supplico: pregate, pregate, pregate. Solo attraverso la preghiera possiamo vincere il male e proteggere tutto quello che satana desidera distruggere nella vostra vita. Io sono vostra madre e vi amo tutti ugualmente ed intercedo per voi presso Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Messaggio del 25 gennaio 2001
Cari figli, oggi vi invito a rinnovare la preghiera e il digiuno con ancora più entusiasmo, affinché la preghiera diventi gioia per voi. Figlioli, chi prega non ha paura del futuro e chi digiuna non ha paura del male. Vi ripeto ancora una volta: solo con la preghiera e il digiuno anche le guerre si possono fermare, le guerre della vostra incredulità e della paura per il futuro. Sono con voi e vi insegno figlioli: in Dio è la vostra pace e la vostra speranza. Per questo avvicinatevi a Dio e mettetelo al primo posto nella vostra vita. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Messaggio del 25 settembre 2001
Cari figli, anche oggi vi invito alla preghiera, particolarmente oggi quando Satana vuole la guerra e l’odio. Io vi invito di nuovo, figlioli: pregate e digiunate affinché Dio vi dia la pace! Testimoniate la pace a ogni cuore e siate portatori di pace in questo mondo senza pace. Io sono con voi e intercedo presso Dio per ognuno di voi. E voi non abbiate paura perché chi prega non ha paura del male e non ha l’odio nel cuore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Messaggio del 25 febbraio 2003
Cari figli, anche oggi vi invito a pregare e a digiunare per la pace. Come vi ho già detto, anche adesso vi ripeto, figlioli, solo con la preghiera e il digiuno anche le guerre possono essere fermate. La pace è un dono prezioso di Dio. Cercate, chiedete e la riceverete. Parlate della pace e portate la pace nei vostri cuori. Abbiatene cura come di un fiore che ha bisogno di acqua, tenerezza e luce. Siate coloro che portano la pace agli altri. Io sono con voi e intercedo per tutti voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

23 aprile 2007

USA e aborto

La notizia:

WASHINGTON (Reuters) - La Corte suprema Usa ha confermato stamani con un voto molto contrastato il primo divieto su scala nazionale ad una specifica procedura di aborto, restringendo il diritto all'interruzione di gravidanza in una decisione su uno degli argomenti più discussi e politicizzati della nazione.
Per cinque voti a quattro, la corte ha respinto gli argomenti contrari al "Partial-Birth Abortion Ban Act" che il presidente Usa George W. Bush ha trasformato in legge nel 2003, dopo l'approvazione del Congresso a guida repubblicana.
E' la prima volta che la più alta giurisdizione del paese conferma una legge federale che vieta una pratica di aborto, da quando la storica sentenza Roe v.Wade del 1973 stabilì che le donne hanno il diritto costituzionale ad abortire.
In una sconfitta per i difensori del diritto all'aborto, la maggioranza della corte ha confermato la legge adottata dopo nove anni di udienze e dibattiti. La legge non è mai stata applicata in attesa che si esprimesse la corte.
La corte ha respinto gli argomenti secondo cui la legge doveva essere cancellata perché impone un carico non dovuto al diritto della donna ad abortire, è troppo vaga e troppo ampia.

I commenti di Barack Obama:

"I strongly disagree with today's Supreme Court ruling, which dramatically departs from previous precedents safeguarding the health of pregnant women. As Justice Ginsburg emphasized in her dissenting opinion, this ruling signals an alarming willingness on the part of the conservative majority to disregard its prior rulings respecting a woman's medical concerns and the very personal decisions between a doctor and patient. I am extremely concerned that this ruling will embolden state legislatures to enact further measures to restrict a woman's right to choose, and that the conservative Supreme Court justices will look for other opportunities to erode Roe v. Wade, which is established federal law and a matter of equal rights for women."

e di Hillary Clinton:

"This decision marks a dramatic departure from four decades of Supreme Court rulings that upheld a woman's right to choose and recognized the importance of women's health. Today's decision blatantly defies the Court's recent decision in 2000 striking down a state partial-birth abortion law because of its failure to provide an exception for the health of the mother. As the Supreme Court recognized in Roe v. Wade in 1973, this issue is complex and highly personal; the rights and lives of women must be taken into account. It is precisely this erosion of our constitutional rights that I warned against when I opposed the nominations of Chief Justice Roberts and Justice Alito."

Il "Partial-Birth Abortion Ban Act", firmato da Bush nel 2003, è una legge con cui si vieta una pratica abortiva che consiste nel far uscire il feto fino al collo, per poi praticare un'incisione alla base del cranio con delle forbici ed asportare il cervello con un catetere, facendo così uscire il feto morto. Questa barbarie è vietata in Italia dalla legge 194, ma è praticata ad esempio nel Regno Unito, dove il Royal College of Obstetricians and Gynaecology si è chiesto che differenza c'è tra questo tipo di aborto e uccidere il bambino appena è nato, ed ha quindi chiesto al parlamento inglese di legalizzare l'eutanasia per i neonati disabili.
I due "democratici", volendo difendere il diritto ai "servizi per la donna incinta", neologismo con cui Bill Clinton ha definito l'aborto nel 1993, difendono l'uccisione di 2000 bambini all'anno con questa pratica da macellai. Esattamente come Bush, difendendo il diritto degli americani alla legittima difesa, se ne frega se tra un po' ci saranno altre stragi come quella in Virginia.

18 aprile 2007

Pio XII e Hitler

Hitler satanista e l’esorcismo del Papa

Pio XII, convinto che il Führer fosse posseduto dal demonio, tentò di esorcizzarlo a distanza.

La circostanza è confermata da diverse testimonianze agli atti del processo di beatificazione

di Andrea Tornielli (30Giorni)

Pio XII in preghiera
Pare quasi di vederlo, nella sua cappella privata, con addosso la sua tonaca bianca, lisa e rammendata, le vecchie e comode scarpe nere “da riposo” che era solito portare fin dai tempi della nunziatura di Monaco. Pare di scorgerlo, con il rituale degli esorcismi aperto davanti agli occhi, mentre recita sommessamente preghiere e invocazioni per scacciare Satana dall’uomo che stava portando l’intera Europa verso la catastrofe. Pio XII, il Pontefice che un’odierna leggenda nera vorrebbe dipingere come filonazista se non addirittura amico di Adolf Hitler (lo ha fatto il giornalista inglese John Cornwell con un libro inequivocabile fin dal titolo: Il Papa di Hitler), era così poco “amico” del dittatore di Berlino da tentare di esorcizzarlo a distanza perché convinto che fosse posseduto dal demonio. La circostanza è confermata da diverse testimonianze agli atti del processo di beatificazione.
Quale fosse l’opinione di Eugenio Pacelli sul Führer era noto da tempo. Suor Pascalina Lehnert, la religiosa che lo accudiva, ha raccontato – sotto giuramento, in tempi non sospetti, quando le polemiche su Pio XII non erano ancora scoppiate – che già nel 1929, lasciando Berlino per Roma dove sarebbe stato creato cardinale e nominato segretario di Stato, monsignor Pacelli si dimostrava angosciato per il futuro dei tedeschi: «Un pensiero angoscioso turbava il nunzio alla sua partenza dalla Germania: il continuo progredire del nazionalsocialismo. Come era stato perspicace già allora nel giudicare Hitler e quante volte aveva messo in guardia il popolo tedesco dal tremendo pericolo che lo minacciava! Non gli volevano credere. Personalità di ogni ceto e di ogni classe gli fecero capire al momento del suo congedo ciò che essi attendevano da Hitler: l’ascesa e la grandezza della Germania. Una volta io chiesi al nunzio se non pensava che quest’uomo potesse avere in sé qualcosa di buono e… potesse, forse, aiutare il popolo tedesco. Il nunzio scosse il capo e disse: “Dovrei sbagliarmi di grosso pensando che tutto questo possa andare a finire bene. Quest’uomo è completamente invasato; tutto ciò che non gli serve, lo distrugge; tutto ciò che dice e scrive, porta il marchio del suo egocentrismo; quest’uomo è capace di calpestare i cadaveri e di eliminare tutto ciò che gli è d’ostacolo. Non riesco a comprendere come tanti in Germania, anche tra le persone migliori, non lo capiscano e non sappiano trarre insegnamento da ciò che scrive e che dice”».
Negli anni successivi, dopo l’elezione avvenuta nel marzo 1939, Pacelli aggravò questo giudizio arrivando a ritenere Hitler un vero indemoniato. Lo conferma, nelle deposizioni, anche un nipote del Pontefice. Così, nei momenti più bui della guerra, Pio XII tentò più volte di “liberare” l’anima del Führer dal diavolo, con tutte le invocazioni previste nel rito dell’esorcismo: «Nel nome di Gesù, satana, vattene… Tu che sei stato sconfitto nel mar Rosso da Mosè, tu che venivi scacciato da Saul grazie ai salmi cantati da Davide, tu che sei stato dannato nella persona di Giuda…».
Certo, l’esorcismo “a distanza” non ottiene quasi mai effetto. Lo ha spiegato bene padre Gabriele Amorth, il più famoso degli esorcisti tuttora in attività a Roma: «Raramente la preghiera a distanza ha un effetto liberatorio. Di per sé è possibile tentare preghiere a distanza, ma che attecchiscano è un altro discorso. Uno dei requisiti per fare gli esorcismi è infatti che la persona sia presente, e che sia consenziente. Fare esorcismi su qualcuno che non è né presente né consenziente né cattolico presenta delle difficoltà». «Non ho dubbi però» aggiunge padre Amorth «sul fatto che Hitler fosse satanista. Da questo punto di vista non mi stupisco che Pio XII possa aver tentato un esorcismo a distanza». Secondo il sacerdote, la possessione del Führer emerge dalla sua «perfidia umanamente inspiegabile: non si spiega una malvagità simile senza una forza superiore e al di fuori della natura umana».
Un fotomontaggio di Hitler
La notizia degli esorcismi “a distanza” di papa Pacelli è stata confermata dal gesuita tedesco Peter Gumpel, che segue la causa di beatificazione, durante un recente dibattito sulla figura di Pio XII che si è svolto al Collegio Capranica, al quale ha partecipato il senatore Giulio Andreotti. «Queste testimonianze agli atti del processo canonico sono coperte dal segreto» spiega Gumpel a 30Giorni. «Ce ne sono diverse che parlano dell’episodio e riferiscono che il Pontefice tentò più volte questi esorcismi. Non è un fatto da enfatizzare in sé, è soltanto un particolare. Ma è utile per comprendere che cosa davvero Pio XII pensasse di Hitler e quanto false siano quelle ricostruzioni pseudostoriche che oggi vorrebbero presentarcelo come un Papa filonazista, addirittura amico del Führer». Era invece un Papa così poco filonazista e così poco “amico” di Hitler da appoggiare direttamente il tentativo di rovesciarlo messo in atto da alcuni ufficiali tedeschi alla fine del 1939. Un vero e proprio complotto, per il quale il Papa si espose moltissimo facendo personalmente da tramite fra i congiurati e il governo inglese. Ha scritto lo storico Owen Chadwick: «Il Papa mise a rischio il destino della Chiesa in Germania, Austria e Polonia, e forse rischiò anche di più. Probabilmente rischiò la distruzione dei gesuiti tedeschi… Si fece carico di questo grosso rischio unicamente perché la sua esperienza politica vide che, per quanto questo piano andasse incontro a un verosimile fallimento, era probabilmente la sola possibilità superstite per fermare l’imminente invasione dell’Olanda, della Francia e del Belgio, per impedire infiniti spargimenti di sangue, e per riportare la pace in Europa».

Del resto questi sentimenti di avversione erano ampiamente ricambiati da parte dell’invasato “padrone” del Terzo Reich. In un rapporto datato 30 settembre 1941, il nunzio apostolico in Francia, Valerio Valeri, descrive ai suoi superiori della Segreteria di Stato il contenuto di un colloquio intercorso tra Hitler e il dittatore spagnolo Francisco Franco: «Il cancelliere del Reich aveva asserito che il Santo Padre era un suo nemico personale».

Bertinotti e Lepanto

CACCIARI, BERTINOTTI E COMPAGNI: LA TRISTEZZA DI NON CONOSCERE LA TENEREZZA DI DIO…
(Antonio Socci, 13/4/2007)

Domenica prossima [15 aprile] è la festa della Divina Misericordia, istituita da Giovanni Paolo II facendo seguito a quanto Gesù rivelò alla mistica polacca santa Faustina Kowalska. In particolare ricordo quest parole del Signore affidate a suor Faustina:
“Desidero che i miei Sacerdoti annunzino questa mia grande misericordia per le anime peccatrici. Il peccatore non tema di avvicinarsi a Me. Anche se l’anima fosse come un cadavere in piena putrefazione, se umanamente non ci fosse più rimedio, non è così davanti a Dio. Le fiamme della misericordia mi consumano, desidero effonderla sulle anime degli uomini. Io sono tutto amore e misericordia. Un’anima che ha fiducia in Me è felice, perché Io stesso mi prendo cura di lei. Nessun peccatore, fosse pure un abisso di abiezione, mai esaurirà la mia misericordia, poiché più vi si attinge più aumenta. Figlia mia, non cessare di annunziare la mia misericordia, facendo questo darai refrigerio al mio Cuore consumato da fiamme di compassione per i peccatori. Quanto dolorosamente mi ferisce la mancanza di fiducia nella mia bontà! Per punire ho tutta l’eternità, adesso invece prolungo il tempo della misericordia per loro. Anche se i suoi peccati fossero neri come la notte, rivolgendosi alla mia misericordia, il peccatore mi glorifica e onora la mia Passione. Nell’ora della sua morte Io lo difenderò come la stessa mia gloria. Quando un’anima esalta la mia bontà, Satana trema davanti ad essa e fugge fin nel profondo dell’inferno. Il mio cuore soffre perché anche le anime consacrate ignorano la mia Misericordia e mi trattano con diffidenza. Quanto mi feriscono! Se non credete alle Mie parole, credete almeno alle Mie piaghe!”

BERTINOTTI E SANTA MARIA DELLA VITTORIA

di Antonio Socci (Libero, 13/4/2007)

“Chi controlla il passato” diceva Orwell “controlla il futuro”. Per questo i comunisti sono sempre stati molto disinvolti nel riscrivere la storia a proprio uso e consumo e magari nello “sbianchettare” le immagini scomode del passato. Il presidente della Camera Fausto Bertinotti ha “rimosso” dalla sala di Montecitorio dove riceve le delegazioni una tela rappresentante la battaglia di Lepanto, quella vittoria cristiana che nel 1571 ci salvò dall’invasione turca.

Pare che Bertinotti ne fosse imbarazzato per spirito pacifista. Ma che accadeva se nessuno si opponeva ai musulmani? Lo si vede nella cattedrale di Otranto, in Puglia, dove si conservano le ossa degli 800 uomini (per primo il vescovo Stefano Pendinelli) a cui i saraceni di Maometto II, 90 anni prima di Lepanto, tagliarono ferocemente la testa, mentre i loro figli e le loro mogli finirono in schiavitù. Il 15 marzo 1570, alla vigilia di Lepanto, l’impero turco, smanioso di conquistare tutto il Mediterraneo, dichiarò guerra anche alla Serenissima invadendo Cipro, territorio di Venezia: “Nicosia” scrive Alberto Leoni “si trasformò in mattatoio dove furono trucidate con crudele fantasia 20 mila persone. I superstiti, 2 mila donne e ragazzi, vennero destinati all’harem”. E l’altra città dell’isola, Famagosta, subì lo stesso macello con il comandante, il grande Marco Antonio Bragadin, che fu torturato orrendamente. Gli tagliarono orecchie e naso e infine fu scorticato vivo: “non emise un lamento, mormorando il ‘Miserere’ fino a che il cuore cedette quando il coltello del boia era arrivato all’ombelico”. E’ la storia gloriosa di Venezia cristiana.

Non rendendo onore a questo passato, l’attuale sindaco di Venezia, Cacciari (oltretutto post-comunista), è arrivato a dichiarare che è stata la religione cristiana, non l’Islam, che “si è imposta agli altri con la violenza” (parole che fanno indignare). Queste carneficine musulmane preannunciavano cosa sarebbe capitato all’Italia se i turchi fossero riusciti a invaderla. Senza la battaglia di Lepanto e senza quella vittoria dei cristiani non ci sarebbe oggi nessuna democrazia in Italia (ma avremmo qualche sultano al potere). Senza quella vittoria cristiana non ci sarebbe neanche il Parlamento in Italia. Soprattutto – e questo dovrebbe far meditare Bertinotti – senza quella vittoria cristiana non ci sarebbe la sua poltrona di Presidente della Camera. Né la libertà di essere comunisti.

Insomma quella tela sulla battaglia di Lepanto è simbolo della libertà italiana almeno quanto la festa del 25 aprile (in entrambi i casi il Paese era sotto invasione barbarica). Si vuol forse abolire anche il 25 aprile? Hanno dichiarato che la decisione di rimuovere la tela “è stata presa in sintonia con la linea di dialogo e di pace”. Con questa filosofia pacifista Bertinotti rischia di prospettare pure l’abolizione del 25 aprile che celebra la liberazione armata dell’Italia da parte dei partigiani e degli Alleati.

Perché la vittoria militare del 25 aprile deve essere ricordata con una festa nazionale e di quella di Lepanto imbarazza perfino una tela? Forse perché la prima fu una vittoria (anche) dei comunisti, mentre quella di Lepanto fu una vittoria tutta cristiana sulla minaccia islamica. Dunque via la tela. Così – fa sapere Bertinotti – “si è voluto mandare un segnale di novità e diversità”.

E quale novità? L’ostilità anticattolica dei comunisti è una novità? E’ roba stravecchia. Arrivare a rimuovere la tela su Lepanto è un gesto di fanatismo ideologico. I comunisti ormai da tempo cercano di usare l’argomento “musulmani” in modo strumentale, per dare addosso ai cristiani. Nessun islamico aveva chiesto la rimozione di quella tela (e, nel caso, doveva rassegnarsi: ci volevano invadere! Casomai dovrebbero chiedere scusa). Per non urtare gli islamici dovremmo forse abolire la Divina Commedia (rea di parlar male di Maometto) e poi cancellare tutte le immagini sacre perché l’Islam le ritiene “blasfeme”?

Il problema in realtà è la Sinistra. Che evoca il “dialogo” con i musulmani per cancellare la memoria cristiana, ma non certo quando lancia battaglie laiciste come quella sui Dico. “Come mai”, si è chiesto padre Samir, “quando si è trattato di togliere alcuni segni visibili della tradizione cristiana (il crocifisso, il presepio, ecc…) hanno utilizzato l’argomento dei musulmani da non offendere (come se il presepio fosse un offesa per loro!), e quando si tratta di questioni così fondamentali per loro (come la famiglia e i Dico) non se ne parla?”. Questo mondo progressista “li sta strumentalizzando, utilizzandoli per confortare una sua opinione solo quando fa comodo. Questo non è rispetto, ma manipolazione”.

Peraltro “censurare” Lepanto è pure sintomo di ignoranza storica. Un celebre protagonista di quella battaglia, Miguel de Cervantes, disse che quel 7 ottobre fu uno dei giorni più grandi della storia del mondo. Lo storico Fernand Braudel scrive che “la vittoria segnò la fine di una miseria. La vittoria cristiana sbarrò la strada a un avversario che si annunziava molto oscuro e vicino. Prima di far dell’ironia su Lepanto, seguendo le orme di Voltaire, è forse ragionevole considerare il significato immediato della vittoria. Esso fu enorme”.

Lepanto è diventato un tabù per i comunisti perché ricorda 14 secoli di minaccia islamica e di tentativi di invasione dell’Europa. E perché a opporsi oggi all’aggressione islamica (che punta sempre a fare di noi l’Eurabia) sono gli odiati (dalla Sinistra) “amerikani”. Inoltre perché nel 1571 era stato il papa Pio V a coalizzare i (divisi) sovrani dell’Europa nella Lega Santa e a organizzare la difesa. E fu lui a organizzare anche un immenso esercito di preghiere con le Confraternite del Rosario. Il Papa – che seppe misteriosamente della vittoria quel giorno stesso (si dice che ebbe una visione della Vergine) – proclamò da allora il 7 ottobre “Festa della Madonna del Rosario” o anche “Santa Maria della Vittoria”.

Un evento storico clamoroso: il Papa letteralmente salvò l’Italia (e l’Europa) grazie all’aiuto della Madre di Dio. Fu una delle “ingerenze” con cui la Chiesa ha protetto da secoli l’Italia e l’Europa dall’orrore e dalla distruzione (come nelle elezioni italiane del 1948). Dev’essere questo che urta oggi i comunisti che accusano di nuovo il Papa e la Chiesa di “ingerenza”. Sì, è vero: la Chiesa ha sempre difeso l’Italia.

Proprio mentre scrivevo queste note ho ricevuto una mail da un certo “Centro culturale Lepanto” che, con toni assai polemici, afferma: “In questi ultimi tempi, le forze laiciste hanno lanciato una nuova e più grave campagna di odio contro la Santa Chiesa Cattolica ed il suo Pastore Benedetto XVI. Giornali, libri, televisioni, pellicole cinematografiche, cartelloni e spot pubblicitari rovesciano continuamente torrenti di calunnie, accuse, insulti e derisioni sul Papa, sul Clero e sull’intera Chiesa, pretendendo d’isolarla, emarginarla e metterla a tacere… Questa campagna di odio cerca d’intimidire i cattolici, spingendoli a relegarsi nel chiuso delle chiese e a rinunciare a testimoniare e difendere la Fede nella vita pubblica. E' una campagna che potrebbe preludere a quella persecuzione violenta descritta nell'ormai noto ‘terzo segreto’ di Fatima”.

Infine però gli estensori ricordano la protezione della Madonna. Certa come nel passato. Post scriptum: per il 30 aprile prossimo, festa di S. Pio V, pare che Benedetto XVI voglia promulgare il “Motu proprio” che restituisce alla Chiesa la sua grande liturgia latina, detta appunto “di S. Pio V”. Il Papa di Lepanto, che salvò l’Italia anche con la forza del Rosario. Storia da meditare anche per i cattolici.

14 aprile 2007

Ufficio delle letture di oggi

Prima Lettura
Dalla prima lettera di san Pietro, apostolo 4, 12 - 5, 14

Esortazione agli anziani e ai giovani
Carissimi, non siate sorpresi per l'incendio di persecuzione che si è acceso in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano. Ma nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo Spirito della gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi. Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida o ladro o malfattore o delatore. Ma se uno soffre come cristiano, non ne arrossisca; glorifichi anzi Dio per questo nome.
E' giunto infatti il momento in cui inizia il giudizio dalla casa di Dio; e se inizia da noi, quale sarà la fine di coloro che rifiutano di credere al vangelo di Dio?
E se il giusto a stento si salverà,
che ne sarà dell'empio e del peccatore? (Pro 11, 31).
Perciò anche quelli che soffrono secondo il volere di Dio, si mettano nelle mani del loro Creatore fedele e continuino a fare il bene.
Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce.
Ugualmente, voi, giovani, siate sottomessi agli anziani. Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché
Dio resiste ai superbi,
ma da' grazia agli umili. (Pro 3, 34).
Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, perché vi esalti al tempo opportuno, gettando in lui ogni vostra preoccupazione (Sal 54, 23), perché egli ha cura di voi. Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze di voi.
E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, egli stesso vi ristabilirà, dopo una breve sofferenza vi confermerà e vi renderà forti e saldi. A lui la potenza nei secoli. Amen!
Vi ho scritto, come io ritengo, brevemente per mezzo di Silvano, fratello fedele, per esortarvi e attestarvi che questa è la vera grazia di Dio. In essa state saldi! Vi saluta la comunità che è stata eletta come voi e dimora in Babilonia; e anche Marco, mio figlio. Salutatevi l'un l'altro con bacio di carità. Pace a voi tutti che siete in Cristo!

31 marzo 2007

Nota impegnativa dell’Onu

Lapidare i froci non è reato, e altre nefandezze con l’egida multikulti

Eccola la nota impegnativa delle Nazioni Unite, quella che provenendo dal soglio multikulti della bontà mondiale non turberà il sonno di nessuno: lapidare i froci non è reato. Alla riunione del Consiglio di Ginevra sui diritti umani, un organo ideato da Kofi Annan ma già più ridicolo della famigerata Commissione di cui l’anno scorso ha preso il posto, a settembre è stato presentato un documento di condanna della Nigeria per la mostruosa pratica di lapidazione, fino alla morte, degli omosessuali. L’ambasciatore nigeriano s’è difeso da par suo e ha spiegato ai colleghi che “la pena di morte per lapidazione contro chi compie atti sessuali contro natura è prevista dalla sharia e non dev’essere equiparata agli omicidi extragiudiziari anzi, davvero, non deve nemmeno essere considerata in questo rapporto”. La presidenza del consesso mondiale che, in teoria, dovrebbe tutelare i diritti umani ha ringraziato ed è passata ad altro, tendenzialmente a un voto di condanna nei confronti di Israele. In questa sessione sono già state approvate otto risoluzioni contro lo stato ebraico, e ce ne sono altre tre in lista d’attesa, ma non è passata nessuna critica formale ai soliti e ben noti torturatori. Questa settimana, il Consiglio ha deciso di non prendere in considerazione il peggioramento della situazione dei diritti umani in Iran e Uzbekistan. E anche l’inevitabile documento sul genocidio in Darfur (che, intanto, secondo l’Onu non è genocidio) ha evitato accuratamente di puntare il dito sul governo sudanese, viceversa il testo non sarebbe stato approvato. La solita alleanza tra macellai, dittatori e democrazie accondiscendenti continua, con l’egida Onu, a giustificare ogni abominio, compresi la violenza sulle donne nel mondo islamico, la negazione dell’Olocausto di Teheran, la tortura politica a Cuba, le bombe di Hezbollah. Alla fine di ogni intervento di questi personaggi, la presidenza del Consiglio Onu doverosamente ringrazia, malgrado le sconcezze ascoltate.
La settimana scorsa, quando il rappresentante di UN Watch ha preso la parola per denunciare queste cose, e dire che il sogno dei padri fondatori delle Nazioni Unite si è trasformato in un incubo, è successa una cosa straordinaria che vi consigliamo di andare a vedere sul sito unwatch.org. Lo spagnolo che presiedeva, dopo aver ringraziato ogni difensore dei torturatori fin lì ascoltato, si è rifiutato di fare altrettanto con il rappresentante di UN Watch, condannando il suo intervento, giudicandolo inammissibile e intollerabile. E’ la prova, non solo secondo il Wall Street Journal e il New York Sun, ma anche per una rivista progressista come Foreign Policy, che il Consiglio dei diritti umani dell’Onu “è ufficialmente una barzelletta”.
(Il Foglio - 31/03/2007)

Giovanni Paolo II contro la mafia

29 marzo 2007

Nota sulle unioni di fatto

Nota del Consiglio Episcopale Permanente a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto

L’ampio dibattito che si è aperto intorno ai temi fondamentali della vita e della famiglia ci chiama in causa come custodi di una verità e di una sapienza che traggono la loro origine dal Vangelo e che continuano a produrre frutti preziosi di amore, di fedeltà e di servizio agli altri, come testimoniano ogni giorno tante famiglie. Ci sentiamo responsabili di illuminare la coscienza dei credenti, perché trovino il modo migliore di incarnare la visione cristiana dell’uomo e della società nell’impegno quotidiano, personale e sociale, e di offrire ragioni valide e condivisibili da tutti a vantaggio del bene comune.

La Chiesa da sempre ha a cuore la famiglia e la sostiene con le sue cure e da sempre chiede che il legislatore la promuova e la difenda. Per questo, la presentazione di alcuni disegni di legge che intendono legalizzare le unioni di fatto ancora una volta è stata oggetto di riflessione nel corso dei nostri lavori, raccogliendo la voce di numerosi Vescovi che si sono già pubblicamente espressi in proposito. È compito infatti del Consiglio Episcopale Permanente «approvare dichiarazioni o documenti concernenti problemi di speciale rilievo per la Chiesa o per la società in Italia, che meritano un’autorevole considerazione e valutazione anche per favorire l’azione convergente dei Vescovi» (Statuto C.E.I., art. 23, b).

Non abbiamo interessi politici da affermare; solo sentiamo il dovere di dare il nostro contributo al bene comune, sollecitati oltretutto dalle richieste di tanti cittadini che si rivolgono a noi. Siamo convinti, insieme con moltissimi altri, anche non credenti, del valore rappresentato dalla famiglia per la crescita delle persone e della società intera. Ogni persona, prima di altre esperienze, è figlio, e ogni figlio proviene da una coppia formata da un uomo e una donna. Poter avere la sicurezza dell’affetto dei genitori, essere introdotti da loro nel mondo complesso della società, è un patrimonio incalcolabile di sicurezza e di fiducia nella vita. E questo patrimonio è garantito dalla famiglia fondata sul matrimonio, proprio per l’impegno che essa porta con sé: impegno di fedeltà stabile tra i coniugi e impegno di amore ed educazione dei figli.

Anche per la società l’esistenza della famiglia è una risorsa insostituibile, tutelata dalla stessa Costituzione italiana (cfr artt. 29 e 31). Anzitutto per il bene della procreazione dei figli: solo la famiglia aperta alla vita può essere considerata vera cellula della società perché garantisce la continuità e la cura delle generazioni. È quindi interesse della società e dello Stato che la famiglia sia solida e cresca nel modo più equilibrato possibile.

A partire da queste considerazioni, riteniamo la legalizzazione delle unioni di fatto inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo. Quale che sia l’intenzione di chi propone questa scelta, l’effetto sarebbe inevitabilmente deleterio per la famiglia. Si toglierebbe, infatti, al patto matrimoniale la sua unicità, che sola giustifica i diritti che sono propri dei coniugi e che appartengono soltanto a loro. Del resto, la storia insegna che ogni legge crea mentalità e costume.

Un problema ancor più grave sarebbe rappresentato dalla legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso, perché, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile.

Queste riflessioni non pregiudicano il riconoscimento della dignità di ogni persona; a tutti confermiamo il nostro rispetto e la nostra sollecitudine pastorale. Vogliamo però ricordare che il diritto non esiste allo scopo di dare forma giuridica a qualsiasi tipo di convivenza o di fornire riconoscimenti ideologici: ha invece il fine di garantire risposte pubbliche a esigenze sociali che vanno al di là della dimensione privata dell’esistenza.

Siamo consapevoli che ci sono situazioni concrete nelle quali possono essere utili garanzie e tutele giuridiche per la persona che convive. A questa attenzione non siamo per principio contrari. Siamo però convinti che questo obiettivo sia perseguibile nell’ambito dei diritti individuali, senza ipotizzare una nuova figura giuridica che sarebbe alternativa al matrimonio e alla famiglia e produrrebbe più guasti di quelli che vorrebbe sanare.

Una parola impegnativa ci sentiamo di rivolgere specialmente ai cattolici che operano in ambito politico. Lo facciamo con l’insegnamento del Papa nella sua recente Esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum Caritatis: «i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana», tra i quali rientra «la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna» (n. 83). «I Vescovi – continua il Santo Padre – sono tenuti a richiamare costantemente tali valori; ciò fa parte della loro responsabilità nei confronti del gregge loro affidato» (ivi). Sarebbe quindi incoerente quel cristiano che sostenesse la legalizzazione delle unioni di fatto.

In particolare ricordiamo l’affermazione precisa della Congregazione per la Dottrina della Fede, secondo cui, nel caso di «un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge» (Considerazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 giugno 2003, n. 10).

Il fedele cristiano è tenuto a formare la propria coscienza confrontandosi seriamente con l’insegnamento del Magistero e pertanto non «può appellarsi al principio del pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società» (Nota dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, 24 novembre 2002, n. 5).

Comprendiamo la fatica e le tensioni sperimentate dai cattolici impegnati in politica in un contesto culturale come quello attuale, nel quale la visione autenticamente umana della persona è contestata in modo radicale. Ma è anche per questo che i cristiani sono chiamati a impegnarsi in politica.

Affidiamo queste riflessioni alla coscienza di tutti e in particolare a quanti hanno la responsabilità di fare le leggi, affinché si interroghino sulle scelte coerenti da compiere e sulle conseguenze future delle loro decisioni. Questa Nota rientra nella sollecitudine pastorale che l’intera comunità cristiana è chiamata quotidianamente ad esprimere verso le persone e le famiglie e che nasce dall’amore di Cristo per tutti i nostri fratelli in umanità.

Roma, 28 marzo 2007

I Vescovi del Consiglio Permanente della C.E.I.


19 marzo 2007

Preghiera

Luca 11

1 Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». 2 Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
3 dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
4 e perdonaci i nostri peccati,
perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore,
e non ci indurre in tentazione».
5 Poi aggiunse: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani,6 perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; 7 e se quegli dall'interno gli risponde: Non m'importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; 8 vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza.
9 Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.1011 Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? 12 O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? 13 Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!».
Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.

Luca 18

1 Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: 2 «C'era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. 3 In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. 4 Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, 5 poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi». 6 E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. 7 E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? 8Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
9 Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: 10 «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. 11 Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. 12 Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. 13 Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. 14 Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».
35 Mentre si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto a mendicare lungo la strada. 36 Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. 37 Gli risposero: «Passa Gesù il Nazareno!». 38
Allora incominciò a gridare: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». 39 Quelli che camminavano avanti lo sgridavano, perché tacesse; ma lui continuava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 40 Gesù allora si fermò e ordinò che glielo conducessero. Quando gli fu vicino, gli domandò: 41 «Che vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io riabbia la vista». 42 E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». 43 Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo lodando Dio. E tutto il popolo, alla vista di ciò, diede lode a Dio.


Marco 11
20
La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici.21 Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: «Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato». 22 Gesù allora disse loro: «Abbiate fede in Dio!23 In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato. 24 Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato. 25 Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati».

Matteo 6

1 Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli.
5 Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6 Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
7 Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. 8 Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. 9 Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome;
10 venga il tuo regno;
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
11 Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
12 e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
13 e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.
14 Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; 15 ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

17 marzo 2007

Cina e aborto

(Questo testo è un'email che gira)

Di tutti i crimini commessi contro Dio, contro il creato e contro l’umanità questo è fra i più vergognosi! (ogni commento è superfluo)

Le immagini che seguono sono estremamente dure, però riteniamo doveroso mostrarle, perché fatti così gravi non devono passare inosservati. Il mondo deve sapere, la gente deve essere informata di quanto accade in Cina, di come possa disumanamente divenire normalità il disprezzo per la vita.

Una bimba appena nata giace morta sotto il bordo del marciapiedi, nella totale indifferenza di coloro che passano.
La piccina è solo un'altra vittima della politica crudele del governo cinese che pone il limite massimo di un solo figlio nelle città (due nelle zone rurali), con aborto obbligatorio.

Nel corso della giornata, la gente passa ignorando il bebè.
Automobili e biciclette passano schizzando fango sul cadaverino.

Di quelli che passano, solo pochi prestano attenzione.
La neonata fa parte delle oltre 1000 bambine abbandonate appena nate ogni anno, in conseguenza della politica del governo cinese.
L'unica persona che ha cercato di aiutare questa bambina ha dichiarato:
"Credo che stesse già per morire, tuttavia era ancora calda e perdeva sangue dalle narici".
Questa signora ha chiamato l'Emergenza però non è arrivato nessuno.
"Il bebè stava vicino agli uffici fiscali del governo e molte persone passavano ma nessuno faceva nulla... Ho scattato queste foto perché era una cosa terribile..."
"I poliziotti, quando sono arrivati, sembravano preoccuparsi più per le mie foto che non per la piccina..."


In Cina, molti ritengono che le bambine siano spazzatura.
Il governo della Cina, il paese più popoloso del mondo con 1,3 miliardi di persone, ha imposto la sua politica di restrizione della natalità nel 1979.
I metodi usati però causano orrore e sofferenza: i cittadini, per il terrore di essere scoperti dal governo, uccidono o abbandonano i propri neonati.
Ufficialmente, il governo condanna l'uso della forza e della crudeltà per controllare le nascite; però, nella pratica quotidiana, gli incaricati del controllo subiscono tali pressioni allo scopo di limitare la natalità, che formano dei veri e propri "squadroni dell'aborto". Questi squadroni catturano le donne "illegalmente incinte" e le tengono in carcere finché non si rassegnano a sottoporsi all'aborto.
In caso contrario, i figli "nati illegalmente" non hanno diritto alle cure mediche, all'istruzione, né ad alcuna altra assistenza sociale. Molti padri vendono i propri "figli illegali" ad altre coppie, per evitare il castigo del governo cinese.
Essendo di gran lunga preferito il figlio maschio, le bambine rappresentano le principali vittime della limitazione delle nascite.
Normalmente le ragazze continuano a vivere con la famiglia dopo del matrimonio e ciò le rende un vero e proprio peso.
Nelle regioni rurali si permette un secondo figlio, ma se anche il secondo è una femmina, la cosa rappresenta un disastro per la famiglia.
Secondo i dati delle statistiche ufficiali, il 97,5% degli aborti è rappresentato da feti femminili.
Il risultato è un forte squilibrio di proporzioni fra popolazione maschile e femminile. Milioni di uomini non possono sposarsi, da ciò consegue il traffico di donne.
L'aborto selezionato per sesso sarebbe proibito dalla legge, però è prassi comune corrompere gli addetti per ottenere un'ecografia dalla quale conoscere il sesso del nascituro.
Le bambine che sopravvivono finiscono in precari orfanotrofi.
Il governo cinese insiste con la sua politica di limitare le nascite e ignora il problema della discriminazione contro le bambine.

Alla fine, un uomo raccolse il corpo della bambina, lo mise in una scatola e lo gettò nel bidone della spazzatura.

13 marzo 2007

Darfur

IL RAPPORTO
Resta sempre in sospeso l’idea di una forza di interposizione dell’Ua. I vertici sudanesi non sono mai andati oltre un «sì» di principio, mai tramutatosi in realtà

L’Onu: «Sudan mandante dei crimini nel Darfur»

Il governo di Khartum orchestra ancora i massacriUn rapporto di sei esperti condanna il regime di al-Bashir e chiede al Consiglio di sicurezza di varare «misure urgenti» per proteggere i civili

Di Paolo M. Alfieri (Avvenire 13/3/2007)

«Il governo del Sudan ha chiaramente fallito nel suo compito di proteggere la popolazione del Darfur da crimini compiuti su larga scala. Ha anzi esso stesso orchestrato questi crimini, partecipando anche alla loro esecuzione». L'ennesimo durissimo atto d'accusa contro il regime sudanese in relazione al conflitto in corso nel Darfur è giunto ieri a Ginevra all'attenzione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Autori di un dettagliato rapporto, lungo trentacinque pagine, sono sei diplomatici ed esperti di diritti umani, appositamente incaricati lo scorso dicembre dallo stesso Consiglio nel corso di una sessione di emergenza sul Darfur, chiesta dall'allora Segretario generale Kofi Annan. «La situazione del Darfur è caratterizzata da gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani e delle leggi internazionali», si legge nel documento, che chiama in causa il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, perché intraprenda «misure urgenti» sia per quanto riguarda la protezione dei civili che per il dispiegamento di un contingente di peacekeeping nella regione. «Dovrebbero essere pienamente applicate tutte le risoluzioni adottate dal Consiglio di sicurezza dell'Onu e dal Consiglio per la pace e la sicurezza dell'Unione africana - scrivono gli esperti - comprese quelle che impongono il divieto di circolazione e il congelamento dei beni e delle risorse economiche di quanti commettono tali violazioni». La squadra che ha redatto il rapporto, guidata dal premio Nobel per la pace Jody Williams, non ha ottenuto da Khartum i visti necessari per l'accesso nel Darfur. Nonostante ciò gli esperti hanno compiuto diverse missioni nel Ciad, dove sono accampati oltre duecentomila dei due milioni di profughi fuggiti dalle violenze in corso ormai da quattro anni nell'Ovest del Sudan. «Il principale schema adottato nella regione è quello di una violenta campagna di contro-guerriglia lanciata dal governo del Sudan in collaborazione con le milizie janjaweed, che colpiscono sop rattutto i civili», si legge ancora nel documento, che cita anche gli abusi compiuti dalle forze ribelli locali. Il governo di Khartum viene peraltro accusato di arresti e detenzioni arbitrarie, nonché di aver fatto ricorso all'arma dello stupro di massa. Sulla base del rapporto reso pubblico ieri, i membri europei del Consiglio per i diritti umani, organismo creato lo scorso anno e composto dai rappresentanti di quarantasette Stati, starebbero preparando una mozione di censura contro il Sudan, ma il provvedimento potrebbe essere bloccato da diversi Paesi africani e arabi. Appena due settimane fa la drammatica situazione della regione sudanese è stata tratteggiata con toni simili dal procuratore della Corte penale internazionale, che ha chiesto l'incriminazione dell'ex segretario di Stato agli Interni del governo sudanese, Ahmed Haroun, e di un capo janjaweed, Ali Kosheib, per le loro responsabilità nei crimini commessi nella regione. Khartum, andando contro ogni rapporto internazionale, continua a negare però ogni responsabilità nella crisi in corso, i cui numeri (oltre duecentomila morti) sarebbero «ingigantiti dai media occidentali». Qualche giorno fa è stato lo stesso segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, a chiedere con una lettera al presidente sudanese, Omar Hassan al-Bashir, di accettare una forza internazionale nel Darfur. Il piano prevede una missione "ibrida" di ventimila uomini gestita in maniera congiunta dall'Onu e dall'Unione africana. L'uomo forte di Khartum non è mai andato oltre un «sì di principio» alla proposta delle Nazioni Unite. Diversa la posizione di Salva Kiir Mayardit, vice-presidente e leader del movimento sudista Splm, che si è unito alla richiesta della comunità internazionale per l'invio rapido di una forza di pace nel Darfur. Ma è il parere di al-Bashir a contare, e attualmente, da parte sua, sembra non ci siano aperture in vista.

12 marzo 2007

Lettera di Casini

Lettera aperta al Ministro della Salute sul caso del bambino abortito alla 22° settimana a Firenze e nato vivo e sano

Sig. Ministro,
i giornali di oggi (unisco copia de “La Repubblica”) riportano il caso di un aborto alla 22° settimana deciso a causa di una presunta malformazione, poi, risultata inesistente al controllo del bimbo nato vivo, ma in gravissimo pericolo di vita ovvero di malformazioni causate dalla sofferenza cerebrale dovuta alla prematurità della nascita.
Il caso drammatico non è il primo che si verifica in Italia e pone problemi di interpretazione e attuazione della legge 22/5/78 n. 194 sui quali è opportuno che intervenga codesto Ministero con apposita circolare o con proposte legislative di interpretazione autentica e, comunque, suscitando una adeguata riflessione mediante la relazione annuale al Parlamento prevista dalla citata L. 194/78.


Le questioni che il caso pone sono le seguenti:
1) l’ultimo comma dell’art. 7 della legge stabilisce che “quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto” l’I.V.G. può essere praticata solo “quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna”.
Tutti i commentatori hanno sottolineato che la “possibilità” è qualcosa di diverso dalla “probabilità”. Anche un evento che si verifica in una percentuale minima di casi è “possibile”, sebbene “poco probabile”.
Siamo a conoscenza di altri casi di sopravvivenza di feti espulsi dal corpo materno (naturalmente o a seguito di I.V.G.) alla 22° settimana.
Nel caso di Firenze la sopravvivenza (Dio solo sa quanto potrà durare) è un fatto.
L’aborto provocato era dunque illecito. Ma la questione è più generale. I grandi progressi della neonatologia, dal ’78 ad oggi, hanno anticipato di molto la “possibilità di sopravvivenza”.
Per evitare il ripetersi di altre situazioni simili a quella descritta da “La Repubblica” è necessario che codesto Ministero, consultati gli organi competenti, dia istruzioni a tutti i presidi sanitari indicando l’età gestazionale altre la quale l’I.V.G. non è più praticabile se non quando il pericolo grave riguarda la vita della madre.


2) L’art. 6 lettera b) della legge 194/78 consente l’aborto dopo i primi 90 giorni “quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna”.
Dal testo de “La Repubblica” risulta che l’anomalia del concepito non era stata accertata. Era soltanto sospettata ed era stata consigliata una ulteriore indagine, che non è stata effettuata. In tale situazione l’I.V.G. non poteva essere fatta.Vero è che sarebbe stata certificata – così dice il quotidiano – una malattia psichica, ma questa era in dipendenza dell’accertamento della malformazione. Non è stata integrata, quindi, la fattispecie descritta dall’art. 6 lett. b) L.194/78.
Al riguardo si ha frequente notizia di vicende giudiziarie nella quali a causa della nascita di un figlio portatore di qualche aniomalia i genitori chiedono al medico curante che non l’aveva diagnosticata durante la gravidanza, il risarcimento del danno per non aver potuto effettuare l’aborto. Non si ha invece notizia di casi inversi, in cui il risarcimento sia chiesto per un errore nell’aver dichiarato una malformazione in realtà non sussistente. Non se ne ha notizia perché nel caso dell’aborto l’errore non è accertabile se non con un riscontro autoptico, che non viene mai eseguito.
La conseguenza facilmente immaginabile è che il personale sanitario di fronte al dubbio di una malformazione preferisce consigliare l’aborto piuttosto che consigliare alla donna la prosecuzione della gravidanza. Ciò può far sospettare anche che gli accertamenti, in qualche caso, possono essere frettolosi.
Sarebbe pertanto opportuno disporre l’obbligatorietà del riscontro disgnostico a seguito di ogni aborto effettuato ai sensi dell’art. 6 lett. b) L.194/78 per anomalie o malformazioni del feto, con una conseguente informativa a codesto Ministero, affinchè ne possa a annualmente riferire nella relazione di cui all’art. 16 della L.194/78. Questi adempimenti sarebbero non soltanto un modo di massima responsabilizzazione del personale sanitario, ma anche uno strumento per monitorare la frequenza delle malformazioni, studiarne le cause, predisporre interventi atti a contrastarle.
Va altresì sottolineato che il citato art. 6 lett. b) esige che le anomalie o malformazioni siano “rilevanti”. I criteri della rilevanza non sono indicati. Si ha invece notizia di I.V.G. effettuate anche per anomalie di importanza assolutamente marginale e comunque riparabili con interventi terapeutici dopo la nascita o anche in corso di gravidanza. In che misura e per quali patologie può essere ritenuta la “rilevanza”? Quale ruolo può giocare la riparabilità delle anomalie? Anche su questi punti il Ministero dovrebbe svolgere un compito di orientamento e la relazione ex art 16 L. 194/78 potrebbe introdurre una significativa riflessione.
Va segnalato che nel caso in esame l’anomalia sospettata era l’atresia dell’esofago, che può essere risolta chirurgicamente, dice “La Repubblica”, nel 97% dei casi.


3) Stabilisce ancora l’ultimo comma dell’art. 7 che quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto “il medico che esegue l’intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto”. Nel caso in esame risulta che il bimbo è stato trasportato dall’ospedale di Careggi in altro presidio sanitario.
E’ giusto chiedersi se a Careggi era immediatamente possibile l’intervento di un neonatologo e se vi erano le attrezzature immediatamente disponibili per l’assistenza al bambino. E’ ovvio che la tempestività è decisiva in casi del genere e il tempo perduto nel viaggio da un ospedale ad un altro può aver pregiudicato le terapie possibili.
A prescindere dalla situazione concreta di Firenze pare che codesto Ministero possa e debba fornire indicazioni precise affinchè sia rispettato ovunque l’ultimo comma dell’art. 7 L. 194/78.


4) Sulla legge194/78 da tre decenni sono divampate le polemiche. Ma è giunto il momento di trovare l’accordo su un punto: che la nascita è preferibile all’aborto e che le istituzioni devono fare tutto il possibile per attuare questo principio. E’ quanto ha detto la Corte Costituzionale nella sentenza n. 39 del 10.02.97. Perciò è urgente una complessiva revisione del modo in cui fino ad ora la legge 194/78 è stata applicata. Si può cominciare dalla relazione prevista dall’art. 16 L, 194/78: l’auspicio è che essa non comunichi soltanto il numero degli aborti, ma dedichi la più grande attenzione ai vivi, cioè chiarisca quanti bambini sono nati nonostante il rischio di aborto durante la gravidanza e quale ruolo abbiano svolto in questa direzione i consultori, le istituzioni publiche e il volontariato privato.
Cordialmente.


Il presidente del Movimento per la Vita
Carlo Casini


N.B. L’errore nel temere di malformazioni sembra essere piuttosto frequente.
Presso la Clinica Ostetrica e Ginecologica del Policlinico Universitario A. Gemelli, in Roma è stato da anni istituito un servizio telefonico denominato “Telefono Rosso” (06.305007) che offre gratuitamente consulenza medica ed informazioni precise e corrette su eventuali rischi di malformazioni del feto. Facendo riserve di fornire documentazione dettagliata, si può attendere che in molti casi il consiglio di ricorrere alla I.V.G. dato dal medico di base è sbagliato o superficiale. Telefono Rosso vive con modesti contributi di volontari, ma è un servizio la cui dimensione di pubblico interesse e di servizio alle madri che il figlio lo vorrebbero è indiscutibile.
Un’azione di sostegno da parte del Ministero della Salute appare quanto mai necessaria.



09 marzo 2007

Informazione...

A proposito della presenza del pensiero cattolico in tv...
Riguardo al bambino morto al Mayer in questi giorni, quello abortito perché ritenuto malato e che invece era sanissimo, ieri sera al Tg1 è stato appena accennato che Carlo Casini (presidente del Movimento per la Vita) ha fatto aprire un'inchiesta per violazione della legge 194, proprio due parole senza neanche un servizio. Al Tg2 successivo hanno parlato un po' di più della faccenda, tipo 30 secondi, ma di quello che aveva da dire Casini niente.
In compenso subito dopo (al Tg1) c'è stato un bel servizio su un cane e una scimmia che sono diventati amici! Una notiziona di quelle che ci sono tutti i giorni alla fine del Tg2 delle 13, lepri malate, orsi che si perdono, cani maltrattati... con quella bella musica mielosa che strappa il cuore.
A proposito, in Italia c'è una legge che proibisce di distruggere le uova di una specie di rana in via di estinzione. Ma gli embrioni umani non sono così privilegiati.
E ai cattolici tocca difendere la legge 194.

07 marzo 2007

Siamo laici: rifiutiamo l'eugenetica

di Giuliano Ferrara (2/3/2007)

Vale davvero la pena costruire un mondo in cui la vita viene sacrificata alla ricerca senza limiti?

Sgombriamo il campo dalla devozione, sebbene non sempre si sia migliori quando in nome della libertà si accantona il sacro. Prendiamo il Papa, Benedetto XVI, come fosse un vecchio saggio che ha alle spalle una biblioteca di due millenni e l'unica vera comunità universale vivente, punto e basta. Lasciamo stare la fede, che troppo spesso viene trasformata in uno scudo per non pensare, per mettere la testa sotto la sabbia, per rassegnarsi, per compromettersi con il mondo, accettandolo com'è e facendosi accettare come non si dovrebbe essere (non è questa la lezione del monaco Enzo Bianchi e della sua differenza cristiana?).
Domanda laica: perché questo vecchio saggio insiste sulla questione eugenetica? Perché sostiene impavido, contro ogni consiglio di pacificazione pastorale o di compromesso con i tempi moderni, che «il futuro dell'umanità», e scusate se è poco, se ne sta appeso a quel che avviene nei laboratori della tecnoscienza, nella catena eugenetica della diagnosi prenatale e della fertilizzazione in vitro, dove ormai si pratica la medicina della soppressione, l'eliminazione selettiva del malato genetico come soluzione preveniva e finale?

Non gli converrebbe liberare la ragione e la coscienza dei fedeli, e del più vasto mondo secolarizzato che lo ascolta, offrendo un'intesa sorniona tra la cattolicità cristiana e gli stili di vita prevalenti? Certo che gli converrebbe. Una Chiesa del silenzio, che si chiuda alla realtà del mondo tecnoscientifico e all'abbassamento pauroso della norma morale, sarebbe festeggiata ovunque come compagna di strada di un'umanità liberata da troppi pensieri e da troppe prescrizioni oggi quasi incomprensibili.
Se il Novecento è stato il secolo dell'aborto e del divorzio, pensano in tanti dentro e fuori la Chiesa, passiamoci una pietra sopra: famiglia e riproduzione sono ormai una variante a capriccio del caso e del caos che governa il mondo. Se il XXI secolo si annuncia come il secolo in cui il dubbio diagnostico su una perfetta salute genetica decide al posto della natura della nascita e della morte di embrioni dotati di una struttura cromosomica umana unica e irripetibile, tu sì e tu invece no perché un medico decide della tua idoneità a vivere, perché c'è un catalogo di possibilità e di scelte sottoposto al libero desiderio di una coppia, facciamo finta di niente.

Pazienza se mancano centinaia di milioni di donne in Asia, eliminate con un'applicazione meticolosa dell'amniocentesi nelle politiche di pianificazione familiare; pazienza se l'immagine di noi stessi si rifletterà in uno specchio opaco, in cui vedremo piano piano il costo di una libertà separata dall'uso della ragione umana, per non dire della legge di natura, e per non tirare in ballo la legge divina.
E come complemento essenziale, facciamo della morte una decisione, magari di un comitato etico, formalizzata e prescrittiva e indolore, insomma eutanasica, invece che un fatto carico di significato. Non sarà tanto allegro, né privo di rischi, questo impadronimento totalitario del circuito del nascere e del morire da parte dell'uomo, ma tutto si può aggiustare con le consolazioni della fede privata e della cosiddetta libertà di coscienza, pensano molti cattolici.

Invece il Papa non cede. Non aveva ceduto il suo predecessore, quel pastore universalissimo che non la finiva di viaggiare, testimoniare, evangelizzare, ballare su tutti i teatri del mondo, e non cede il più appartato e mite professore di teologia che ora occupa il soglio di Pietro con il suo diverso stile, con la sua diversa misura delle cose, ma con identica, granitica perseveranza. Non è bastato, dice il Papa, liberarsi di Dio predicandone la morte. Non basta la scristianizzazione.
Il pensiero postmoderno vuole che ci si liberi anche della ragione, dei suoi vincoli logici, del suo rapporto essenziale con la realtà naturale. Per essere libera, la coscienza deve obbedire soltanto al desiderio individuale, dicono i neosecolaristi, e deve separarsi non solo e non tanto dalle tradizioni millenarie, deve scindere il suo legame con la ragione, cioè con il pensiero forte che fa della coscienza un luogo di distinzione fra il bene e il male, affidandosi alla volontà di potenza mascherata da pensiero debole.

Ma Joseph Ratzinger non ci sta. E la sua predicazione si mette in sintonia con dubbi veri, che nella società moderna si fanno largo in mezzo alla sciatteria penosa e all'indifferenza di tanta parte del sistema dell'informazione, in mezzo al faustismo minore di chi impugna la libertà di ricerca scientifica come un nuovo idolo. Così succede che nella laicissima Francia, dove anche le chiese sono proprietà dello stato dai tempi della rivoluzione contro l'antico regime, un medico ugonotto come Didier Sicard, presidente del comitato di bioetica, si mette a parlare contro la deriva eugenetica con le stesse parole usate dal capo della Chiesa cattolica.
E nascono fermenti non moralistici, non antifemminili, non ispirati a una idea oppressiva e di soggezione della vita civile, anche tra i laici. E tutti ci domandiamo se valga la pena di costruire un mondo in cui il diritto eguale alla vita, tutelato per tutti, sia sacrificato sull'altare idolatrico della ricerca senza limiti, fino alla creazione degli ibridi umanoidi, fino a quella logica diagnostica che non è più usata per curare, e per sradicare la malattia entro i limiti del possibile, ma per sopprimere il malato oltre i confini di un disegno moralmente impossibile.

02 marzo 2007

Contro la verità «ufficiale»

8 studenti spalancano la porta dell'accademia

Francesco Ognibene (Avvenire - 1/3/2007)

C'è ancora traccia di fame vera di conoscenza tra gli studenti degli atenei italiani: quella fame che non si contenta di nozioni scopo esame, né dello slalom verso il traguardo di una laurea, e neppure di una versione ufficiale delle cose, per quanto autorevole. Lo possiamo chiamare interesse per la realtà "così com'è", guardata negli occhi alzandosi al suo livello con gli strumenti della ragione non ridotta a sistema metrico-decimale. Questa fame, ogni tanto, fa prendere coraggio ai ragazzi e gli fa ritrovare la parola perduta, spingendoli a chiedere qualcosa d'altro a chi sta in cattedra, persino muovendoli a qualche critica se ciò che viene spiegato non convince, non quadra con l'esperienza che ciascuno fa.
A osare tanto sono stati otto studenti di tre facoltà scientifiche di Milano (farmacia, medicina e matematica) che qualche giorno fa, uscendo storditi da un convegno scientifico del loro ateneo sulle cellule embrionali (trattate da alcuni cattedratici intervenuti come materiale biologico sacrificabile per il bene della scienza), non hanno messo la museruola alle obiezioni su quel che avevano appena sentito. E si sono decisi a scrivere una lettera aperta a Elena Cattaneo, la docente protagonista dell'iniziativa accademica, un nome della ricerca in Italia, vicepresidente del Comitato di bioetica e dichiaratamente a favore della sperimentazione sugli embrioni umani. «Il potere e le potenzialità della scienza - hanno scritto - ci appaiono oggi come grandissime evidenze. Ma dentro questa grande avventura di conoscenza, siamo proprio sicuri che il fine giustifichi i mezzi?». E più avanti: «È possibile fare ricerca senza porsi la domanda principale: che cosa ho di fronte? Che cosa è l'embrione? È vita umana?».
Hanno scelto di non tirare a campare per un trenta in più sul libretto infilandosi in tasca queste domande e altre che invece sono lì, sottoposte a tutti - studenti e professori - lungo le due cartelle di una lettera che, debitamente volantinata co n la faccia tosta dei vent'anni, ha fatto il giro dell'università.
Evidentemente non dovevano farlo: quelle domande era inopportuno porle, comunque certo non in quel modo pubblico, non sta bene mettere in piazza i propri dubbi: potevano prendere la parola al convegno - gli hanno suggerito -, dire lì cosa pensavano, nel chiuso dell'aula: poi tutti a casa, e nessuna enfasi a questioni che riguardano chiunque fa ricerca o ambisce un giorno a lavorare per la scienza, e toccano da vicino anche l'opinione pubblica, verso la quale gli scienziati dovrebbero avere una qualche responsabilità.
Invece quegli otto ragazzi - e gli altri duecento che sino a ieri sera avevano sottoscritto la lettera, con non pochi professori - hanno scelto di spalancare la porta e far entrare aria nell'accademia. La destinataria delle domande non ha gradito: e anziché rispondere a chi, disarmato di ogni titolo e potere, le diceva semplicemente «vogliamo essere uomini che non rinunciano a scegliere, usando fino in fondo la propria capacità di giudizio», invece di mostrarsi orgogliosa d'avere forse contribuito a far sbocciare un simile piglio argomentativo, ha dichiarato con tono liquidatorio che «lo scritto degli studenti è così sommario, inaccurato e veicolato con metodi così impropri che non necessita commenti». Non meritano risposta, tornino a chinarsi sui libri che tra poco ci sono gli esami, e lascino perdere. Le domande sull'embrione, carne da laboratorio o vita umana? Le tengano per sé, ne parlino al bar tra di loro, ma ci lascino in pace. La scienza non deve render conto a nessuno, si sappia che lavora per il bene di tutti e dunque non è tenuta a dare spiegazioni pubbliche.
I ragazzi della lettera, è evidente, sono lontani dal considerare qualsiasi dietrofront, e anzi annunciano una più ampia diffusione del testo, a Milano e oltre. È il segnale che sulla frontiera della vita c'è chi ha preso molto sul serio la propria ragione, e la fa lavorare a pieni giri, senza omissioni e timidezze. Stavolta sono gli studenti a far lezione.

01 marzo 2007

Nuove frontiere della scienza...

Si superano confini finora soltanto impensabili

Sul commercio di embrioni umani un clima di sostanziale resa

Carlo Cardia (Avvenire - 28/2/2007)

Un clima di assuefazione, e di sostanziale resa a nuovi poteri, si va estendendo attorno ai temi della genetica, con il superamento di confini soltanto ieri impensabile. Dalla Gran Bretagna giunge notizia che la possibilità di alienare ovuli dietro contropartita in denaro è vicina a realizzarsi. E giunge notizia di un disegno di legge che autorizzerebbe la manipolazione genetica degli embrioni umani, per il momento a fini di sperimentazione, più avanti a scopi riproduttivi. Ciò che colpisce, diciamo pure sconvolge, non è soltanto la gravità delle prospettive che si aprono con l'abbattimento di questi confini, ma il silenzio con il quale le notizie sono accolte in parte della comunità scientifica, in tanti ambienti culturali, a cominciare dai nostri. Stanno venendo meno le ultime barriere sulle quali pure tutti sembravano d'accordo sin dall'inizio delle discussioni in materia di bioetica: il rifiuto del profitto nelle disponibilità genetiche, la condanna di principio della manipolazione su embrioni umani per migliorare la specie. Soltanto qualche anno addietro un autore di bioetica come Jean-Yves Goffi rimproverava agli antirelativisti di difendere ad oltranza determinati principi per paura della "china fatale". La china fatale consisterebbe nel fatto che, accettando alcuni compromessi, inevitabilmente si giungerebbe poi ad abusi spaventosi da evitare comunque. Dalle unioni civili si passerebbe al matrimonio e alla adozione per coppie omosessuali. Dall'eutanasia moderata si passerebbe al suicidio assistito. Dalla fecondazione artificiale si passerebbe alla manipolazione degli embrioni. Goffi negava che si sarebbe giunti a tanto. Oggi egli si trova nella scomoda posizione di chi è smentito clamorosamente dai fatti in tempo quasi reale: in pochi anni, in alcuni paesi, si è percorsa tutta la china fatale che era possibile percorrere; oggi si superano quelle colonne d'ercole che si ritenevano insuperabili. Ma in una condizione preoccupante e grave ci troviamo tutti noi, si trovano le società occidentali che assistono inerti ad un declino etico che non si arresta più. La logica del profitto, oggi per qualche centinaia di euro domani per molto di più, riduce la persona nella sua individualità più intima a merce e apre le porte a nuove forme, solo velate, di servitù degli esseri umani, della donna in particolare. La manipolazione degli embrioni, pur formalmente inibita dalla normativa europea, sarà applicata prima per qualche lieve ritocco, il colore dei capelli o degli occhi di cui parla la letteratura specializzata. Poi, come già ha annunciato dalla stampa, per avere un figlio sempre più sano, forte, intelligente. Con un senso di superiorità verso gli altri, verso coloro che sono soltanto esseri normali, con le loro debolezze e i loro limiti. Chi non è neanche normale verrà emarginato e rifiutato. Quasi la prefigurazione di una selezione della specie per i più ricchi, e per i più cinici. Nel frattempo, la coscienza si assopisce, si stemperano i valori che la ispirano e la arricchiscono, si accetta tutto ciò che la tecnica realizza giorno dopo giorno, si perde il senso di sé e della preziosità della vita. È la fine non soltanto delle concezioni religiose e trascendenti, ma di quell'umanesimo che pure ha animato e sorretto tante cose buone della modernità. Sta qui, forse, il problema vero della nostra epoca. Nell'accettare la realtà materiale e i suoi sviluppi come padrona nostra e della nostra coscienza. E nell'ascoltare quasi indifferenti le voci che si richiamano ai valori più alti, come fossero voci tra le altre voci, senza che esista più un metro di giudizio, un criterio di valutazione, una vera possibilità di scelta. C'è, invece, un'alternativa capace di smuovere il clima d'inerzia nel quale siamo immersi e di suscitare l'impegno di uomini e donne. È quella, come altre volte nella storia, di tornare a mettere al centro delle scelte culturali, di quelle legislative, la persona nella sua unicità e irripetibilità e di sostenere l a vita in tutte le sue manifestazioni come qualcosa di prezioso e di insostituibile. Si tratta di una alternativa che supera la contingenza e la quotidianità ma chiama in causa la religione, la cultura, la politica, perché riguarda tutti e investe il futuro della modernità.